SAN BENEDETTO DEL TRONTO

San Benedetto, stoccaggio gas al centro di un’ interrogazione parlamentare

L’onorevole Agostini torna a casa scontento

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San Benedetto, stoccaggio gas al centro di un’ interrogazione parlamentare
SAN BENEDETTO DEL TRONTO. La questione del centro di stoccaggio gas di San Benedetto del Tronto approda in Parlamento.

L’onorevole Luciano Agostini (Pd) chiede spiegazioni al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sui criteri adottati, gli accertamenti sugli impatti ambientali e sanitari dell’opera. «Risposta insoddisfacente», il commento dell’onorevole. Entusiasta Settimio Ferranti, portavoce dell'associazione “Dalla parte giusta” per la tutela del cittadino che ringrazia Agostini per l’iniziativa.
E’ il 30 novembre. Luciano Agostini invia un'interrogazione al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare  sull’impianto di stoccaggio a San Benedetto. Diverse le domande sul tema: dai motivi dell’autorizzazione, alla sicurezza dell’opera. Il 2 febbraio arriva la replica. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare risponde in due pagine spiegando che «tutti gli atti sono pubblici e consultabili e l’opera non costituisce pericolo per la popolazione».
Il Dicastero ricorda che l'attività di stoccaggio di gas naturale è svolta in Italia dal 1964, ma risale a livello mondiale agli inizi del secolo scorso (Canada, 1915). «Il rispetto dei più alti standard in termini di salute e sicurezza», dice, «rappresenta una delle principali prerogative sin dalle primissime fasi di ideazione e realizzazione di un progetto di stoccaggio. L'applicazione coordinata delle normative di sicurezza mineraria e della normativa Seveso, relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti, garantiscono alti livelli di sicurezza per i lavoratori e la popolazione». C’è da stare tranquilli, insomma.
Riguardo ai timori espressi dagli ambientalisti sulla sicurezza ambientale nella fase di esecuzione dei lavori per la realizzazione dell'impianto, il Ministero specifica che le attività minerarie, «sono oggetto a livello europeo di una disciplina di sicurezza di tipo specifico, anche nei confronti dell'ambiente esterno».
Per quanto riguarda, infine, il coinvolgimento degli Enti pubblici nell’iter di autorizzazione, «sia il Comune di San Benedetto del Tronto, sia al Comune di Monteprandone, nonché alla Provincia di Ascoli Piceno e alla Regione Marche, sono stati interpellati».
Spiegazioni che, seppur dettagliate, non convincono Agostini. «Aldilà dei richiami burocratici alla normativa vigente», dice l’onorevole, «nella vicenda in questione si è proceduto senza coinvolgere le popolazioni che vivono sul territorio e degli amministratori locali che le rappresentano».
Il progetto riguarda la realizzazione di un mega centro di gas naturale della società Gas Plus Storage a San Bendetto del Tronto tra la Salaria la linea ferroviaria San Benedetto-Ascoli e un tratto dell’autostrada A14 su un’area di 10.000 metri quadri. Il 4 agosto 2010 la società Gasplus consegna la documentazione per la realizzazione dell’impianto, al comune di San Benedetto del Tronto. Il 23 settembre si tiene ad Ancona la prima conferenza di servizi sul tema a cui partecipano anche rappresentanti degli uffici tecnici comunali. Si apre la procedura di Via (Valutazione di Impatto Ambientale) a cui partecipa il comune di San Benedetto del Tronto come soggetto interessato. Assente la Regione Abruzzo. Al momento l’iter autorizzativo è fermo alla fase Via in attesa di ricevere la valutazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e l'autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico. Proprio perché permangono alcuni dubbi concreti sui disagi che l'impianto potrebbe causare alla popolazione, soprattutto in tema di emissioni e di sicurezza idrogeologica in fase di perforazione, il capogruppo di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, il capogruppo dei Comunisti Italiani Antonio Saia, il capogruppo de La Sinistra-Verdi Walter Caporale, il consigliere dell'Italia dei Valori (Provincia di Teramo) Cecè D'Alessandro, il vice capogruppo del Pdl Emiliano Di Matteo (Val Vibrata) ed il consigliere del Pd Giuseppe Di Luca (Val Vibrata) hanno chiesto, con una risoluzione, la sospensione dell’iter autorizzativo e la verifica dei rischi dovuti a nano particelle di particolato sottile (micron) disperse nell’aria. Anche l’Unione dei Comuni della Val Vibrata, vicini all’impianto, hanno chiesto di rendere pubblici tutti gli studi effettuati e di incaricare un soggetto tecnico terzo (università o altro centro di ricerca pubblico) per un ulteriore approfondimento sul progetto presentato.