RICOSTRUZIONE

L’Aquila, approvato il piano di ricostruzione da 5 miliardi

La Destra: «mancata la partecipazione dei cittadini»

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 L’Aquila, approvato il piano di ricostruzione da 5 miliardi
L’AQUILA. Il Consiglio comunale ha approvato la delibera relativa al Piano di Ricostruzione per la città dell’Aquila e per le frazioni.


Un piano da 5 miliardi di euro: La stima di massima dei costi, (edilizia privata, pubblica, di culto, spazi pubblici, rete e supporto attività di costruzione) parla di poco più di 3,4 miliardi di euro per il capoluogo e altri 1,7 miliardi per le frazioni.
Sono stati 24 i voti favorevoli e 4 gli astenuti: Luigi D'Eramo de La Destra, Emanuele Imprudente di Mpa, Enzo Lombardi di Fi e Corrado Angelo Sciomenta del gruppo misto.
Il piano, che prevede un impegno di circa 5 miliardi euro, si configura come uno strumento programmatico ed economico, e definisce gli obiettivi strategici della ricostruzione, prevedendo un’ intesa con il commissario e il presidente della Provincia, in riferimento alle materie di rispettiva competenza. Assicura la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell’abitato e si propone di facilitare il rientro delle popolazioni nelle abitazioni danneggiate dal sisma.
Riguarda l’insieme dei centri storici, sia quello del capoluogo (168 ettari), sia quelli delle 49 frazioni (235 ettari), che si estendono per una superficie di 403 ettari. La priorità dell’emergenza aquilana è avvalorata dai dati sulla popolazione: gli abitanti dell’intero cratere, alloggiati fuori dalle proprie abitazioni, sono 34mila 670, di cui oltre l’80 per cento, vale a dire circa 28mila 533 persone, risiedono nel Comune dell’Aquila (tra queste 10mila risiedevano nel centro storico del capoluogo). La città dell’Aquila nel 2009 aveva una popolazione pari a 72mila 988 abitanti. Le persone alloggiate fuori dalle proprie abitazioni sono pertanto, ad oggi, circa il 40 per cento.
«Il modello per la ricostruzione - ha spiegato l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano - si basa su un approccio che privilegia, quando possibile, il piano regolatore vigente, evitando il ricorso esclusivo a una pianificazione separata».

4 LINEE DI INTERVENTO
Le linee di intervento sono quattro. Innanzitutto il centro storico torna ad essere il cuore della vita sociale, attraverso l’attivazione immediata degli interventi privati, l’innalzamento dei livelli di sicurezza antisismica, la riqualificare delle aree verdi e dei servizi e il rilancio del tessuto socio economico e produttivo.
Altro aspetto importante è il rilancio economico, puntando su Università e formazione, industria hi-tech e innovazione, turismo e cultura. Infine si prevede di ampliare e migliorare i servizi delle strutture comunali preposti alla ricostruzione.
Tra i contenuti del Piano ci sono gli adempimenti preliminari, come la perimetrazione, la definizione degli ambiti di ricostruzione, l’emanazione degli avvisi pubblici per la presentazione delle proposte di intervento, la verifica preliminare delle stesse e l’identificazione degli aggregati edilizi, circa 2mila in un territorio di oltre 400 ettari.
Il Comune ha già avviato le procedure di approvazione di proposte di ricostruzione di interi ambiti territoriali tra cui, il Piano per la Ricostruzione di Onna, finanziato dall’Ambasciata tedesca, quella perla ricostruzione di Tempera, a cura dell’Università di Camerino, e quello per la Ricostruzione di Bagno, realizzato dall’Istituto universitario di Architettura di Venezia. Il Piano prevede anche le proposte per l’elaborazione di progetti strategici di iniziativa pubblica e privata. 

I «PROGETTI STRATEGICI»
I progetti strategici di iniziativa privata sono quelli dei quartieri Banca D’Italia in via XX Settembre, Santa Croce, piazza della Lauretana, Valle Pretara, Porta Leone, Borgo Rivera, S. Andrea - Campo di Fossa. Quelli, invece, di iniziativa pubblica sono: il polo universitario che sorgerà nella zona dell’ex ospedale San Salvatore, il complesso scolastico polifunzionale che verrà realizzato nella caserma “Francesco Rossi”, l’area ex ospedale di Collemaggio, la sede unica uffici comunali, la zona del viale della Croce Rossa, il cosiddetto Polo del Welfare e i progetti legati alle mura medievali, a Piazza d'Armi e ai parchi urbani. Per le frazioni sono mille le schede con proposte di intervento. Sono stati inoltre identificati circa 2mila aggregati, di cui 340 nel capoluogo e mille e 156 nelle frazioni.
Il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti ha proposto di intervenire successivamente sul testo con disposizioni relative al riconoscimento di una priorità per il cosiddetto asse centrale (piazza Battaglione Alpini – piazza Duomo – corso Federico II e strade e piazze limitrofe), attraverso la pratica del silenzio assenso a sessanta giorni e il sistema dell’appalto unico, da concordare eventualmente, come ha spiegato Benedetti, con l’Associazione nazionale dei costruttori edili.

D’ERAMO: «NON C’è PARTECIPAZIONE»
D’Eramo, che si è astenuto, sostiene però che sia mancata in Consiglio la rappresentanza delle categorie cittadine e ha bollato il piano come «nebuloso e inefficace»: «la sinistra non applica i criteri di partecipazione». Il consiglieri sostiene inoltre che la ricostruzione del centro storico sia stata «lasciata al caso e all’iniziativa del singolo, senza sostegno e guida dell’Amministrazione comunale e priva di una visione d’insieme, reale e futuribile della città». «In questa riunione di Consiglio – ha detto - dovevano essere invitate le rappresentanze degli ordini, delle professioni e delle associazioni con le quali confrontarci. La sinistra si riempie la bocca di partecipazione e poi non la applica mai. A distanza di 3 anni dalla disgrazia avrei voluto vedere il Comune “firmare” un impegno con gli Aquilani mettendo, nero su bianco, date e tempi certi». Scettico anche Corrado Angelo Sciomenta (anche lui astenutosi) che ha parlato di una approvazione «frettolosa». Enzo Lombardi ha denunciato invece la mancanza di «consapevolezza» di quello che si è andati a votare. Un problema decisamente grave vista l’importanza del provvedimento adottato.