RITORNO AL PASSATO

L'Abruzzo che non impara e non avanza: oggi come sei anni fa

Gli articoli di sei anni fa uguali a quelli di oggi: una tragedia già dimenticata

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3162

L'Abruzzo che non impara e non avanza: oggi come sei anni fa
ABRUZZO. Esposti, denunce e soprattutto tante ore intrappolati sul tratto autostradale abruzzese. Risultato? Zero. Tutto come sempre, giustizia al palo, amministrazioni "congelate".

Succede a febbraio 2012 ma è successo anche a marzo e a dicembre 2010. A fine 2005 andò anche peggio perché oltre ai disagi persero la vita pure 5 persone in un anno in cui i tratti dell’A24 e A25 contarono in tutto 22 morti.
Il copione è sempre lo stesso e per un gioco assurdo del destino nel 2012 e nel 2010 i tratti ‘maledetti’ sono sempre gli stessi: A24 tra il km 60 e 68 tra i caselli di Tagliacozzo e Carsoli.
Quest’anno le nevicate erano state ampiamente annunciate ma nonostante questo i problemi, enormi, non sono mancati. Persone intrappolate in autostrada per ore e ore senza riuscire a capire cosa stesse accadendo e come si sarebbe potuta sciogliere la questione.
Strada dei Parchi in un nota dei giorni scorsi ha messo le mani avanti e parlato di condizioni meteo particolari, «mai così tanta neve negli ultimi 20 anni». Intanto il presidente Chiodi, sollecitato dal consigliere Maurizio Acerbo, ha chiesto una dettagliata relazione all'Ispettorato vigilanza dell'Anas. L'organo di controllo è chiamato ad accertare se vi siano state inadempienze da parte del gestore dell'autostrada dei Parchi. Nel 2010 l’allora prefetto de L’Aquila Franco Gabrielli (oggi capo della protezione Civile) presentò una denuncia alla procura della Repubblica e contestò il fatto che le notizie fornite da Strade dei Parchi fossero state «assolutamente insufficienti, superficiali, contraddittorie e non tempestive».  Il procuratore capo Alfredo Rossini (rimasto anche lui intrappolata per qualche ora sull’autostrada)  affidò le indagini alla polizia stradale.  Tra le primissime iniziative ci fu quella di acquisire la concessione con la quale era stata affidata la gestione delle due autostrade alla società  Strada dei Parchi. Si andrà fino in fondo», assicurò il procuratore,  «visto tra l'altro che il disservizio ha provocato gravi disagi a moltissimi cittadini».
E rileggendo la cronaca di quei giorni sembra di rivivere gli stessi racconti di oggi con decine di pullman e auto bloccate dalle 5 di pomeriggio e per tutta la notte.
Anche la lettera che i consiglieri regionali del Pd, Claudio Ruffini e Giovanni D'Amico, scrissero a Strade dei Parchi nel 2010 potrebbe essere spedita anche oggi, senza cambiare una virgola: «Nonostante l'eccezionale situazione meteorologica fosse stata ampiamente annunciata e prevista da tutti i servizi meteo i disagi per gli automobilisti e per la viabilità regionale nei tratti gestiti dalla vostra società sono stati prolungati ed inaspettati, visto che si è arrivati anche alla chiusura temporanea di alcuni tratti autostradali». L’Arpa annunciò che avrebbe promosso «tutte le azioni possibili in sede legale per chiedere alla società Strada dei Parchi il risarcimento dei danni economici causati dal blocco stradale verificatosi ieri sui tratti autostradali A24 e A25». Il presidente della società di autolinee abruzzese Massimo Cirulli invitò anche  tutti i passeggeri a bordo dei bus coinvolti nel blocco autostradale, circa un migliaio, a chiedere il ristoro dei danni subiti, promuovendo azioni individuali o collettive.
Nel 2005, invece, si contarono anche diversi morti: era il 31 dicembre: 5 decessi sull'autostrada A-25 tra i caselli di Pescina e Celano, in direzione Roma, poco prima delle 10 di mattina. 16 i feriti. Il ghiaccio e la nebbia sarebbero stati i responsabili del tamponamento unitamente a condizioni del manto stradale impraticabili. Un tir, dopo avere sbandato in un tratto di strada ghiacciato e in discesa, si è fermato di traverso sulla carreggiata diventando una vera e propria barriera per due pullman e alcune automobili che sopraggiungevano.
Dopo l’incidente l’autostrada venne chiusa al traffico dalla Polizia e Gianni Tiburzi, all’epoca segretario generale Cisl Abruzzo, denunciò «l’atteggiamento gravemente omissivo. Il tratto autostradale non è stata chiuso dai dirigenti della Strada dei Parchi, che avrebbero dovuto rimborsare il biglietto o assicurare situazioni alternative». Anche nelle 48 ore precedenti l’A24 e l’A25 erano state chiuse a più riprese a causa del forte vento e la circolazione dirottata sulla statale 80 dove, secondo i residenti, gli spazzaneve non avevano avuto l’adeguata tempestività. Intorno alle 16 del 29 dicembre, invece, nel tratto teramano dell’A24, appena fuori dal traforo del Gran Sasso, un furgone si ribaltò e si decise di chiudere al traffico l’autostrada nel tratto tra la barriera di Basciano e il casello di L’Aquila Est. Anche lì i sindacati denunciarono la mancanza di tempestività.
Dopo quegli eventi diverse sigle sindacali annunciarono esposti alle Procure della Repubblica dell'Aquila, Teramo e Pescara per verificare eventuali omissioni della Strada dei Parchi in merito all'incidente. L’allora presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, chiese un incontro urgente con il patron Carlo Toto nel quale sollevò due questioni: quella delle tariffe e quella dei servizi. «È paradossale che nello stesso giorno in cui gli abruzzesi vengono a conoscenza di aumenti del 6% dei pedaggi delle rete autostradale», disse, «si chiudano le due autostrade paralizzando la mobilità di migliaia di persone. Diventa inderogabile, a questo punto, adeguare i servizi ai costi sopportati dagli automobilisti. È un danno gravissimo all'immagine della nostra regione, anche perché la chiusura cade in un giorno di grossa affluenza turistica. Ci saranno effetti disastrosi. Non possiamo permetterci di bloccare abruzzesi e turisti nel pieno della stagione sciistica invernale». Forse da quel giorno nacque un astio che non si è più mitigato con il tempo e più volte l'ex presidente Del Turco parlerà di "caimani delle autostrade" scagliandosi violentemente con Toto e la sua gestione.
«La privatizzazione ha peggiorato la situazione sulla A24 e A25», denunciò la Cgil. Stesse frasi ripetute anche oggi, quando, a distanza di sei anni l’Abruzzo deve fare i conti con gli stessi disguidi. Almeno questa volta non c’è stata la conta dei morti.
Tutto come sempre insomma, tutto passato e dimenticato, come quelle persone morte assurdamente nel 21 secolo come fosse il Medioevo.
L'Abruzzo è fermo, inchiodato e non riesce a progredire nè imparare. E non risce nemmeno a vergognarsi.