IL CASO

Casse vuote al Comune di Chieti: l’opposizione incalza e chiede risposte

Scoppia il caso portato alla luce da PrimaDaNoi.it ma l'amministrazione tace

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Casse vuote al Comune di Chieti: l’opposizione incalza e chiede risposte
CHIETI. «Come minimo si impongono le dimissioni dell’assessore al Bilancio Roberto Melideo, quello che assicurava che i conti del Comune erano in ordine, che andava tutto bene e che stava risanando le casse: non basta un semplice mea culpa».

 
E’ questa la richiesta del consigliere comunale Silvio Tavoletta, Fli, dopo la diagnosi impietosa degli Ispettori del Ministero sullo stato di pre-dissesto del Comune e sulle gravi criticità del bilancio comunale. Ma non finisce qui: «Il sindaco non ha tutte le colpe, ma prenda atto della debolezza della sua squadra di assessori e dell’incapacità di questa amministrazione di gestire il Bilancio, il personale, le diverse pressioni dei suoi consiglieri politici – aggiunge Tavoletta – e noi saremo disponibili a collaborare per uscire da questa situazione drammatica. Ricordo però che quando noi di Fli lo avevamo detto, il Pdl ci ha cacciato, dimostrando di essere un partito dove si vota per ordini dall’alto senza essere messi in condizione di comprendere cosa si sta votando». Anche il Pd tuona dall’opposizione contro questo “annuncio” di dissesto, dopo aver trovato conferma delle sue posizioni critiche contro la gestione amministrativa del Comune: in effetti la relazione ispettiva ministeriale ricalca sia il ricorso al Tar a suo tempo presentato dallo stesso Pd contro l’ultimo Bilancio sia la diagnosi dei Revisori dei conti che già un anno fa, e forse anche prima, avevano lanciato l’allarme – inascoltato e beffeggiato – sulle irregolarità di molte scelte dell’amministrazione.
Il Pd però aspetta fiducioso l’udienza del Tar prevista per l’8 marzo. Invece la certificazione degli Ispettori del Ministero sullo stato comatoso dei conti al Comune di Chieti ha gettato nel panico la maggioranza di centrodestra, che all’improvviso scopre di aver chiuso gli occhi su un disastro annunciato. E che altrettanto all’improvviso tace a quattro giorni dalle anticipazioni di PrimaDaNoi.it, poi riprese da altri: nessun comunicato, nessuna dichiarazione, nessuna presa di posizione, mentre crolla l’impalcatura su cui era poggiata la gestione del Comune targato Pdl. Sotto accusa non solo l’uso e l’abuso delle spese decise utilizzando residui attivi forse nemmeno più esigibili, ma anche l’incapacità di riscuotere i tributi comunali ed il continuo ricorso alle anticipazioni di cassa, che tra l’altro hanno un costo come tutti gli scoperti bancari. La relazione del Ministero punta il dito anche contro i 3 mln di debiti fuori bilancio (il lodo arbitrale con la Neturbà nel 2006, una serie di lavori nel 2010), i crediti concessi alle partecipate (recentemente 600 mila euro a Teate servizi, ma anche 350 mila euro al Teatro Marrucino nel 2006, entrambi mai restituiti) e contro i continui pignoramenti presso il Tesoriere per debiti non pagati. Un trend quest’ultimo – dice la relazione ministeriale – in forte aumento e che rischia di far saltare i conti. In sostanza, conclude la relazione ispettiva, «a prescindere dalle specifiche criticità evidenziate, sulle quali si attendono chiarimenti da parte dell’Amministrazione, si segnala come il sistema di gestione organizzato presso l’Ente verificato appaia poco efficace in termini d’indirizzo dell’attività dei principali soggetti esterni di cui si avvale ai fini del raggiungimento dei propri obiettivi istituzionali. La stessa attività di controllo, sia sull’utilizzo delle risorse trasferite questi soggetti sia su quelle che debbono affluire alle casse pubbliche (in primis il concessionario della riscossione) è risultata lacunosa ed ha contribuito, in quota parte, a determinare l’attuale critica situazione».
Si consiglia perciò, concludono gli ispettori, l’applicazioni delle leggi sulle spese, sul personale e sulle società partecipate per evitare oneri impropri e costi occulti a carico del bilancio. In realtà questo consiglio autorevole e molto semplice qualcuno della maggioranza lo aveva già dato al sindaco. Come, ad esempio, di affrettarsi a presentare un piano industriale per Teate servizi che invece ritarda, quasi a spiegare i contrasti interni che il sindaco Umberto Di Primio è costretto a mediare. E così, invece di potenziare la riscossione, si vivacchia sulla salvaguardia dei posti di lavoro per la manutenzione, secondo un’ottica ragionieristica dal respiro corto. Forse è tempo per il sindaco di scrollarsi di dosso tante tutele che finora lo hanno bloccato nelle scelte e nel rimpasto più volte annunciato e lo hanno portato all’immobilismo. E al disastro contabile.

Sebastiano Calella