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Il Tar respinge il ricorso di Napoleone contro il silenzio-inadempimento dell’UdA sui suoi contratti

Ecco le motivazioni della sentenza di primo grado

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Marco Napoleone

Marco Napoleone

CHIETI. Il Tar Pescara ha respinto il ricorso dell’ex dg Marco Napoleone che chiedeva di condannare il «silenzio-inadempimento» dell’UdA sui suoi contratti.

Cioè “l’inerzia” del rettore Franco Cuccurullo e del Cda che gli hanno consentito – pur senza titolo - di dirigere l’università dal 25 ottobre del 2006 al 29 settembre 2011. A quella data risale infatti la prima delibera del CdA che riteneva inesistente il rapporto di lavoro con l’ex dg. Nello stesso ricorso Napoleone chiedeva infatti anche l’annullamento di tutte le delibere contrarie all’approvazione del suo contratto e del decreto del rettore che lo aveva licenziato in tronco. Su questo secondo aspetto il giudice amministrativo ha ritenuto di non doversi esprimere, vista la concomitanza di altri ricorsi al Tar sullo stesso argomento e della causa di lavoro in corso al Tribunale. E prima di entrare nel merito della vicenda, il Tar Pescara ha anche assolto la scelta dell’Università che in forza della sua autonomia può decidere di pagare un avvocato invece di chiedere il patrocinio gratuito dell’Avvocatura dello Stato. Sul silenzio-inadempimento, secondo il Tar, «il ricorso, invero, si prospetterebbe improcedibile» avendo il CdA dell’Università deliberato di confermare a novembre la delibera consiliare di settembre circa la presa d’atto della inefficacia dei contratti stipulati con Napoleone dall’1.1.2007 al 31.12.2009 e dall’1.1.2010 al 31.10.2012), «non essendo detti contratti osservanti delle norme di legge e, pertanto, suscettibili di approvazione».
Tradotto, potrebbe significare che il ricorso non era nemmeno proponibile perché i contratti erano così poco in linea con le leggi che non potevano proprio essere approvati. Quindi sul piano della legittimità il procedimento amministrativo si è «chiaramente esaurito non potendosi pretendere, come sembra ipotizzare l’interessato, l’approvazione automatica e vincolante dei due contratti, essendo nella valutazione del CdA anche la possibilità della non approvazione, con richiamo delle rilevate violazioni normative».
 Del tutto improprio, infine - conclude la sentenza – è pensare che ci sia «un concreto rilevante interesse pubblico al ripristino di una situazione di legalità effettiva, che non può non involgere la posizione del dipendente ed il suo rapporto fiduciario con l’Università».
 Se le spiegazioni risultano un pò criptiche per i non addetti ai lavori, la conclusione è invece molto chiara: «il ricorso, che presenta aspetti di inammissibilità ed improcedibilità, va respinto essendo comunque infondato».
Per l’ex dg - alla ricerca di una legittimazione ai suoi 5 anni di lavoro all’UdA - la via del Tar appare finora in salita.
Sebastiano Calella