LA TESTIMONIANZA

40 ore in autostrada: «sono vivo e lo farò diventare un problema»

Mezzi obsoleti e senza benzina. Ma a fine corsa, dopo quasi 40 ore, il pedaggio si paga regolarmente

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40 ore in autostrada: «sono vivo e lo farò diventare un problema»
ABRUZZO. Partiti da Belgrado venerdì pomeriggio con -20 gradi. Il volo decolla con mezz’ora ti ritardo e una volta arrivati a Roma, venerdì alle 19.15, parte l’odissea

. Giuseppe Tarantini, insieme ad altri due amici, rimane bloccato sull’autostrada abruzzese gestita da Strada dei Parchi per più di 40 ore e affida a Facebook la narrazione del suo viaggio.  Un titolo inequivocabile: «sono vivo e questo lo farò diventare un problema».
Il gruppo atterra a Roma venerdì sera «piove e ci sono 2 gradi. Per noi che veniamo dal freddo dai -20 di Slavonski Brod ci sembra di stare a Fossacesia il 15 agosto». Tarantini, poco dopo le 19, in automobile (adatta e attrezzata per viaggi sulla neve) con altre due persone si sintonizza su Isoradio: «apprendiamo che la A1 è chiusa. Ci avviamo a prendere la A24, in un grande raccordo anulare  inverosimilmente vuoto e scorrevole».
Passata Tivoli ricevono una telefonata di un amico, Luciano: «ci dice che ha appena parlato con il figlio che sta davanti a noi sull’autostrada e ci informa che fanno uscire a Carsoli. Non ci credo, dico a Luciano che Isoradio non riferisce nulla di tutto ciò, parla solo di blocco o selezione dei camion. Infatti ce n’erano parcheggiati alcuni all’ingresso.  Lui non vuole entrare in autostrada se non è certo che sia bugia che  fanno uscire a Carsoli. Insisto: non può essere, ci sarebbe stato scritto all’inizio. Alle 20.10 circa siamo in coda. Abbiamo appena superato la stazione di servizio».

INIZIA L’INCUBO: «C’E’ UNA SLAVINA»
In realtà l’autostrada è stata chiusa veramente e  rimarranno in trappola decine di automobilisti e pullman. «Chiediamo informazioni agli altri automobilisti», racconta Tarantini. «Ci dicono che c’è una slavina. Questione di un’ora o due e si sistema tutto. L’alternativa è uscire a Carsoli e tornare a Roma oppure fermarsi a Carsoli, dove il sindaco ha aperto gli edifici pubblici alle persone. La cosa comincia a puzzare. Alle 21.30 circa siamo ad un km e 100 mt dall’uscita. L’incazzatura comincia a montare quando constato che dopo circa tre ore non abbiamo nessuna notizia e nessuna delle  soluzioni alternative». Le uniche notizie che Tarantini riceve arrivano via Facebook ma non sono nemmeno vere. « Vedo un post di Cristina che parla dell’attività di assistenza ai “cacciati” dall’autostrada. Noi non abbiamo visto nessuno, né a darci spiegazioni ne ad assisterci».
«C’è molta confusione, un mare di divise, mezzi e gente», continua il racconto. «Le informazioni sono confuse e contraddittorie “potete tornare indietro a Roma”, oppure “andare alla scuola” e comunque ci raccomanda, neanche tanto gentilmente, di “liberare in fretta la carreggiata per permettere il passaggio dei mezzi di soccorso”.  Alla fine faccio la domanda più ovvia “percorso alternativo?”. Il signore palettato mi guarda sconcertato “noooooo…niente. Tutto bloccato”. Non ci credo: autostrada bloccata e questi non puliscono la Tiburtina??»

«NEMMENO UNA PATTUGLIA DELLA STRADALE»
«Passiamo davanti al comando della stradale illuminato a giorno ma pieno di neve. Non c’è un’anima fuori. Dove stanno? Infatti, ne abbiamo incontrato una sola pattuglia all’uscita che sbarrava la strada.  ci innestiamo sulla strada che appare sufficientemente pulita e la neve ai bordi appare movimentata da poco, non ancora ricoperta da quella nuova che comunque cade copiosa.  E’ segno che uno spartineve sta viaggiando davanti a noi a poca distanza. Se lo raggiungiamo, lo seguiamo fino a Tagliacozzo e siamo salvi, da Avezzano in poi l’autostrada è ancora aperta infatti, e se è aperta ci sono gli spazzaneve e spargisale».

LA COLONNA SI FERMA: «FINITO IL GASOLIO»
Poco prima dell’una di notte Tarantini aggancia la colonna dietro lo spartineve «percorriamo ancora qualche metro e dopo ci fermiamo. Non diamo alcun peso al (poco, immaginiamo) tempo che dobbiamo  passare fermi». Ma c’è da aspettare un bel po’.  Qualcuno scende dalle auto nonostante il freddo e Tarantini incontra un signore che dice che gli automezzi sono due, uno spartineve anche spargisale e una pala meccanica. Alla pala sembra che sia finito il gasolio…».
«Con un’allerta meteo di quasi un mese, questi qua, non hanno provveduto a far il pieno? E’ uno scherzo, non ci credo... Invece è tutto vero. Drammaticamente vero. Siamo bloccati perché un mezzo di soccorso non aveva autonomia per proseguire». Poco dopo si scoprirà che la pala è ripartita «poiché ha succhiato un po’ di nafta al camion spargisale-spartineve».
Ma loro restano inchiodati lì. «Alle 4.29 scatto una fotografia al display sul cruscotto per immortalare questa notte di merda che l’Autostrada dei parchi e l’Anas ci hanno regalato: -6 gradi. Siamo ingoiati nel  buco del culo di questa maledetta regione. Altre notizie: un signore in colonna con noi si fa 4 km a piedi per avere campo sul cellulare e chiama i carabinieri, cosa che abbiamo provato a fare invano anche noi. Nulla, niente, numero occupato o quando è libero squilla a vuoto».

E’ MATTINA: «UN VECCHIO CATORCIO PER SGOMBERARE LA NEVE»
Alle 8.30 di sabato mattina smette di nevicare. «Risaliamo la colonna in più di 20 a piedi. Vediamo il camion acceso al centro della strada e mi avvicino al conducente per dirgli se sa qualcosa. Mi dice che è un dipendente della ditta che ha vinto l’appalto per lo sgombro neve, mi calmo, vedo un ragazzo in chiara difficoltà, giovanissimo e anche probabilmente inesperto. Diamo uno sguardo al mezzo. Un vecchio catorcio treassi che più o meno avrà la mia età,  catenato su un solo asse, carico di sale e sabbia e con una lama, senza vomere, sfrangiata e usurata. Un mezzo che in condizioni normali, se uno inserisce nell’inventario dei mezzi propri a disposizione, è motivo di sicura esclusione da tutte le gare di appalto. Sono informazioni che mi dà Alberico, esperto di appalti poiché la sua altra ditta è fiduciaria dell’Enel sulla manutenzione delle linee elettriche e conclude dicendo che ormai è prassi o legge che tutti i mezzi siano quantomeno Euro4 per poter essere ammessi in appalto. Noto la targa “Kr”. Crotone».

 ARRIVA UNA CLIO
All’improvviso Tarantini e i suoi notano una Clio rossa giunta dall’altro versante «ferma davanti alla lama dello spartineve e chiediamo al conducente com’è la strada. Lui dice che quando si è incamminato i soccorritori incontrati per strada gli hanno assicurato che la strada era sbloccata e si poteva arrivare fino a Carsoli. La strada è ovviamente percorribile, visto che lui è arrivato fin là. Vorrei far notare che se fosse vera una cosa del genere, vuol dire che quella notte noi siamo stati dimenticati volutamente o no, da tutti».
Scatta poi la telefonata con i carabinieri di Tagliacozzo  che informano che era previsto l’arrivo di un mezzo dell’esercito «ma aveva sbagliato strada».

«NON CI SONO PALE PER SPALARE»
La situazione diventa incandescente. Gli automobilisti chiedono ai ragazzi dello spartineve come possono essere utili, se hanno almeno una o due pale con cui spalare un po’ di neve e far in modo che il mezzo arretrasse e si affiancasse sul lato sinistro in modo da permetterci di spingere le prime macchine in testa alla colonna per farle proseguire verso Tagliacozzo. «Non hanno nulla», hanno risposto, «Niente pale. Ormai non mi sorprende più nulla. Ne rimediano una mezza rotta ma siamo in tanti, allora qualcuno smonta i segnali stradali. Dopo un po’ arrivano 4 ragazzi romani equipaggiati da snowborders, hanno con loro delle piccole pale in alluminio che servono probabilmente per costruire i trampolini di neve sulle piste per compiere le loro evoluzioni: ne hanno due. Risale l’ottimismo. Soccorriamo lo spartineve, che riesce a fare marcia indietro ed a parcheggiare sulla sinistra in modo da lasciare spazio per le nostre auto e cominciamo il primo “lancio”». «Una Subaru Impreza 4wd gommata da neve, un pò bassa per la neve che c’era in quel tratto ma ce la facciamo. Man mano che le macchine passano la neve si pressa e c’è sempre meno bisogno di pale e di spinta.  Il primo è andato. Sempre più ottimisti. E’ la volta di un Mercedes Station 4 matic, poi un Doblò catenato, la X3 con la ragazza incinta a bordo, una Ford Fiesta, un’altra Mercedes. Arriva il momento di una BMW. La vediamo critica. Cambio automatico, trazione posteriore e mascherino basso  non aiutano certo, seppur anch’essa gommata a dovere». Si parte, c’è una colonna di auto.

IL VIAGGIO RICOMINCIA
«Attraversiamo la valle e scolliniamo al passo della Civitella, tutto scorre normale. Arriviamo alla galleria di Sante Marie. Ci sentiamo al sicuro ormai e ci diamo a fisiologiche impellenze. Entriamo a Tagliacozzo», Poi attraversano Scurcola, e si arriva all’ingresso dell’autostrada a Magliano dei Marsi: «L’autostrada è bloccata. Facciamo un po’ di telefonate per informarci se è aperto qualche passo sulla viabilità alternativa. Pescasseroli , Forca Caruso o valico dell’olmo. L’importante sarebbe avvicinarsi il più possibile a Sulmona».
Arrivano ad Avezzano, entrano di nuovo sulla rampa dell’autostrada. Incrociano una Audi A6 4 nera con a bordo due uomini della società Strade dei Parchi. «Mirko scende e gli chiede informazioni sulla riapertura. Non sanno nulla e ovviamente, gentili come sono, ci chiedono come mai eravamo lì, visto che la rampa era innevata non dovevamo salire. Gli faccio notare che potevano scrivere anche con un pennarello su un cartone là in basso che l’autostrada era chiusa».
Tarantini decide di avvicinarsi a Collarmele e da li a Pescina. «Intanto, occhieggiando sull’autostrada la vediamo libera e ben salata, ogni tanto mezzi della stradale fungono da capicolonna per gruppi di macchine che vi transitano in entrambe le direzioni. Però Isoradio insiste a dire che è chiusa in entrambi i sensi di marcia. Attraversiamo tutta la strada che ci porta fino al bivio di Collarmele, incrociamo un velocissimo mezzo dell’esercito. Nel frattempo siamo sulla strada che sale a Collarmele e troviamo uno spartineve bloccato. Sta aspettando che la pala meccanica gli venga incontro per liberarlo da un eccesso di neve generata dal vento»

MEZZI VECCHI E BLOCCATI
Attraversano Collarmele e Pescina ma lungo la strada trovano 2 mezzi spartineve della provincia dell’Aquila entrambi fermi , una turbina e un vecchio unimog. «Ci sono i carabinieri, riusciamo a passare e attraversare Pescina, risaliamo fino all’ingresso dell’Autostrada».
 Sono le 16.00 passate di sabato. «Arriviamo al casello e lo troviamo con le luci rosse accese, segno che non si può entrare, ma perfettamente pulite le rampe. Il casello non è presidiato, non c’è anima viva. Ci avviciniamo a piedi al gabbiotto di destra e proviamo a citofonare, chiediamo informazioni, ci viene risposto che non sanno nulla sui tempi di riapertura, forse il mattino seguente ma nessuno sa niente».
La notte la passa in un B&B di Pescina il viaggio ricomincia domenica mattina: «ci dirigiamo verso il casello di Aielli-Celano, vediamo un gruppo di auto, una ventina, davanti al casello in coda. Scendo incazzatissimo, c’è una macchina della polizia che sbarra la strada. Dico chiaramente al poliziotto che ha solo 2 alternative : arrestarmi o farmi passare. Ovviamente fornisco i documenti, dico che la macchina è mia e sono pronto a tutto pur di entrare in quella maledetta autostrada. Un poliziotto fa un cenno e noi, con molta ostentata  nonchalance, superiamo tutti e entriamo. E’ fatta. Ad ogni uscita che incontriamo leggiamo i cartelli luminosi che ci invitano ad uscire. Non me ne fotte niente. Usciremo solo a Val Di Sangro, dove questi pezzenti, faranno comunque trillare il telepass. A medicine, ovviamente, è il mio augurio.  Sono le 11.49 (di domenica) tra pochi metri saremo sulla nostra fondovalle Sangro pulita a specchio e riuscirò ad arrivare fino a Pizzo senza problemi, a pranzare con mamma e papà, a riabbracciare Assunta e il mio piccolo tesoro Pietro, il mio nipotino.  Così come Mirko e Alberico rientrano senza particolari problemi fino a Lama dei Peligni.  Sono vivo e questo lo farò diventare un problema..»