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Teate servizi: polemiche sui licenziamenti. Oggi incontro dal Prefetto

Sono 43 i dipendenti a riscio

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L'assessore D'Ingiullo

L'assessore D'Ingiullo

CHIETI. Licenziamenti sì, licenziamenti no alla Teate servizi, la società partecipata del Comune che riscuote i tributi e cura le manutenzioni, dal cimitero alle case popolari.


Dopo i tagli al personale nei mesi scorsi, le difficoltà di bilancio del Comune rischiano di far mandare a casa altri dipendenti. Per questo la vicenda approda sul tavolo del prefetto, chiamato anche a svelenire la tensione che da mesi c’è tra maggioranza ed opposizione, in particolare del Pd che è sceso in campo contro i licenziamenti con lo slogan “ve lo avevamo detto”. La riduzione da 65 dipendenti iniziali - avuti in eredità dalla Giunta Ricci - ai 43 di oggi della Teate servizi, con il rischio di ulteriori tagli, è una vicenda dolorosa per chi rischia di non essere riconfermato. Così il malumore di chi teme di perdere il posto, prende il sopravvento e trasforma in un ammortizzatore sociale la società nata per assicurare quei lavori che il Comune deve fare e che ora non può pagare. E il dibattito si avvita sui licenziamenti, senza affrontare alla radice i motivi della crisi. Così da una parte Luigi Febo, ex assessore della Giunta Ricci, ha buon gioco a protestare perché un Piano industriale, pur promesso dall’amministrazione Di Primio, non c’è e dall’altra Marco Marino, nel centrosinistra già delegato alle società partecipate, critica la Giunta attuale che «non ha fatto altro che continuare a prorogare i servizi (spesso anche in contrasto con la normativa vigente) senza assumersi la responsabilità di dare un assetto organizzativo proprio a Teate servizi».

Se «non ci voleva un indovino - come dice Luigi Febo - per prevedere quello che è successo oggi», è del tutto diversa la valutazione dell’assessore Marco D’Ingiullo, che respinge al mittente le critiche e spiega: «la situazione attuale dei conti e la scelta di non spendere più di quanto si incassa, non consentono di tenere occupati i 43 che oggi lavorano a Teate servizi, così come non ha consentito di tenere in servizio i 65 assunti dalla Giunta Ricci. Sarebbero costati 3,5 milioni più iva, cioè oltre 4 mln, noi non abbiamo più della metà, cioè 2,1 mln iva compresa. E’ vero: siamo in difficoltà e comunque faremo il massimo sforzo per salvare i posti di lavoro. Ma perché il Piano industriale non lo hanno fatto loro, se l’attuale opposizione era così brava quando governava?»
In verità la vicenda Teate servizi è molto lunga e complessa. Il sindaco Ricci creò questa società, affidandole i servizi che il Comune doveva svolgere (riscossione dei tributi e manutenzioni) e utilizzando una parte di precari ereditati dal passato ed altri nuovi assunti inseriti in questa società esterna per non sforare il patto di stabilità che imponeva tetti alla spesa del personale.

Nel tempo, con il venir meno di molte rimesse dello Stato e senza il decollo della riscossione tributi che potrebbe assicurare un budget di assoluta tranquillità, i soldi a disposizione di Teate servizi sono diminuiti. Tra l’altro la Giunta Di Primio ha ereditato anche un contenzioso lasciato da Ricci con la Metis, una società di lavoro interinale, che rivendicava 800 mila euro di arretrati. Il contenzioso è stato risolto con un piano di pagamento che dal primo gennaio di quest’anno prevede rate da 65 mila euro mensili, per un totale di 725 mila euro. Il che mette ulteriormente in difficoltà il Comune, mentre Teate servizi non riesce a potenziare il personale per riscuotere i tributi comunali e solo recentemente è riuscita ad assumere per concorso un agente della riscossione (ce ne vorrebbero almeno 4-5) in grado di recuperare le abbondanti morosità. E’ fallito anche il piano per la riscossione degli oneri di urbanizzazione delle Cooperative di Tricalle, che avrebbe portato un aggio consistente nelle casse della società, così come sono falliti i progetti di affidare a Teate servizi la rete del gas o la gestione della piscina comunale, del tutto improponibili ed un pò fantasiosi. Per far fronte a queste difficoltà sempre nuove, l’amministrazione ha fatto anche alcuni errori: come le proroghe con determine dirigenziali o con delibere di Giunta, mentre la competenza è in capo al Consiglio comunale. Proprio su questi errori procedurali, cioè sulle proroghe che ci sono state per Teate servizi, sono pronte altrettante comunicazioni alla Corte dei conti da parte dei Revisori dei conti che da tempo segnalano queste irregolarità. Tra l’altro la normativa sul settore delle società partecipate oggi si è fatta più stringente e addirittura sarebbe necessario chiedere ogni volta all’Antitrust il permesso di affidare nuovi servizi che potrebbero turbare la concorrenza. Da questo orecchio l’amministrazione Di Primio sembra avere qualche problema di udito ed oggi dal Prefetto difenderà le sue ragioni come esigenza di “buon governo” e come autonomia nella gestione dei servizi comunali. Siamo cioè di fronte all’eterno dilemma: dare il pane a chi ha bisogno o fargli produrre il pane? Assistenzialismo da società ricche o rispetto dei conti in tempi di magra? L’ipotesi su cui in Comune si sta lavorando sembra allora questa: il Piano industriale prevederebbe che se Teate servizi vuole sopravvivere e dare lavoro a più persone, dovrebbe essere sempre più autonoma e meno dipendente dai soldi del Comune. Obiettivo raggiungibile incentivando la riscossione dei tributi, che produce risorse con l’aggio incassato: si tratta di occupare più addetti in questo servizio e meno dipendenti nelle manutenzioni. Cioè il contrario di quello che avviene oggi.
Sebastiano Calella