LA SENTENZA

Si finge una donna sui social network, condannato a 4 mesi di reclusione

I reati contestati sono sostituzione di persona e diffamazione

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Si finge una donna sui social network, condannato a 4 mesi di reclusione
LANCIANO. Può costare caro giocare o distorcere l’uso dei social network.

Magari non tutti lo sanno ma aprire account fasulli, utilizzando nomi, cognomi e foto di altri è un reato. Ne sa qualcosa Massimiliano Crini, 42 anni, originario di Lanciano ma residente a Bologna. L’uomo ieri ha patteggiato la pena di 4 mesi di reclusione.
L’uomo replicava lo stesso sistema più volte creando profili fasulli ma inserendo dati e foto di una donna di Lanciano. Ha aperto account su Badoo, noto sito di incontri, ma anche Messenger, sul sito Lanciano.it e un sito di incontri russo. Il sistema era ormai rodato e andava avanti dal 19 settembre del 2010. Crini non si limitava a rubare dati e immagini ma faceva interagire il suo ‘personaggio’ con altri utenti del web attribuendo frasi di apprezzamento sulle gambe di altre donne e la ricerca di incontri con uomini e donne.
Il furto di identità è uno dei reati più diffusi anche su Facebook così come la sostituzione di persona, l’utilizzo di generalità di professionisti o personaggi famosi a scopo di frode o per riuscire ad avere contatti con un grande numero di persone. Ci sono state molte denunce da parte degli utenti per diffamazione: perché è chiaro che la possibilità di “postare” in gruppi determinati commenti può determinare fattispecie penali come l’ingiuria o l’offesa nei confronti della persona che ospita il commento oppure la diffamazione.
Altro fenomeno recentemente studiato dagli investigatori e che si verifica su Facebook è invece quello del Trolling ovvero provocare reazioni di protesta nella Rete tramite messaggi o siti provocatori.
Scrivere di uccidere i down, o gli ebrei o dire di voler pubblicare i volti dei gay determina un’ondata di protesta e di indignazione prima da parte degli utenti e poi, una volta che la notizia arriva ai giornali, da parte della società civile; in realtà le indagini hanno rivelato, spiega la Postale sulla rivista Polizia Moderna, che gli autori non hanno alcuna intenzione razzista ma stanno semplicemente giocando tra di loro in una sorta di gara che ha una graduatoria interna per vedere chi riesce a procurare il maggior livello di indignazione.