IL CASO

Giulianova: «Il Centro per la nutrizione funziona? Allora chiudiamolo»

Una struttura che dai numeri sembra funzionare ma che la Asl vuole chiudere

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Paolo De Cristofaro

Paolo De Cristofaro

GIULIANOVA. «Anoressia, bulimia, obesità medio-gravi: tutto affrontato solo con visite Ambulatoriali».


 E numeri importanti - spiega il dottor Paolo De Cristofaro, inventore molti anni fa e attuale responsabile del Centro per la nutrizione di Giulianova a rischio chiusura - nel 2011 ci sono state ben 9.500 prestazioni, tutte registrate, dalla prima visita, ai controlli successivi, alla calorimetria indiretta, all’Holter motorio- metabolico per monitorare lo stile di vita dei pazienti.
«Chi è anoressico spesso è iper o ipocinetico e questo tipo di analisi ci consente una diagnosi precoce. E curare subito è il segreto per arrivare alla guarigione con una percentuale altissima di successo».
Non sa darsi una spiegazione del declassamento del Centro deciso dall’Atto aziendale della Asl di Teramo che trasferisce questa attività dal territorio all’ospedale, nell’area metabolica del reparto di medicina.
«Così il Centro perde il suo orientamento verso i disturbi alimentari – si accalora De Cristofaro - vede, io non parlo per me che ho già inoltrato domanda di pensione. Penso ai malati, a tutti quelli che dall’Abruzzo e dalle regioni vicine arrivano qui per curarsi».
 Siccome funziona, lo chiudiamo?
Sembra incomprensibile la decisione della Asl di Teramo orientata a smantellare l’unico Centro per la nutrizione che opera nel pubblico. Lo scorso anno questa attività ambulatoriale ha fatto risparmiare da 1,5 a 2 mln di euro evitando almeno 60 ricoveri residenziali in strutture private, dove si curano certamente disturbi più gravi ai quali si arriva in assenza di una diagnosi precoce. Si tratta di degenze che durano circa 3 mesi e che costano dai 22 mila i 32 mila euro ciascuno. Al Centro invece la prima visita - che dura un’ora - costa solo 20 euro, una tariffa quasi ridicola, rimasta ferma negli anni per il mancato aggiornamento dei Drg, cioè delle tariffe per prestazioni. E così, pur con quasi 10 mila controlli documentati dal Registro dei disturbi alimentari,
il fatturato è debole e siccome è debole la struttura deve chiudere.
E’ lunga la storia di questo Centro nato ufficialmente con la legge 6 del 1998, ma già attivo da prima proprio per la passione del dottor De Cristofaro, che all’ospedale di Giulianova è stato anche aiuto dell’ex assessore Lanfranco Venturoni, oggi un po’ distratto su questo problema. Legge lungimirante, ma non finanziata, tanto che la gestione fu affidata alla Asl, con i tempi più lunghi che questo comporta per il finanziamento della struttura. Così negli anni successivi la Regione attivò due successivi “Progetti obiettivo” che consentirono l’istituzionalizzazione e l’autonomia gestionale del Centro.
Come riconoscimento dell’eccellenza delle prestazioni e del suo percorso di guarigione, il Centro nel 2008 fu riconosciuto come Centro regionale di riferimento: «Oltre a questo riconoscimento che obbliga ad una verifica ogni tre anni, siamo stati inseriti nella mappatura dei Centri nazionali del ministero della salute e ai tempi del ministro Livia Turco siamo stati mappati come l’unico centro in Abruzzo – spiega De Cristofaro – basta collegarsi con il sito www.disturbialimentarionline.it, dove il Centro viene descritto, con tanto di numero verde del Ministero, molto usato dai pazienti fuori regione».
 In effetti la produzione di questo servizio spazia dalla pubblicazione dei dati, alla ricerca, alla didattica, alla convenzione con l’università d’Annunzio, alla formazione del personale, che ora non sarà più possibile. In realtà il rischio declassamento era stato già sospettato quando il personale, che oggi conta due medici, due psicologi e quattro dietisti, ha già perso una psicologa, quasi un annuncio della tempesta che stava per abbattersi sul Centro. Sembrano molto lontani i tempi della delibera del 2006, quando l’ex manager Asl Molinari aveva previsto di trasformare il Centro per la nutrizione in un’Unità operativa complessa e quando l’ex assessore alla sanità Bernardo Mazzocca lo inserì nel Piano sanitario regionale (peraltro tutt’ora vigente) come Polo di riferimento in Abruzzo, dopo un’istruttoria dell’Agenzia sanitaria.
«Oggi dal territorio siamo costretti a tornare in ospedale, quasi una condanna all’inattività» commenta sconsolato De Cristofaro.

Sebastiano Calella