CITTA’ SANT’ANGELO

Ecco chi sono i ‘forconi’ abruzzesi. Tir ai caselli: «Da qui non ci muoviamo»

Cento tir bloccati nei pressi dei caselli dell’A14 dell’Abruzzo

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Un tir in sosta in Abruzzo

Un tir in sosta in Abruzzo

Il passaparola per mobilitarsi, turni per dormire, lavarsi e mangiare. Ecco come vivono i ‘forconi’ abruzzesi. Sono agguerriti perché stanchi. La sensazione è che non abbiano più niente da perdere.

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CITTA’ SANT’ANGELO. Il passaparola per mobilitarsi, turni per dormire, lavarsi e mangiare. Ecco come vivono i ‘forconi’ abruzzesi.
Sono agguerriti perché stanchi. La sensazione è che non abbiano più niente da perdere. Da ieri sera il movimento dei forconi è ‘sbarcato’ anche in Abruzzo. Gli autotrasportatori che dal sud erano diretti al nord, con i tir carichi di merce, hanno deciso di seguire l’esempio dei colleghi che per una settimana hanno tenuto sotto scacco la Sicilia mettendo l’intera regione in ginocchio. Lì la situazione creatasi è stata di vero disagio: merci in entrate e in uscita completamente bloccati: supermercati vuoti così come distributori di benzina senza carburante.
In Abruzzo la situazione è al momento diversa perché il blocco non è totale ma si è partiti con una protesta ‘soft’ che nelle prossime ore potrebbe farsi più pesante. I camionisti hanno fermato i loro mezzi, non hanno portati i carichi a destinazione ma la circolazione stradale è ancora garantita. Prevedibili i disagi per moltissime categorie di commercianti che non riceveranno quella merce. Disagi a cascata ovviamente anche per i cittadini. 
Dalla mezzanotte di ieri un centinaio di tir è fermo ai caselli A14 Val Vibrata, Mosciano e Città sant’Angelo. Si sono radunati nelle piazzole di sosta, nelle aree dei parcheggi e nei pressi degli autogrill. «Facciamo passare tutti», raccontano. «Nessun blocco». La circolazione è solo rallentata a causa della curiosità degli automobilisti.
L’intenzione degli autotrasportatori è quella di rimanere fermi fino a venerdì prossimo, «poi si vedrà».
Cosa si vedrà?
«Decideremo se continuare o rimetterci in moto». Ora stanno fermi, immobili sulla strada nella speranza che arrivino «buone notizie dall’alto». E per ‘alto’ si intende Roma, la capitale, ovvero il governo Monti. Se loro paralizzano una nazione intera, pensano, non si potrà far finta di non vedere. «Stiamo toccando il fondo, chi più chi meno», racconta Pietro a PrimaDaNoi.it, autista di un tir che trasporta medicinali. Sarebbe dovuto arrivare ieri sera ad Ancona per scaricare la merce ma invece ha deciso di unirsi ai colleghi in questa rivolta che sta bloccando l’Italia intera, ora dopo ora. «Tariffe vecchie da sei anni, gasolio alle stelle, autostrade triplicate, contributi relativi ai dipendenti avanzati del 6-7%. Noi non ce la facciamo più, siamo arrivati a toccare il fondo».
Loro sanno che adesso si sono messi contro proprio tutti, dai ‘padroni’ ai dirigenti per cui lavorano. Stare fermi giornate intere crea danni economici enormi. «Ma noi restiamo qui», assicurano, «almeno fino a quando non si trova una soluzione decente».
Se in queste ore si è scelta una via ‘morbida’ (stare sulla strada ma non bloccare il traffico) non è detto che la situazione resti così anche nei prossimi giorni. «Aspettiamo un po’ e poi vediamo…». Volete bloccare tutto? «Dipende da quello che succede, da cosa ci rispondono. Aspettiamo domani, nel caso in cui non accade nulla sceglieremo la via del blocco totale e garantiamo il passaggio solo ai mezzi di soccorso».
E gli occhi sono puntati sempre ai palazzi del potere dove si spera che ci sia qualcuno che capisca questo sforzo. La stanchezza a quasi 12 ore dall’inizio non si fa ancora sentire.
«Stanotte c’erano 2 gradi sotto zero», raccontano ancora. E loro sono stati fuori ai camion, «infreddoliti come pulcini», ti dicono con il tono forte e deciso. Sfidare il freddo è il male minore: «le ragioni valide ci sono», assicurano. «Ne vale la pena».
A turno c’è chi dorme, chi mangia, chi si fa una doccia. Per dormire lo spazio non manca. I tir super attrezzati e le cuccette sono un rifugio assicurato. «Alle 13 scatta un nuovo turno di riposo», raccontano. «Chi è stato in strada tutta la mattina potrà prendere sonno per qualche ora, almeno fino alle 16». Vietato disturbare.
Per il pranzo, la colazione e la cena c’è l’autogrill, aperto 24 ore su 24. «Non potevamo chiedere di meglio», commentano. Nel gruppo non c’è un capo, nessun leader. Si muovono compatti, assicurano: «decidiamo tutti insieme» anche per evitare di fare «come quattro anni fa». Perché cosa è successo quattro anni fa? «Il dirigente della Cna è andato su a parlare con i referenti politici e dopo è diventato anche senatore, si è venduto allo Stato, hai capito? Ci stiamo mangiando tra di noi».

CAOS NELLA VAL DI SANGRO
Oltre 70 tir sono fermi anche lungo la statale 352 'Fondovalle Sangro'. Da ieri sera sono fermi nei pressi della più grande zona industriale del centro sud, la Val di Sangro.  La circolazione dei mezzi normali procede a rilento, mentre i tir diretti verso stabilimenti come Sevel (gruppo Fiat), Honda e si fermano non appena usciti dal casello autostradale dell'A-14 'Val di Sangro'. Sul posto ci sono gli agenti della polizia di Lanciano. Stessa situazione a Ortona, sempre nei pressi dell'uscita del casello autostradale.

Alessandra Lotti