PESCARA

«Roberto Straccia non è stato ucciso»

Smentita dai carabinieri l’ipotesi del pool che segue la famiglia Straccia

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Roberto Straccia

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L’ipotesi che Roberto Straccia sia stato ucciso non corrisponde alla realtà.


PESCARA. L’ipotesi che Roberto Straccia sia stato ucciso non corrisponde alla realtà.
Lo ha detto questa mattina il comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, Marcello Galanzi rispondendo (a distanza) e senza fare i nomi dei destinatari del suo messaggio.
Di un possibile omicidio sono invece certi i periti di parte della famiglia Straccia, ovvero il pool di cui fanno parte tra gli altri lo psichiatra Alessandro Meluzzi e l’ex comandante dei Ris Luciano Garofano.
Proprio Meluzzi in una intervista al Resto del Carlino ha detto che secondo gli accertamenti svolti dai periti è plausibile pensare che qualcuno abbia fatto male volontariamente a Roberto. Che lo abbia ucciso e poi gettato in acqua. Ma da Pescara arriva una secca smentita. «E’ fantascienza», ha detto il capitano Galanzi. «Noi siamo gli unici ad aver fatto accertamenti e le piste che restano in piedi sono quelle di un suicidio o di un malore». In attesa dei risultati dell’autopsia a Moresco si continua a chiedere la verità su questa morte improvvisa quanto misteriosa. «L'unica cosa da fare», ha detto il comandante è attendere la perizia definitiva relativa alla autopsia, affidata a un vero luminare».
Galanzi ha anche sottolineato che i resti di cibo vengono digeriti completamente, distrutti, in circa quattro ore. Quelli trovati nello stomaco del ragazzo non erano stati digeriti completamente. Potrebbero essere compatibili con lo spuntino che Straccia faceva solitamente alle 12-12.30».
Ma cosa ha detto precisamente Meluzzi? «Il generale Garofano ha effettuato un lungo sopralluogo e ha esaminato tutti gli elementi a disposizione. Dopo averli confrontati con quelli in mio possesso, siamo giunti alla conclusione che la morte di Roberto sia da attribuire a un omicidio».
«Una volta capito», ha proseguito lo psichiatra, «che non poteva essersi trattato di suicidio, abbiamo preso in considerazione le altre due ipotesi: l’incidente o l’omicidio. Visti i primi risultati dell’autopsia secondo cui la vittima è entrata in acqua già in stato d’incoscienza, ne è rimasta in piedi soltanto una, quella della morte provocata da qualcuno».
Il ragazzo comunque non può essere caduto dal ponte, sempre secondo Meluzzi, dato che il fondale è fangoso e basso. E non sarebbe neanche tornato indietro verso il molo sud, in quanto le telecamere non lo hanno ripreso. «Restano allora quei duecento metri a nord del ponte, dove la videosorveglianza non è in funzione».
Meluzzi parla anche di una testimonianza di una ragazza, che viene giudicata «molto significativa» ma che al momento il pool preferisce tenere riservata.