TOLLO

Tollo, bonifica della discarica “cestinata” in Regione?

Dopo anni, silenzio e dimenticanze. La pratica è "archiviata"

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L'assessore Mauro Di Dalmazio

L'assessore Mauro Di Dalmazio

TOLLO. Il sospetto è che della discarica di Tollo non si interessi più nessuno. Si spiegherebbe così l'incredibile inerzia di una serie di enti pubblici.


Il fascicolo legato alla discarica velenosa semi -bonificata, giace impolverato in un armadio della direzione regionale che si occupa di rifiuti e discariche coordinata da Franco Gerardini.
Si tratta dell'area dell'ex Fornace Gagliardi che da anni accoglieva veleni e scorie di ogni tipo, meta di traffici di rifiuti tossici che molte aziende hanno deciso di regalarci per sempre. Possibile che della bonifica dei veleni che potrebbero aver sparso morte non si occupi più nessuno?
Il disinteresse sembra essere la prima causa dell'inerzia e per questo è anche difficile dire se vi siano o meno soldi per completare il trasporto dei rifiuti e smaltirli così come prevede la legge.
Se nessuno cerca i soldi questi non si trovano e finora nessuno ha avuto il coraggio di riesumare la storia, forse vecchia, e di sicuro è più facile addebitare responsabilità alle "passate amministrazioni".
In passato, fiumi di denaro sono stati stanziati dalla Regione (300 milioni di lire nel 2000, 587 mila euro nel 2007) per una bonifica del sito lasciata a metà. L’ultima parte dei lavori, quelli che prevedono il trasporto di 337 sacconi contenenti materiali altamente tossici, non è stata portata a termine.
Sembrerebbe che la stessa Regione nel 2008 abbia previsto nuovi finanziamenti per risolvere, tra le tante, anche la questione Tollo. Soldi che poi sarebbero stati totalmente impiegati per coprire altri buchi di bilancio e spostati lì dove serviva. La sanità?
Oggi, però questa discarica sembrerebbe assente dai programmi di intervento, perché i fondi Por, destinati alla bonifica di discariche pubbliche, non si rivolgono a siti come quelli dell’ex Fornace Gagliardi. Dunque problema irrisolvibile?
I big bags che contengono materiali tossici giacciono nella ex discarica in un capannone in sicurezza “provvisoria”. Uno status che richiede controlli, monitoraggi ed un termine transitorio di giacenza. Chi assicura che i contenitori abbiano retto all’usura del tempo? La Regione dice che nessuno da Tollo ha segnalato un deterioramento dei sacchi, ma è pur vero che se nessuno controlla, nessuno segnala.
L’ assessore all’ambiente del Comune di Tollo, Luigi Tiberio descriveva così gli interventi per il deposito dei sacconi: «è stato fatto un rialzo del piano», raccontava a PrimaDaNoi.it ,«su cui c’erano i sacchi, appunto per metterli più al riparo da un’esondazione del fiume. Poi, sono stati posti doppi teli di polietilene sui big bags in modo da impermeabilizzarli. Intorno è stato fatto un recinto che dovrebbe rendere la zona inaccessibile».
Oggi c’è chi si chiede se una “dimenticanza” della politica possa giustificare, a distanza di tempo, l’abbandono di «alluminio, azoturo, piombo, arsenico, mercurio, tallio in concentrazioni elevate, ammoniaca e cloruri eccedenti la norma».
Strano come in questo caso non vi sia stato un forte movimento popolare e di comitati che abbia tenuto alta l'attenzione su questo incredibile scandalo, seguito solo a quello del processo finito con molte prescrizioni.