L'AGGRESSIONE

Aggredì giovane a Pescara Vecchia, condannato a 7 anni e 9 mesi di reclusione

Il pestaggio ripreso dalle telecamere di videosorveglianza

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Aggredì giovane a Pescara Vecchia, condannato a 7 anni e 9 mesi di reclusione
PESCARA. Claudio Spinelli, 25 anni, è stato condannato ieri mattina dal tribunale di Pescara.

Il gup Gianluca Sarandrea ha stabilito per lui una pena di 7 anni e 9 mesi di reclusione per tentato omicidio.
Il giovane rom sferrò a marzo del 2010 un pugno micidiale in pieno volto a Luciano Zerrilli, un giovane studente di Biccari, provincia di Foggia, arrivato a Pescara per trascorrere una serata insieme ad alcuni amici. Ma quella notte si trasformò ben presto in un incubo. Spinelli è stato subito descritto come un ragazzo difficile, alle spalle una storia di vita completamente diversa da quella della sua vittima: amante del pugilato e già qualche bega con la giustizia nel suo curriculum. Spinelli ha colpito in pieno volto il foggiano davanti ad altri giovani fuori ad un locale di Pescara Vecchia dove nel fine settimana da anni si riversa un fiume di giovani.
Dopo il colpo Luciano si accasciò a terra tra l'indifferenza generale. Solo dopo alcuni minuti un amico, che spiegò di non aver visto lo scontro, allertò i soccorsi.
L’aggressione fece molto scalpore e produsse una forte indignazione in città anche a causa delle immagini di un video di una telecamere di sorveglianza che riprese tutta la scena. Spinelli venne arrestato poche ore dopo dalla Squadra Mobile mentre per Luciano cominciò una lunga battaglia, quella contro la morte. Rimasto in coma per 12 giorni si è poi ripreso completamente dopo una lunga riabilitazione ad una gamba.
Qualche giorno dopo vennero identificati anche 4 amici dell’aggressore, tre zingari e un albanese. Per tre di loro era stata avanzata richiesta una misura cautelare ma il gip Luca De Ninis concesse solo la misura cautelare dell'obbligo di dimora per uno dei tre giovani e precisamente per Bruno Spinelli di 27 anni. Il reato ipotizzato era favoreggiamento personale ed omissione di soccorso. Per gli altri il giudice ha obiettato che non erano emersi elementi certi ed inconfutabili di un loro reale coinvolgimento (favoreggiamento) e dunque la misura chiesta dal pm Di Florio non venne concessa.