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UdA, arriva dall’Aquila il nuovo dg scelto da Cuccurullo

Nominato ha già visitato i suoi nuovi uffici

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UdA, arriva dall’Aquila il nuovo dg scelto da Cuccurullo
CHIETI. «Prenderò servizio mercoledì prossimo»: così ha detto ieri Filippo Del Vecchio, proposto dal rettore Franco Cuccurullo come nuovo direttore generale della d’Annunzio.

La scelta è stata comunicata ieri al Senato accademico riunito per questo adempimento che dovrebbe chiudere la lunga telenovela della sostituzione dell’ex dg Marco Napoleone, licenziato in tronco a settembre. Ma si doveva parlare anche di altro come l’adozione delle modifiche richieste dal Ministero dell’Università sul nuovo Statuto e che sono passate.

La scelta del rettore di nominare Del Vecchio è stata motivata con il suo curriculum e con le risultanze del colloquio sostenuto con la Commissione a suo tempo istituita. Infatti Del Vecchio aveva riportato la stessa votazione di Giovanni Cucullo, l’altro candidato scelto la prima volta e poi dimessosi. A quanto se ne sa, il nuovo dg ha già firmato il contratto, è stato portato in visita all’ufficio che dovrà occupare ed ora manca solo l’approvazione del CdA dell’UdA, convocato per martedì prossimo. Superati i problemi della scelta obbligata in una terna (dopo le dimissioni di Cucullo, i nomi a disposizione erano solo due), la scelta del rettore è caduta su un candidato che già durante le selezioni era apparso tra i favoriti e tra  i più conosciuti, essendo stato per sette anni direttore all’Università dell’Aquila a fianco del rettore Ferdinando di Orio. Una collaborazione però terminata in modo burrascoso, tanto che il suo contratto non è stato prorogato e l’Università dell’Aquila lo ha sostituito con un dirigente interno «per risparmiare». A precisa domanda sulle referenze di Del Vecchio, il rettore dell’Aquila ha fatto seguire un netto «no comment» che la dice lunga sulla lacerazione di un rapporto di collaborazione durato sette anni e poi interrotto bruscamente da un’inchiesta della Procura dell’Aquila. L’indagine verte sull’affitto – ritenuto troppo oneroso - di alcuni capannoni da parte dell’università dopo il terremoto. «Servivano con urgenza locali per le lezioni – si è difeso Del Vecchio – e sono stati reperiti a prezzi di mercato. Le valutazioni inferiori dell’Ute sono arrivate dopo». L’inchiesta non è ancora conclusa, ma si è chiuso il rapporto di collaborazione tra rettore e direttore. E sembra anche che ci siano contrasti e richieste di soldi per lavoro nei giorni festivi e ferie non godute. Insomma la telenovela della sostituzione di Napoleone potrebbe registrare nuovi colpi di scena, a dimostrazione di quanto la “crisi del settimo anno” possa colpire non solo i matrimoni, ma anche le collaborazioni molto strette ai vertici delle Università.

Sebastiano Calella