RIFIUTI

«Traffico illecito di rifiuti»: 16 avvisi di garanzia per sindaci e amministratori pubblici

Nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia de L'Aquila

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Guglielmo Lancasteri

Guglielmo Lancasteri

L’AQUILA. Inchiesta della procura antimafia dell’Aquila: nel mirino i rifiuti e 16 persone, sindaci ed ex sindaci del Teramano, zona nella quale da molti mesi ormai si vive una costante e sempre imprevedibile emergenza spazzatura.

Tra gli indagati figurano anche i titolari di cariche presso società di igiene urbana e presso Deco spa, Ambiente spa, Aciam.
Il reato contestato è quello di traffico illecito di rifiuti. L’inchiesta coordinata dalla procura aquilana è stata condotta dai carabinieri del Noe. Due giorni fa sono stati notificati 16 avvisi di garanzia ad amministratori pubblici del teramano ma anche ad imprenditori.
Gli indagati sono: Franco Manciotti, amministratore dell'Ecoemme, Massimo Sfamurri, presidente di Ambiente spa, Paolo Tracanna, amministratore della Deco, l’imprenditore Giuseppe Mantini, Alberto Torelli, amministratore dell'Aciam, l’imprenditore Roberto Ridolfi, l’imprenditore Antonio Valerio, Roberto Pasqualini, direttore della Deco, Francesco Mastromauro, sindaco di Giulianova, Valter Catarra, presidente della Provincia di Teramo, Mario De Sanctis, sindaco di Morro d'Oro, Orazio Di Marcello, sindaco di Mosciano Sant'Angelo, Franco Di Bonaventura, ex sindaco di Roseto, Domenico Di Sabatino, sindaco di Bellante, Guglielmo Lancasteri, amministratore della Attiva, Salvatore Buzzi.
I 16 devono rispondere in concorso del reato di «attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti» (articolo 260 del decreto legislativo 152/2006 in materia ambientale) per avere - secondo l’ipotesi del pubblico ministero - «ceduto rifiuti solidi urbani alla Deco Spa la quale a sua volta li trasportava e smaltiva in discarica tal quali, saltando la filiera del recupero e trattamento per la quale, la predetta Deco, aveva ottenuto autorizzazione».
Attiva Spa e il suo legale rappresentante Guglielmo Lancasteri (che ha annunciato ieri sera di aver ricevuto l’avviso di garanzia) sono fiduciosi che l’indagine possa rapidamente accertare la loro «totale estraneità ad eventuali comportamenti che fossero accertati e relativi alla gestione abusiva di rifiuti».
Lancasteri non nasconde lo stupore per un’ipotesi accusatoria «oggettivamente infamante e potenzialmente dannosa, che sembra non tener conto che Attiva è materialmente e contrattualmente estranea al trattamento e al processo di smaltimento subìto dai rifiuti raccolti e conferiti».
«La Convenzione tra il Comune di Pescara e Attiva (il cui socio unico è lo stesso Comune)», spiega ancora Lancasteri, «prevede e impone esclusivamente la raccolta in città e il trasporto del materiale indifferenziato e del secco non riciclabile, presso l’impianto mobile indicato dallo stesso Comune. Una distinta Convenzione stipulata nel dicembre 2003 tra Ambiente Spa (la società di servizi di igiene urbana partecipata da 32 Comuni, tra i quali il Comune di Pescara) e Deco prevede l’avviamento da parte di quest’ultima del materiale indifferenziato all’impianto di Casoni, per il trattamento meccanico biologico (Tmb/Css, relativo ai combustibili solidi secondari). Il residuo del trattamento è poi conferito a discarica dalla stessa Deco».
Attiva si dice «totalmente estranea anche ai profili economici di tali attività, poiché i compensi sono corrisposti dal Comune di Pescara direttamente a Deco, e determinati sulla base di parametri e accordi definiti da Ambiente Spa su delega dello stesso Comune».
Attiva e il suo amministratore, oltreché estranei, «non sono neppure a conoscenza di alcun episodio di rilevanza penale o anche solo meritevole di accertamento. In caso contrario li avrebbero immediatamente portati all’attenzione dell’autorità giudiziaria, anche in assenza - o senza essere a conoscenza - di procedimenti penali. E sono fin d’ora a disposizione della stessa autorità giudiziaria per ogni informazione possa essere ritenuta utile alle indagini in corso».