I DANNI DELLA NEVE

Neve, danni a centinaia di alberi. Come intervenire?

«Un albero ben potato non subisce mai gravi danni da neve»

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Neve, danni a centinaia di alberi. Come intervenire?
ABRUZZO. Le nevicate straordinarie ed inattese hanno causato danni ingenti all’intero territorio abruzzese sia agricolo che urbano.


Copiosi sono stati gli alberi caduti a terra che sotto il peso della neve hanno ulteriormente indebolito il fragile ecosistema del paesaggio urbano, così faticosamente costruito negli anni.
Per ogni albero adulto caduto o gravemente danneggiato, il danno economico può essere stimato in 5-10.000€ per alberi medi, fino a 15-25.000€ per alberi adulti. A questi vanno aggiunti i costi per le eventuali sostituzioni (rimozione di tronchi, rami, radici, acquisto e posa in opera di nuove alberature), per un importo stimato di 500 euro a 1.000 euro ciascuno ma anche i costi per gli eventuali danni causati dagli schianti su auto, recinti, linee elettriche, linee telefoniche.
«Un albero ben potato non subisce mai gravi danni da neve», spiega Luigi Giannangelo del Conaf, consiglio nazionale Agronomi e Forestali “Commissione Verde Urbano”.
«Fra gli alberi maggiormente danneggiati sotto il peso della neve, vi sono i Pini domestici (Pinus pinea), alberi maestosi, sempreverdi, presenti ovunque nei viali, nei parchi e nei giardini (pubblici e privati) e dominanti nel paesaggio mediterraneo costiero. Questi alberi sempreverdi, avendo una chioma espansa con portamento ad ombrello, offrono una maggiore resistenza alla caduta della neve. I loro lunghi rami cedono facilmente sotto il peso della neve quando non sono potati ad arte o affatto. In molti altri casi i danni gravi sono rappresentati non solo dalla caduta dell’intero albero ma anche dal solo cedimento di grossi rami (branche), che a volte rimangono penzolanti. Questi, di solito, vengono immediatamente rimossi in “tutta fretta”, spesso anche da mani inesperte, con l’intento di rimuovere uno stato di imminente pericolo e con esso vengono tagliati anche altri rami integri per ricreare simmetria ed equilibrio estetico dei rami».
Così facendo, non si tiene conto, spiega Giannangelo, che il pino domestico (Pinus pinea), essendo una conifera sempreverde sprovvista di gemme avventizie, «non può ricostruire la nuova chioma eliminata, e quindi non può essere potata come una normale caducifoglia (tiglio, acero, pioppo, ecc.). Pertanto, una drastica asportazione di grossi rami (branche), può portare il pino anche alla morte o ad un grave deturpamento estetico».
Come intervenire? «Meglio non improvvisare. E’ necessario che tali interventi di potatura vengano valutati caso per caso da esperti ed eseguiti da qualificati giardinieri, sia per le necessarie competenze tecniche, sia per il valore economico del bene sul quale si interviene e sia per il rischio di possibili cadute dall’alto durante i lavori di potatura».
Dopo un grave danno da neve si possono eseguire: interventi straordinari di potatura di risanamento, allo scopo di rimediare ad una situazioni eccezionali come lo scosciamento o la rottura di cimali e branche dovuta ad eccessivi carichi nevosi e tempeste di vento; interventi di abbattimento, nei casi più gravi, ove sia compromessa la stabilità futura dell’albero, provvedendo direttamente alla sua sostituzione.
«Tuttavia, meglio non farsi trovare impreparati», continua Giannangelo, «ed adottare preventivamente, sui pini adulti, interventi ordinari di “diradamento, spuntatura e cimatura non eccessiva”, con turni ogni 5-6 anni, alternando, ogni 2-3 anni, con potature di “rimonda e spalcatura di rami secchi”. Purtroppo la mancanza cronica di finanziamenti per la gestione e la manutenzione competente del verde, l’utilizzo di potatori improvvisati, unitamente agli stravolgimenti climatici, rischia di far scomparire il verde pubblico ed innescare il suo declino. Si dimentica molto spesso che il verde urbano, sia pubblico che privato, ha una funzione igienico-decorativa e culturale, che si riflette sul paesaggio, sull'immagine e la vita stessa della città. Ma, per la Regione Abruzzo, si riflette anche sull'economia dell'intera collettività, imperniata sulle turismo montano e balneare».