TERAMO

Detenuto si impicca nel carcere di Teramo

Un secondo suicidio sventato poco dopo

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Detenuto si impicca nel carcere di Teramo
TERAMO. Un detenuto nel carcere di Teramo si è tolto la vita impiccandosi con il lenzuolo legato alle inferriate del bagno della cella.

L’episodio è avvenuto ieri ma solo oggi se ne ha notizia. L’uomo F.G., aveva 37 anni ed era originario della Sicilia. Nel carcere di Castrogno stava scontando una pena definitiva per reati di mafia. Al momento del suicidio era presente anche il compagno di cella che sostiene di non essersi accorto di nulla.
Il siciliano si è tolto la vita impiccandosi con lenzuola legate alle inferriate della finestra del bagno, nel reparto “protetti” alle ore 17:30 circa. Un secondo detenuto, invece, un tossicodipendente teramano P.M. è stato salvato dagli agenti ,da sicura impiccagione. Anche lui aveva legato delle lenzuola alle inferriate del bagno, durante il cambio di turno del personale poco dopo la mezzanotte.
«Si continua a voler ignorare», denuncia il segretario provinciale teramano Giuseppe Pallini del Sappe, «a distanza di tempo dalla dichiarazione dello stato d'emergenza per la questione penitenziaria, che le carceri stanno per esplodere, con oggi presenti 69.300 detenuti, dei quali 29.229 imputati, 37.111 condannati e 1.805 internati. Si continua a voler ignorare che 172 istituti penitenziari italiani su 204, pari all'84,31 per cento superano la capienza regolamentare. E che 103 istituti su 204, pari al 50,49 per cento superano la capienza tollerabile».
L’istituto teramano potrebbe ospitare 240 detenuti invece ne ospita 410,di questi ,oltre 300 soffrono di problemi psichiatrici e di salute con difficile gestione ,scaricati a Teramo, sostiene Pallini, «per il solo fatto che vi è il servizio di guardia medica 24 ore al giorno è una psichiatra per alcune ore la settimana.
La mancata poi, previsione e approvazione di interventi strutturali sull'organizzazione interna dell’istituto teramano da parte dell’autorità dirigente nonostante le ripetute denunce, lasciando soli a loro stessi gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria a dover affrontare tutte criticità, che conta carenze quantificabili in 6o unità .
«Alla vigilia dell'indulto del 2006 - aggiunge Pallini- dicemmo che quell'iniziativa sarebbe stata un autentico suicidio politico se alla stessa non si fosse aggiunta una profonda rivisitazione delle politiche della giustizia e dell'assetto dell'amministrazione penitenziaria. Da allora abbiamo assistito alla caduta di governi, al tracollo di un largo settore della classe politica italiana che stenta ancora a riprendersi, a all’indifferenza dei Dirigenti Penitenziari ai problemi dei poliziotti penitenziari, che, sono costretti a mettere a rischio la propria salute e quella dei propri cari».
«Fin qui - ha concluso Pallini – il personale ha mostrato di mantenere fede alla propria promessa rinnovata ad ogni festa del Corpo. Al servizio del Paese, ma è giunto il momento che i rappresentanti dello stesso Paese dimostrino che le periodiche visite in carcere non si sono limitate e non si limitano ad una passerella mediatica, visitando soltanto illustri ospiti».