PORTO E VELENI

Idrocarburi, arsenico e Ddt da rimuovere, prima di fare il porto a Francavilla

L'altro ieri l'ex sindaco Angelucci spingeva per la ripresa dei lavori

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Roberto Angelucci

Roberto Angelucci

FRANCAVILLA. Idrocarburi, arsenico e Ddt. E’ questo l’inquinamento rilevato dall’Arta alla foce del fiume Alento, lì dove si voleva costruire il porto.

E lì dove si insiste a dire che bisogna far ripartire i lavori perché l’inquinamento non c’è.

Le esternazioni dell’ex sindaco Roberto Angelucci hanno fatto urtare Antonio Luciani, sindaco in carica, che ha risposto seccato: «il porto si farà, se si farà, quando gli organi tecnici e non un privato, diranno che la zona è stata messa in sicurezza». Il problema, semmai, come ha spiegato anche Mario Giangiacomo, assessore ai lavori pubblici, è trovare i soldi per disinquinare, per togliere definitivamente quello strato di rifiuti che si trova sotto la strada di accesso al porticciolo, una volta piccolo approdo per la pesca. La relazione tecnica dell’Arta, che PrimaDaNoi.it è in grado di pubblicare, spiega con chiarezza che sono state eseguite le analisi sia sui contro campioni dei sedimenti marini e delle acque presso il cantiere del porto turistico, sia scavando sotto la strada del cantiere. Per le acque sono stati superati i limiti per l’Arsenico, il Dicloropropano, il Ferro ed il Manganese. Le quattro “trincee esplorative” che hanno scavato il terreno a fine settembre scorso hanno fatto trovare invece altre sorprese: sotterrati ci sono rifiuti di plastica, metalli, inerti, scarti di fonderia, asfalto dal «piano di campagna fino a due metri sotto terra». E qui sono stati trovati livelli alti di Idrocarburi, Arsenico e Ddt. Altro che lavori da riprendere subito. Lavori ci sarebbero da fare, ma solo quelli per la caratterizzazione del terreno, cioè per il disinquinamento che siccome non si deve dire è come se non ci fosse. Purtroppo non è così.

L’amministrazione comunale, con l’assessore Giangiacomo, si è attivato per rimpinguare gli scarsi fondi che il contratto di programma con il Ministero assegna a questa bonifica e per far partire il cantiere del depuratore. Perché in tutta questa confusione creata sul porto, un dato è chiarissimo: non è Francavilla che inquina, ma sono i comuni a monte che scaricano inquinanti, cioè Francavilla è vittima di un processo che rischia di avere conseguenze negative anche sul turismo. Se poi, oltre all’acqua sporca che il fiume porta, sulle sponde si bruciano pneumatici o si attivano discariche abusive, è chiara una conseguenza: non solo il porto non si farà mai, ma rischia tutto l’ambiente circostante, acqua di mare compresa.

Sebastiano Calella

 

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