LA RIVOLTA DEI FORCONI

Sciopero tir, negozi vuoti e prezzi alle stelle

La filiera agroalimentare verso il collasso, prezzi +40%

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Gli scaffali semivuoti dei negozi

Gli scaffali semivuoti dei negozi

ABRUZZO. Confagricoltura l’ha ribattezzata «la guerra tra i poveri».


ABRUZZO. Confagricoltura l’ha ribattezzata «la guerra tra i poveri».

Da un lato gli autotrasportatori che da domenica sera si sono fermati per protestare contro il caro gasolio, l’aumento dell’Irpef e delle tariffe autostradali, e dall’altro lato il comparto dell’agricoltura che è messo in ginocchio perché tonnellate di merce non sono mai arrivate a destinazione.
La situazione - fa presente Confagricoltura che sta monitorando costantemente gli avvenimenti attraverso le sue sedi territoriali - resta difficilissima con blocchi in molte zone d’Italia, Abruzzo compreso.
Si stima che, a livello nazionale, venga consegnato ai punti vendita della grande distribuzione circa il 60% del quantitativo medio abituale di prodotti deperibili, come carne, ortofrutta, formaggi.
Già adesso mancano molti prodotti e si registrano speculazioni al consumo sui prezzi che per alcuni ortaggi sono aumentati anche del 40 per cento
Secondo una indagine di Coldiretti zucchine, verza, spinaci, cicoria, lattuga, broccoli e pomodori scarseggiano e quando si trovano nei supermercati i prezzi sono decisamente alti come i peperoni e le melanzane a 3,10 euro al chilo o il pomodoro ciliegino a 5,45 euro al chilo. La situazione è particolarmente difficile nei supermercati dove si è interrotta la catena per l'approvvigionamento, mentre è migliore nei mercati rionali e nei mercati degli agricoltori dove sono gli stessi produttori agricoli a rifornire i banchi.
«Anche gli agricoltori - commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - rifiutano una imposizione come l’Imu che è eccessiva e non esiteremo nella difesa delle loro imprese, ma basta con le guerre tra poveri. Cosa trasporteranno i Tir quando le nostre aziende e l’intera filiera saranno costretti a chiudere?»
Le difficoltà riguardano però ogni categoria merceologica e sono molte le fabbriche che anche in Abruzzo sono state costrette a rallentare la produzione o bloccarla del tutto. Difficile anche trovare i giornali alle edicole specialmente i periodici.  

RISCHIO PRODOTTI AVARIATI?
Secondo il Codacons però in questi giorni non ci sarebbe solo il pericolo dei prezzi rincarati e delle speculazioni da dribblare. La protesta degli autotrasportatori rischia di determinare danni anche sul fronte sanitario, in relazione alla cattiva conservazione dei prodotti alimentari trasportati sui Tir.
«Temiamo - spiega il Codacons - che nelle zone in cui si verifichi la rimozione anche parziale dei blocchi, le merci contenute nei camion che per giorni sono rimasti fermi, possano arrivare nei negozi. Ciò determinerebbe un pericolo sanitario non indifferente, considerando che per l'intero periodo di sospensione del trasposto i beni deperibili sono rimasti all' interno di autofurgoni privi di sistemi di congelamento o, comunque, con i refrigeratori spenti».
L’associazione chiede l'intervento delle Asl e dei Nas in tutto il paese, «affinchè dispongano controlli atti a verificare lo stato di genuinità dei prodotti alimentari che in queste ore giungono nei supermercati e nei negozi - afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - I consumatori, infatti, rischiano di acquistare alimenti potenzialmente pericolosi e che potrebbero rappresentare un danno per la salute».

LA SEVEL ANCORA FERMA
Intanto ad Atessa questo è il terzo giorno di blocco totale della produzione alla Sevel e si conta che fino a questo momento siano circa 3.000 i Ducati non prodotti. Lungo la Fondovalle Sangro da stamattina ci sono ancora una ventina di tir fermi sul ciglio della statale 652. Tir in sosta sono anche al casello Carsola-oricola della A24. Sull’A14 mezzi pesanti che manifestano ai caselli di Vasto sud, Pescara sud.

STOP ALLA COCA COLA
E in queste ore si ferma anche la Coca-Cola Hbc Italia che è stata costretta a sospendere la produzione negli impianti di produzione di Marcianise (Ce) e Rionero in Vulture (Pz). Si va avanti, invece, per il momento nell’aquilano. «Tale decisione», spiega l’associazione, «è stata dettata dall'impossibilità di ricevere le materie prime necessarie per la produzione di bevande gassate e per l'imbottigliamento di acqua minerale e poter permettere il normale deflusso dei prodotti dai magazzini. A garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali, tutela del servizio al consumatore, e nel rispetto nei confronti degli impegni con i clienti Coca-Cola Hbc Italia auspica di poter riprendere quanto prima l'attività produttiva».