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Sanitopoli, i “processi di beatificazione” in aula. Scontro Trifuoggi-Del Turco. E poi è Angelini show...

Ripreso tra le polemiche il processo sulle presunte tangenti nella sanità

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  Sanitopoli, i “processi di beatificazione” in aula. Scontro Trifuoggi-Del Turco. E poi è Angelini show...
PESCARA. E’ ripreso oggi nell’aula 1 del tribunale di Pescara il processo sulle presunte tangenti nella sanità in Abruzzo.


L’aula stracolma giustifica una udienza particolarmente attesa per le deposizioni di Angelini che è stato sentito dopo i consueti riti preliminari. Sono presenti molti degli imputati, alcuni dei quali hanno persino fatto fatica a trovare un posto libero. Sono molte le persone in fondo nella zona destinata al pubblico.
Prima di Angelini ha parlato l’ex procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, per il pool pronunciandosi su una richiesta avanzata dalla difesa di Del Turco. L’avvocato Giandomenico Caiazza (difesa Del Turco) ha chiesto di acquisire soltanto 4 telefonate intercettate nell’ambito delle indagini nelle quali parlano Giancarlo Masciarelli e l’ex manager della Asl di Avezzano Ienca che concordavano la seconda cartolarizzazione. Il giudice De Santis ha poi dato la parola al pool dell’accusa per ascoltare il parere della procura in merito alla richiesta. Dal banco centrale si è alzato Trifuoggi, come sempre alla destra dei colleghi Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio. In breve si è capito che la procura è contraria a quelle acquisizioni ma Trifuoggi ha voluto essere molto chiaro e lanciare messaggi che rimandano ad uno scenario molto più ampio.
«Non ci faremo intimidire da un altro processo, quello di beatificazione dell'imputato», ha detto con la consueta sferzante ironia Trifuoggi, riferendosi alle continue “apparizioni” su certi media, tra cui tv e giornali, tutti impegnati in una sorta di processo di canonizzazione di Del Turco, lasciando trasparire scenari e verità facilmente confutabili come quella di sentenze di assoluzioni già emesse o di prove che sarebbero cadute mentre il processo è ancora a metà ed ovviamente non c’è alcuna sentenza di primo grado.
Lo spunto è arrivato da un recente articolo de L’Unità ed una intervista al Tg5 Mediaset dove lavora il figlio Guido Del Turco
Non è la prima volta che Del Turco sceglie piazze mediatiche per difendersi e proporre teoremi e scenari (c’è stato Porta a porta, alcuni articoli de Il Giornale e servizi del Tg5, ecc) rifiutando tuttavia ogni confronto ufficiale con i magistrati e avvalendosi della facoltà di non rispondere ogni qualvolta c’è stata l’occasione di essere interrogato.
Dopo l’intervento dell’ex procuratore capo ha chiesto poi la parola Del Turco che ha risposto a tono: «ben altri processi di beatificazione ci sono stati» ha detto allusivamente riferendosi a qualcosa che è rimasto sfumato sullo sfondo ma che da anni aleggia sul processo.
Più volte l’ex governatore negli ultimi mesi ha fatto riferimenti a ‘gruppi di potere’ che lo avrebbero voluto annientare e non è un mistero l’astio accresciutosi con il tempo con il suo vice Enrico Paolini che ha collaborato con la procura fornendo documenti e dichiarazioni che hanno corroborato le ipotesi accusatorie.
«Per quattro anni sono stato oggetto di una campagna di stampa tesa ad accertare la mia presunta colpevolezza. Per quattro anni non sono mai stato citato dall'Unità e tutti conoscono le mie vicende con l'onorevole Violante», ha detto ancora Del Turco.
C’è poi stato l’intervento del presidente del collegio giudicante, Carmelo De Santis, che ha stoppato le dichiarazioni del principale imputato asserendo che le notizie di stampa non interessano e non sono inerenti e rilevanti rispetto al processo e le prove di cui si discute in tribunale.
E’ seguito poi l’interrogatorio di Angelini. La decisione del collegio sull’ammissione delle intercettazioni è previsto per oggi pomeriggio. L’udienza è ancora in corso e terminerà nel tardo pomeriggio.

ANGELINI:«PIERANGELI MI VUOLE MORTO»
E stata poi la volta dell’ascolto di Angelini che si è seduto nel banco destinato solitamente ai testimoni. Ma anche oggi -come succede spesso- sono stati molti i momenti di tensione che il presidente a fatica è riuscito a domare. Scontri, commenti, interruzioni, toni troppo alti, battutine e sferzate hanno contraddistinto anche questa udienza. Nello specifico alcune contestazioni hanno anticipato la deposizione di Angelini che è stato interrogato come parte offesa, cioè concusso e non anche come corruttore, posizione che pure riveste in questo processo. Polemiche poi proseguite anche per l’ammissione delle specifiche domande poiché non tutte sono state ammesse perché ritenute inerenti non alla specifica posizione di parte offesa.
Tra le altre cose la nuova difesa di Angelini (insediatasi meno di un mese fa) ha chiesto di poter sentire il testimone principale e suo assistito alla fine: la richiesta è stata però respinta dal presidente.
Poi l’ex patron di Villa Pini ha cominciato la sua deposizione non deludendo le aspettative e trasformandosi spesso in istrionico show-man e non lesinando sassolini che aveva in serbo da molto tempo. Non sono mancate nemmeno battute al veleno all’indirizzo dei principali imputati e dei suoi rivali storici come Pierangeli, imprenditore della sanità concorrente e a capo dell’Aiop, la associazione che comprende le cliniche private.
Angelini ha ripercorso con dovizia di particolari quanto aveva già detto sia a verbale davanti al pool dei pubblici ministeri ma anche nell’incidente probatorio dell’8 settembre 2009, dichiarazioni che fanno a tutti gli effetti parte di questo processo. Singolare la scelta di non farsi riprendere dalle telecamere, a differenza delle altre udienze quando non ha mai avuto problemi per la presenza di cameraman o fotografi.
La prima parte è stata destinata alle dazioni che Angelini ha versato a Luigi Conga, ex manager della Asl di Chieti, i cui incontri avevano spesso luogo a casa di zie di Angelini dove vi era la consegna delle mazzette (circostanza che peraltro lo stesso Conga ha più volte smentito seccamente in aula).
E’ stata poi la volta delle mazzette presunte girate al deputato di Forza Italia, Sabatino Aracu, al quale avrebbe dato «poco meno di un milione». Ma l’esponente del centrodestra ne avrebbe pretesi «almeno due». Circostanze e fatti precisi raccontati con qualche «non ricordo» ma tutte circostanze già note e agli atti.
L’ex uomo cardine della sanità ed oggi imprenditore fallito e pluri indagato ha dipinto la sua posizione di concusso spiegando seccamente come i politici fossero i potenti e lui un imprenditore e soltanto per questa sua qualità doveva pagare. Lo stesso avvenne proprio con Aracu (anche quando era all’opposizione) che tuttavia lo fece arrabbiare non poco arrivando a parlarne persino con l’ex ministro Bondi (che pure è stato ascoltato dalla procura). Ancora una volta è stata raccontata la vicenda delle “mitiche” vacanze estive a Porto Cervo tra il 2003 ed il 2005 dove molti protagonisti di questo processo si sarebbero incontrati tra c’erano Angelini, Aracu, Masciarelli ma anche l’imprenditore Giuseppe Spadaccini (arrestato nell’ambito di un altro processo).
Particolarmente interessante il contro interrogatorio dell’avvocato Caiazza che ha cercato di far emergere incongruenze e inesattezze del principale accusatore del suo assistito.
Angelini ha parlato più volte del suo nemico storico Pierangeli che voleva solo eliminarlo («ma non fisicamente») raccontando che non c’era rivalità o contrapposizione di interessi ma che questi avrebbe voluto solo vederlo sparire. Alcune domande hanno permesso ad Angelini di parlare dei crediti performing e non performing (esigibili e non) anche in questo caso lanciandosi in qualche ironica battuta sulla terminologia inglese. Alla fine ha detto chiaramente che i budget delle cliniche sono saliti grazie a Pierangeli mentre la famosa transazione voluta da Masciarelli-Domenici con la relativa autocertificazione dei crediti delle cliniche verso le Asl sarebbe stata più che un «condono tombale… una supposta tombale».
L’interrogatorio è proseguito per molti minuti in uno slalom meno noioso degli altri. L’ex imprenditore ha anche riservato un trattamento particolare per il suo ex avvocato , Sabatino Ciprietti, responsabile di non averlo difeso abbastanza e «catapultandolo in questa fossa di leoni». E’ poi seguita una pausa dell’udienza.
Al rientro -e prima dell’ulteriore pausa pranzo- il collegio ha sciolto la riserva sulla acquisizione delle intercettazioni negando l’ammissione delle telefonate Masciarelli-Ienca così come richiesto dalla difesa.
L'ultimo scorcio di deposizione è stata la più colorita. Angelini è apparso completamente sciolto e slegato dalla sua difesa che pure gli ha consigliato più volte di non rispondere ma il carattere impulsivo dell'imprenditore ha prevalso per tutta la mattinata venendo ripreso più volte dal presidente De Santis.
Angelini ha poi raccontato delle riunioni che si tenevano in Regione per la firma dei famosi contratti da stipulare con le cliniche private e che per Angelini contenevano comunque ricatti e condizioni che penalizzavano le imprese private convenzionate. Si è parlato di budget e di ricorsi che pure sono frequenti contro gli stessi contratti che mai sono stati digeriti facilmente dalle cliniche.
Angelini ha poi parlato delle pressioni subite dal gruppo vicino a Del Turco, delle condizioni che avrebbero messo al muro la ex Villa Pini anche grazie alle ispezioni regionali che avevano lo scopo solo di creare difficoltà che sarebbero poi scomparse con il pagamento delle tangenti. Angelini ha avuto paura più volte anche perchè Quarta e del Turco spesso avrebbero vantato i loro rapporti stretti con la guardia di Finanza. Angelini ha poi raccontato che in campagna elettorale Del Turco gli chiese di dire a Masciarelli di dimettersi ma poi come si sa lo riconfermò e grazie a lui si potè attuare la seconda cartolarizzazione e avviare la terza.
Ma quando parla di el Turco Angelini si agita molto, perde speso le staffe, ha una crisi di nervi placata a fatica dal giudice De Santis e poi via ancora accuse contro l'ex presidente: «è un bugiardo patologico», «lo pagavo per non essere accoppato» 
Per oggi comunque l'impegno -almeno del principale accusatore- è terminato. Se ne riparlerà alla prossima udienza. Il processo continuerà nel pomeriggio con altri testimoni.

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