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UdA, ancora un ricorso contro la nomina del nuovo direttore

Il Tar sposta di un mese il ricorso contro il nuovo dg

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 UdA, ancora un ricorso contro la nomina del nuovo direttore
CHIETI. Ennesimo ricorso al Tar per la nomina del nuovo direttore generale della d’Annunzio ed ennesimo rinvio.

Nessuna sospensiva, ma se ne riparlerà tra un mese perché dopo le dimissioni del nuovo dg nominato dall’UdA, il ricorso va notificato anche agli altri due componenti della terna che potrebbero essere scelti per quell’incarico.
Ieri dunque si doveva discutere la sospensiva chiesta da Daniela Rapattoni, una candidata esclusa fin dalla prima selezione, la quale eccepiva la regolarità del bando per ricercare un nuovo dg e soprattutto l’irregolarità delle procedure adottate dalla commissione sia per la valutazione in generale sia per la formazione della terna di candidati da cui poi il rettore ha scelto Giovanni Cucullo. Che però si è dimesso al momento di prendere servizio. Proprio questo fatto nuovo sopravvenuto ha obbligato il Tar a “sospendere la sospensiva” per la necessità di integrare il contraddittorio con gli altri due candidati.
 I quali, tra l’altro, potrebbero non avere nessun interesse a continuare il contenzioso, uscendo dalla terna e non presentandosi al Tar. Il che complicherebbe ulteriormente per l’UdA la soluzione per la sostituzione di Marco Napoleone, anche lui in attesa di un’altra sospensiva chiesta al Tar e di una sentenza ancora sospesa e che riguarda l’eventuale “inadempimento” del rettore. Ci sono voluti infatti due anni per annullare il contratto che ha consentito a Napoleone di dirigere la d’Annunzio. Neve permettendo, all’UdA se ne riparlerà nel Senato accademico convocato per martedì prossimo. Nelle pieghe di questa lite amministrativa infinita, c’è una questione che viene largamente dibattuta su tutte e sulla quale l’università punta molto: il bando di ricerca del nuovo dg – secondo i suoi avvocati – non è di competenza del Tar, perché non si è trattato di un concorso, ma della formazione di una graduatoria. Esattamente opposta la tesi dell’avvocato Pierluigi Pennetta, secondo il quale il Tar già si è espresso sull’argomento e quindi si ritiene competente. Ma il fatto nuovo di ieri è forse un altro: a sorpresa il ricorso della d’Annunzio è molto corposo. Ben 51 pagine di argomentazioni per illustrare la correttezza dell’operato della commissione che non avrebbe valutato di più il curriculum della Rapattoni solo perché presentava esperienze lavorative nel settore privato e non nell’amministrazione pubblica. Ampio spazio viene infatti dedicato all’esame del curriculum della Rapattoni, che in alcuni punti viene messo in dubbio. Si tratta di un’operazione che forse toccava alla Commissione per tutti i candidati e non solo per chi ha presentato ricorso «perché il colloquio finale  sarebbe stato oscuro». «Non è vero niente - replicano gli avvocati UdA nel ricorso - indicare nei verbali solo il voto e non il contenuto dell’esame (cioè in modo sommario le domande e le risposte) è previsto da molte sentenze, perché il voto è riassuntivo del colloquio e della valutazione complessiva».
Sebastiano Calella