PIANELLA

Pianella: il Tar chiude scuola. L’associazione Blu Dreams non si arrende

Il braccio di ferro continua. Pedduzzi: «andremo avanti»

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Pianella: il Tar chiude scuola. L’associazione Blu Dreams non si arrende
PIANELLA. Il Tar ha deciso: la scuola elementare privata Orizzonti, in via Quercia dell'Ompiso di Pianella va chiusa.

Il tribunale amministrativo respinge il ricorso dell'associazione onlus Blu Dreams, titolare della scuola contro l’ordinanza comunale che ne dichiarava l’inagibilità. L’ennesima tegolata per l’associazione che dal 2009 lotta con unghie e denti per avere uno spazio didattico. Il presidente non si arrende: «senza soldi per ricorrere al Consiglio di Stato» e racconta e chiede 15 giorni di tempo.

LA BATTAGLIA CONTRO IL COMUNE
«La documentazione presentata dalla Blu Dreams, non è stata idonea per autorizzare la trasformazione del fabbricato, che risulta commerciale, per lo svolgimento di attività didattica ed è necessaria una nuova abitabilità». Con queste motivazioni il collegio giudicante del Tar composto dai magistrati Umberto Zuballi, presidente, Michele Eliantonio e Dino Nazzaro respinge il ricorso di Blu Dreams contro il Comune di Pianella.
L'associazione aveva impugnato davanti al Tar l'ordinanza del Comune del 23 maggio 2011 con cui l’amministrazione dichiarava l’inagibilità dei locali dove è ospitata la scuola. Poi, la sospensiva da parte del Tar e la riapertura della struttura, fino alla sentenza finale.
L’associazione, ora, ha davanti due strade: mollare o impugnare la sentenza del Tar davanti al Consiglio di Stato. La richiesta di Blue Dreams al Comune è una: «la permanenza nella struttura attuale visto che a novembre 2011 è stato incaricato un tecnico per avviare le procedure per sanare quanto richiesto».
«E’ premura di tutti: genitori, alunni garantire la prosecuzione dell’attività didattica degli alunni che frequentano la scuola primaria», si legge nel comunicato della onlus, «la stabilità lavorativa del corpo docente, la tranquillità delle famiglie. La struttura usata per attività didattiche rispecchia i requisiti per la tutela e sicurezza e lo conferma l’ispezione della Asl di Pescara protocollo 30990 del 13 -7-2011. Qualora questo non rientri in altre valutazioni chiediamo un tempo equo di 15 giorni per trasferirci in altra sede».

«IL CALVARIO»
A raccontare il suo punto di vista a PrimaDaNoi.it è Stefania Pedduzzi, presidente di Blu Dreams onlus. Secondo la Pedduzzi, la sua scuola «dà fastidio alle strutture pubbliche e per questo è stata ostacolata».
«Le nostre tariffe sono competitive ed anche i servizi offerti», dice, «siamo una onlus e se ci sono famiglie di bimbi in difficoltà, non pretendiamo alcun pagamento. Offriamo servizi di asilo nido, scuola dell’infanzia e primaria». La voce è stanca e affaticata ma l’entusiasmo nel descrivere la scuola è palpabile.
«Con 180 o 150 euro al mese una famiglia ci affida i suoi piccoli dalle 7.20 del mattino, fino al pomeriggio. I bimbi ricevono colazione pranzo e merenda; si mangia frutta, yogurt, seguiamo un protocollo alimentare sano per i piccoli alunni ed ogni venerdì portiamo i bimbi in piscina. I genitori devono aggiungere solo 60 centesimi ed il trasporto è gratuito. Poi, organizziamo un viaggio d’ istruzione all’anno all’ estero: Parigi, Barcellona, Londra».
La Pedduzzi parla dei bimbi diversamente abili che frequentano la sua scuola, «tutti provenienti da realtà pubbliche e da lontano Rosciano, Cepagatti».
«Questi bimbi», dice, «hanno assistenza ed hanno raggiunto ottimi risultati». Arriva poi la parte più dolorosa della narrazione, quella fatta di richieste inoltrate al Comune, di attese, di avvocati e di silenzi.
«La storia comincia nel 2009», racconta, «la nostra associazione chiese al sindaco di utilizzare la scuola media di via Santa Lucia in attesa di fondi per creare una nostra struttura. Lì il primo diniego. Il no era dovuto al fatto che la Asl doveva ampliarsi in quei locali. Allora ci rivolgemmo ad un’agenzia immobiliare per trovare un struttura in grado di ospitare due pluriclassi di scuole elementare».
E’ allora che la onlus individua il primo sito in contrada Vallerio 1. «Abbiamo subito chiesto al Comune di darci indicazioni per metterci in regola, ricevendo come risposta un’ordinanza di chiusura il 19 settembre 2010». A quel punto la scuola si sposta provvisoriamente nella struttura del nido d’infanzia in via Aldo Moro a Pianella e parte la ricerca del nuovo locale. Il nuovo stabile si trova in località San Martino via Quercia dell’Ompiso e, memore delle esperienze passate, la Pedduzzi fornisce in anticipo una serie di documenti attestanti l’agibilità e conformità della struttura. «Il 2 dicembre 2010 ho presentato il documento di parere igienico sanitario certificato, la prova statica antisismica, la relazione tecnica, lo stato di abitabilità. Venne persino una dottoressa della Asl di Pescara a fare il sopralluogo e non rilevò alcun problema a parte un piccolo sovraffollamento di un’ aula».
Proprio dalla relazione tecnica della Asl conseguente al sopralluogo del 19. 05.2011, indirizzata anche al sindaco di Pianella, viene fuori un’ edificio in regola. «Tutti gli ambienti sono sufficientemente alti», si legge nella relazione, «ben areati ed illuminati naturalmente, non presentano tracce di umidità e le condizioni igienico sanitarie sono buone. L’unica irregolarità è il sovraffollamento dell’aula uno che, per le sue dimensioni è in grado di ospitare 16 alunni mentre all’atto del sopralluogo risulta destinato a 20 alunni».
Ma anche stavolta qualcosa va storto. «Il legale dell’onlus scrive al Comune dichiarando l’agibilità della struttura ed aprendosi a suggerimenti, indirizzi. Dal Comune silenzio di tomba per 60 giorni».
«Poi», racconta la Pedduzzi con un filo di voce, «la lettera di diffida dal Comune. L’ordinanza di sospensione dell’attività didattica ed il ricorso al Tar che sospende l’ordinanza del Comune. Poi, il riesame della sospensiva e l’epilogo finale che conosciamo».
Stefania Pedduzzi vuol far sapere «che non mollerà la sua battaglia».
«Posso giurare che non ho preso un euro dalla scuola», dice, «sono un’insegnante ed un’imprenditrice e potrei perciò abbandonare tutto da domani ma non lo farò per non mandare a casa chi lavora lì dentro e per rivendicare i nostri diritti». Poi, il pensiero vola agli alunni: «come faccio ad insegnare la convivenza democratica ai bimbi se sono io stessa a gettare la spugna?».
Marirosa Barbieri