INCHIESTE & RIFIUTI

Pastore (Pdl):«la procura antimafia intralcia lo smaltimento dei rifiuti»

Il sindaco di Giulianova, Mastromauro: «sono sereno»

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Andrea Pastore

Andrea Pastore

PESCARA. Il senatore Andrea Pastore attacca la procura aquilana, titolare della nuova indagine sui rifiuti che vede 16 persone iscritte nel registro degli indagati.

La mossa non è di quelle che non ti aspetti. Il parlamentare del Pdl, membro della commissione d’inchiesta sulla mafia e presidente della commissione sulla semplificazione, non è la prima volta che attacca l’operato dei giudici. Lo aveva fatto già un anno fa: si parlava sempre di rifiuti (e dell’inchiesta Re Mida) e all’epoca Pastore sosteneva che l’indagine fosse debole e pronta a sgonfiarsi «come un sufflè». In quel frangente si era speso per difendere i senatori del Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, entrambi indagati (il Popolo delle Libertà, diceva, non è una «banda del malaffare. Chi ha sbagliato paga personalmente ma questo è un partito di persone oneste e trasparenti. Siamo rispettosi della magistratura ma esigiamo rispetto»).

Oggi il senatore si muove in difesa di Guglielmo Lancasteri, amministratore della Attiva, tra i 16 indagati: «della sua onestà e correttezza nessuno può dubitare». L’ipotesi accusatoria è quella di traffico illecito di rifiuti e a ricevere l’avviso di garanzia sono stati sindaci, ex sindaci del Teramano, titolari di cariche presso aziende che si occupano di rifiuti.

Il senatore del Popolo delle Libertà avanza, però, i propri dubbi sull’operato della procura dell’Aquila mettendo in relazione questa inchiesta con altre vicende giudiziarie partite dagli uffici del capoluogo di regione che riguardano il territorio pescarese.

Pastore, che non vuole «entrare nel merito delle motivazioni di questa informazione di garanzia», parla di addebiti «che paiono assolutamente generici» e di «discutibili collegamenti tra indagati». Il senatore del centrodestra si domanda se le attività di indagine non «ostacolino di fatto attività di normale gestione di un settore sensibile il cui mancato o inadeguato svolgimento può procurare alla nostra comunità danni enormi anche di carattere sanitario».
Un dubbio che aumenterebbe ancor di più, fa notare il parlamentare, se si considera che «i pescaresi ancora provano sulla loro pelle quanto l’iperattivismo della Procura dell’Aquila, esaltato dalle complicate e dolorose vicende collegate al terremoto di due anni fa, abbia impedito, e tuttora impedisca, la risoluzione del problema del Porto di Pescara».

E il riferimento è alle analisi che riguardano le sabbie del porto (nella vicenda-incubo del dragaggio)  «che sono oggetto di approfondite e fondate contestazioni da parte degli Organi istituzionalmente preposti al controllo dell’ambiente», che contrastano con quelle dell’Arta Abruzzo. Per la procura aquilana (e per il laboratorio di Brescia che effettua materialmente i rilievi) nei fanghi del dragaggio vi sono «rifiuti pericolosi» ed è scattato così il sequestro della draga e il blocco dei lavori.

Per l’agenzia regionale, invece, le concentrazioni di Ddt e contaminanti «sono bassissime» (il Ddt sotto lo 0,1 per cento) e «non si tratta di rifiuti» e anche se fossero rifiuti «non sarebbero pericolosi». Ma Pastore collega, oggi, questa vicenda anche a quella «analoga sotto tanti aspetti» che alla vigilia della scorsa estate ha interessato il ripascimento del litorale sud della città con la presenza degli stessi attori principali tranne che per la sede della procura, allora di Pescara ed oggi dell'Aquila.   «Nasce, quindi, il giustificato timore», sostiene il senatore, «che, anche in questo caso, si stia procedendo, consapevolmente o inconsapevolmente, ad una oggettiva pressione psicologica, della quale gli autori sanno, comunque di non dover mai rispondere. O forse qualcuno pensa che le chiavi della città di Pescara debbano essere consegnate alle procure abruzzesi?»

MASTROMAURO: «NON HO RICEVUTO NULLA»

Sereno in queste ore il sindaco di Giulianova, Francesco Mastromauro, che annuncia di non aver ricevuto ancora nulla e di aver appreso dell'avviso di garanzia dagli organi di informazione. «Si tratta comunque di un atto dovuto», commenta, «e la magistratura, ne sono assolutamente convinto, farà piena luce sulla questione. In ogni caso sono assolutamente sereno perché il sottoscritto, come i colleghi sindaci del Cirsu destinatari degli avvisi di garanzia, ha agito solo ed esclusivamente per tutelare la salute pubblica. E poiché ritengo di aver operato correttamente, sono a disposizione dell'autorità giudiziaria per qualsiasi informazione o chiarimento utile all'indagine in corso?». Per la procura sarebbero stati ceduti rifiuti solidi urbani alla Deco Spa che, a sua volta, li avrebbe trasportati e smaltiti in discarica saltando la filiera del recupero e trattamento per la quale la stessa aveva ottenuto autorizzazione. Tutto pare avere origine dai disservizi nella raccolta dei rifiuti che si è verificata a marzo 2011, quando si prospettava il rischio concreto di una vera emergenza ambientale. L'11 marzo il presidente del Cirsu, con una lettera, ha invitato i sindaci a contattare direttamente gli impianti di smaltimento dove conferire i rifiuti al fine di non interrompere il servizio. In seguito venne firmata dai sindaci del Cirsu un'ordinanza per conferire i rifiuti nella discarica di Casoni e per il successivo avvio alle attività di trattamento, recupero e/o smaltimento in modo da superare l'emergenza in corso.

«E' il caso di rammentare», commenta ancora Mastromauro, «che Giulianova a quella data aveva già il sistema di raccolta porta a porta esteso a tutto il territorio comunale, quindi con garanzia della differenziazione alla fonte, il che è rilevante tenuto conto di quanto ipotizzato dal pubblico ministero. In ogni caso rimaneva, e rimane tuttora impossibile sapere, da parte dei sindaci, quale trattamento viene effettuato sui rifiuti una volta prelevati dai rispettivi territori. Comunque avremo modo di evidenziare le procedure seguite e dare delucidazioni in merito?.

LA DECO: «CONTROLLI RIGIDISSIMI»

Intanto la Deco si chiama fuori e non nasconde lo stupore per il coinvolgimento di Paolo Tracanna (amministratore della società) e di Roberto Pasqualini (direttore).

«Avendo avviato da circa 2 anni l’esercizio dell’impianto di trattamento di contrada Casoni di Chieti», spiega l’azienda in una nota, «sarebbe contro i propri interessi smaltire direttamente in discarica i rifiuti “tal quali”. Del resto, le volumetrie occupate nelle discariche di riferimento sono periodicamente verificate e certificate dagli organi di controllo preposti. Ne consegue che lo smaltimento irregolarmente sarebbe facilmente rintracciabile ed evidenziato dal rapido e ampiamente anticipato esaurimento delle stesse discariche.
In secondo luogo, i rigidi sistemi di controllo interni ed esterni e le rigorose procedure di gestione dei rifiuti nel percorso di tracciabilità degli stessi non consentono, anzi escludono, qualsiasi possibilità per l’azienda di avviare procedure illecite di smaltimento». Nei giorni scorsi la società ha messo a disposizione della procura dei documenti.

L’INTERROGAZIONE DEL PD

Intanto a Pescara il consigliere comunale Moreno Di Pietrantonio, capogruppo del Pd, ha presentato una interrogazione urgente proprio sulla questione rifiuti per conoscere «quali siano le iniziative già messe in campo dall’amministrazione onde evitare che si crei un’emergenza rifiuti nella nostra città alla luce di quanto detto in premessa». Di Pietrantonio vuole sapere inoltre «cosa intende fare l’Amministrazione per risolvere l’emergenza e quali sono i programmi per l’ottimizzazione di tutto il settore onde evitare che i cittadini si ritrovino a dover pagare un aumento ulteriore della tassa sui rifiuti a causa di un eventuale trasferimento dei rifiuti di Pescara in siti localizzati a centinaia di chilometri».
«Pescara non vivrà un’emergenza rifiuti», assicura l’assessore Isabella Del Trecco, «e soprattutto invito il Partito democratico a non strumentalizzare una vicenda che affonda le proprie radici nel passato, lasciando intendere una nostra presunta volontà di aumentare la tassa sui rifiuti a carico dei cittadini, tassa che è stato lo stesso Pd, nel 2008, ad aumentare del 30 per cento in una sola notte. Piuttosto ricordo al Pd che la nostra amministrazione ha avuto la capacità di aprire un dialogo su tale tema con tutte le altre amministrazioni comunali coinvolte, senza guardare alle rispettive posizioni politiche, proprio perché i rifiuti non possono e non devono avere colore politico».