UNIVERSO UNIVERSITA'

UdA, nuovo ricorso di Napoleone: «le date fanno emergere incongruenze»

Sempre più ingarbugliata la storia nata dal licenziamento dell’ex direttore generale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2100

 UdA, nuovo ricorso di Napoleone: «le date fanno emergere incongruenze»
CHIETI. Clima sempre più infuocato all’interno dell’UdA per la notifica di un nuovo ricorso al Tar da parte di Marco Napoleone contro la procedura adottata per il suo licenziamento.

La discussione per la sospensiva dei provvedimenti adottati dalla d’Annunzio in tutta la vicenda, è prevista per il 23 febbraio prossimo, dopo il rifiuto del Tar a concederla “inaudita altera parte”. Infatti i giudici amministrativi di Pescara vogliono ascoltare le due campane (UdA ed ex dg) prima di decidere se sospendere o no sia il licenziamento, sia il bando per la ricerca del nuovo direttore sia tutto quello che ne è seguito, compresa la nomina del dimissionario Giovanni Cucullo e di eventuali futuri direttori. Solo dopo si entrerà merito. La richiesta dell’avvocato Pierluigi Pennetta che assiste Napoleone è semplice e arriva al termine di un ricorso di 9 pagine: «annullare una nomina illegittima frutto di una selezione illegittima».
  Il ricorso si gioca tutto su una questione di date che potrebbe essere un pasticcio e per questo chi ricorre ritine di trovare sia il “fumus boni iuris” sia il “periculum in mora”, le due condizioni che fanno scattare la sospensiva. Secondo la ricostruzione dei fatti, nella memoria difensiva contro il precedente ricorso di Napoleone (di cui si sono perse le tracce), l’UdA stessa scrive che solo «il 30.11.11 il CdA ha adottato la delibera prot. n. 25/R,  di diniego di approvazione dei contratti stipulati con il dr. Marco Napoleone per i periodi 1.1.07-31.12.09 e 1.1.10-31.10.12».
 E la delibera è stata allegata proprio dall’università nel  controricorso allo stesso Tar  sull’inadempimento da parte del rettore, su cui il Tar ancora tace. Si chiede l’avvocato: ma se il diniego all’approvazione del contratto – cioè l’atto conclusivo che consentiva il licenziamento – per auto-ammissione dell’UdA è avvenuto due mesi dopo il licenziamento stesso, come ha fatto il Rettore ad adottare il decreto di cessazione dell’attività del dg? E come ha potuto pubblicare immediatamente dopo un bando per la ricerca di un nuovo dg? Risalgono infatti al 26 settembre le delibere del CdA e del Senato accademico che presero atto del parere Vaccari, secondo il quale Napoleone poteva essere licenziato in tronco, come avvenne il giorno dopo (il Decreto del rettore è datato infatti 27 settembre).
Il bando per un nuovo dg fu poi pubblicato il 3 ottobre. E queste date furono usate anche per ottenere la prima ordinanza del Tar sfavorevole all’ex dg. Il ricorso però si basa non solo su questo pasticcio di date, per il quale il bando sarebbe stato pubblicato mentre il posto era ancora occupato. Secondo l’avvocato Pennetta, è proprio lo Statuto dell’UdA che pone paletti rigidi al contratto del direttore licenziato: l’art. 30 prevede infatti che le parti sono vincolate e non sono libere di recedere senza l’approvazione o il diniego del CdA. Ma se è la stessa UdA a comunicare che la data del diniego è il 30 novembre, ciò significa – si legge nel ricorso – che decreto di cessazione e bando sono avvenuti sul «presupposto dichiarato che per quegli atti non c’era ancora il diniego».
Come dire: fino a quella data il contratto era vincolante tra le parti. «Questo fatto sopravvenuto – conclude il ricorso, che tecnicamente è un’istanza di riproposizione della domanda cautelare – è idoneo a giustificare la sospensione dei provvedimenti impugnati».

Sebastiano Calella