L'ESPOSTO

Accordo di programma via Misticoni, le carte finiscono in procura

Si valuta anche l’ipotesi di rivolgersi alla Corte dei Conti

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Accordo di programma via Misticoni, le carte finiscono in procura
PESCARA. «Troppi errori materiali, troppe carenze e punti non chiari» all’interno dell’accordo di programma dell'era D'Alfonso inerente via Misticoni.

PESCARA. «Troppi errori materiali, troppe carenze e punti non chiari» all’interno dell’accordo di programma dell'era D'Alfonso inerente via Misticoni.
Una volta raccolte tutte le carte rintracciabili sull’intera vicenda l’amministrazione Mascia valuterà anche la necessità di inviarle all’esame della Corte dei Conti, «per verificare danni a carico dell’Ente pubblico». Di sicuro, annunciano i presidenti della Commissione Lavori pubblici, Armando Foschi, e Gestione del Territorio, Marco Mambella, le carte saranno spedite alla Procura della Repubblica «per un approfondimento circa le procedure seguite che oggi non ci consentono, di fatto, di chiudere un progetto e delle opere pubbliche rimaste a metà».
La decisione è arrivata ieri al termine della nuova riunione congiunta delle Commissioni Lavori pubblici e Gestione del Territorio, svoltasi alla presenza dei tecnici che hanno seguito in passato o seguono oggi il fascicolo. Nel corso del dibattito, hanno spiegato Foschi e Mambella, sono emerse ulteriori novità che hanno «aggravato» la vicenda.
«Innanzitutto», spiega Foschi, «è emerso che oggi lo Stato è proprietario di parte di un fabbricato di 10 piani, realizzato dal privato su aree demaniali, per un valore di 150mila euro. Soprattutto è emerso che l’impresa Gestimmobili Srl che ha proposto e sottoscritto con il Comune l’accordo, non ha le caratteristiche di legge per eseguire le opere di urbanizzazione primaria previste».
Il dirigente del Dipartimento Urbanistica D’Aurelio, dopo due solleciti, ha ora inviato una diffida che, se non verrà ottemperata entro poche settimane, determinerà una richiesta di pignoramento degli immobili realizzati e delle aree con sequestro conservativo.

L’ACCORDO
L’accordo di programma ‘Gestimmobili srl – via Misticoni’ è regolato da un atto di convenzione sottoscritto dal Comune il 19 febbraio 2008, e un accordo di programma sottoscritto il 20 febbraio 2008. E già dalla lettura dei due atti emergono delle discordanze: nella convenzione del 19 febbraio è stato infatti stabilito in cinque anni il termine per il completamento dell’intervento previsto nell’accordo, con scadenza 15 aprile 2013, ma nell’accordo di programma si è invece stabilito in quattro anni il termine per il completamento dello stesso intervento. Il primo interrogativo posto ieri ai tecnici è come sia stato possibile che l’amministrazione comunale (si parla dell’epoca D’Alfonso), che ha sottoscritto i due atti, non si sia resa conto di una differenza non di un giorno, o di una settimana, ma di 365 giorni solari.
Secondo l’architetto Emilia Fino dell’ufficio tecnico comunale è da ritenere valida la scadenza contenuta nell’atto di convenzione, anche se non ci sono documenti che lo confermino.
Ma Foschi e Mambella annunciano che oggi l’amministrazione comunale non può pretendere il rispetto del cronoprogramma perché lo stesso non è stato allegato alla delibera approvata dalla giunta comunale il 3 aprile 2008. «Si tratta di una carenza assurda per un esecutivo», hanno denunciato i due presidenti di commissione, «carenza sulla quale abbiamo chiesto risposte agli ex componenti di quella giunta, come i consiglieri D’Angelo o Blasioli. Invece dei chiarimenti, il consigliere Del Vecchio, forte evidentemente del proprio sapere, ha sostenuto che non era necessario allegare il cronoprogramma alla delibera approvata in giunta, peccato che le normative dicano il contrario». E di fatto né il primo Rup né tantomeno gli ex amministratori hanno saputo spiegare le ragioni di tale assenza documentale. Non solo: l’unico cronoprogramma esistente è allegato al progetto, ma il Rup Di Berardino ieri ha rivelato che nel documento ci sono diverse parti in bianco.

L’OPERA PREVISTA
A oggi, come emerge dalla relazione tecnica stilata dal Rup Di Berardino, risultano realizzate le condotte fognarie e i marciapiedi di via Seneca e via Degli Equi, e risultano realizzati, già da alcuni anni prima della sottoscrizione dello stesso accordo, un collettore fognario in via Misticoni e una vasca per l’alloggiamento delle pompe idrauliche necessarie al rilancio delle acque miste sulla rete di via San Francesco.
Nell’accordo di programma si prevede anche il completamento della viabilità, prolungando via Misticoni nel tratto compreso tra via Sallustio e via San Francesco, ricomprendendo zone per parcheggi e le reti dei sottoservizi, mentre nella vasca di rilancio dovranno essere alloggiate 5 pompe idrauliche, opere che non sono formalmente in ritardo, dovendo essere riconsegnate entro il 15 aprile 2013.
«Si è invece verificato un grave inadempimento da parte della ditta», ha spiegato ancora Foschi, «che oggi non garantisce il Comune nell’esecuzione delle opere pubbliche convenzionate con la prevista polizza fideiussoria riportata nella Convenzione». Nell’aprile 2011 – spiegano dal Comune – è stato accertato che la polizza era infatti stata stipulata con la Mediafin Spa che nel dicembre 2008 è stata esclusa dalla Banca d’Italia dagli Istituti di credito e, poi nel 2010, l’Autorità giudiziaria di Roma ne ha decretato il fallimento. Altro segnale di allarme, preannunciato dalla stessa ditta nella nota inviata lo scorso 25 maggio 2011, è l’eventuale impedimento al completamento del Piano Integrato per la mancata acquisizione di alcune superfici, evidenziando la presenza di un ‘manufatto idraulico’, ossia di un tratto di ‘canale Bardet’, posizionato all’interno del ‘lotto fondiario’ convenzionato. Il canale Bardet appartiene ai beni dello Stato e il suo utilizzo, negli ambiti edificatori, dev’essere regolarizzato acquisendone la proprietà.
«Dunque, ai fini dell’intervento convenzionato», sostengono Foschi e Mambella, «la ditta, prima di sottoscrivere l’accordo, era obbligata ad acquisire la proprietà delle aree all’interno dell’ambito territoriale convenzionato, compresa quella del suolo demaniale costituente il ‘lotto fondiario’».
E l’interrogativo del centrodestra oggi al Governo al centrosinistra che ha amministrato negli anni scorsi è chiaro: come ha potuto l’amministrazione comunale approvare un accordo di programma inerente una superficie di cui la parte proponente non era neanche proprietaria? E com’è possibile che nessuno abbia controllato la pratica?