UdA, Cuccurullo inaugura il suo ultimo anno accademico da rettore

Ordine della Minerva allo storico Raffaele Colapietra

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Franco Cuccurullo

Franco Cuccurullo

CHIETI.Cuccurullo, sul palco della vecchia aula magna era circondato dai presidi e dai candidati ufficiali o in pectore alla sua successione



CHIETI. C’è voluta l’energia di un giovane 80enne – lo storico aquilano Raffaele Colapietra - per svegliare il sonnacchioso uditorio dell’inaugurazione dell’anno accademico alla d’Annunzio di Chieti.

 Poche, vibranti parole, un inno alla vita che vale per tutto il tempo che «mi sarà ancora concesso», e un ringraziamento non formale per l’Ordine della Minerva ricevuto, con cui l’università di Chieti ha voluto premiare la carriera e la fama di Colapietra, il cui primo incarico universitario risale al 1968.
Prima della sua premiazione, la cerimonia si era svolta in tono minore, con la sala piena, ma non affollata, con molti ospiti illustri e qualche vuoto inusuale, ma con i fedelissimi di Franco Cuccurullo, per il quale questo era l’ultimo anno accademico da inaugurare come rettore dopo 15 anni di impegno ai vertici dell’Ateneo. Ma la sua prolusione ha spaziato sui temi della biotecnologia, della ricerca e dell’etica, evitando accuratamente ogni bilancio – pur legittimo – del suo lungo mandato, con un Ateneo passato da 17 mila a 35 mila studenti.
Una scelta forse meditata per non dare alla cerimonia di apertura dell’anno accademico un tono di addio o per non far vincere l’emozione che pure, nonostante gli sforzi, l’obiettivo fotografico è riuscito a cogliere al momento finale dei saluti da parte di Cuccurullo, sul palco della vecchia aula magna e circondato dai presidi e dai candidati ufficiali o in pectore alla sua successione. E con un’appendice familiare da nonno che ha restituito al rettore una dimensione inusuale, ora che il prossimo 31 ottobre scadrà il suo mandato. In realtà tutta l’inaugurazione è sembrata un pò compressa, forse per la concomitanza dell’addio di Cuccurullo e per la scelta di sembrare indifferenti alla fine di un periodo lunghissimo di governo della d’Annunzio. E così è scivolata via la lunga, dettagliata e interessante prolusione di Isabella Raffi sul “Riscaldamento climatico globale 55 milioni di anni fa: un analogo nel passato del nostro futuro”, rivolta però ad un uditorio interessato a salutare il rettore in scadenza. Più calibrate sull’attualità le parole del personale, affidate a Giancarla Giovannoli che ha assicurato al nuovo direttore amministrativo Giovanni Cucullo (presente in sala) il contributo dei dipendenti in questa fase di riforma dell’università, e quelle di Lorenzo Capasso che da studente ha criticato la gerontocrazia della nostra società. 
Il resto: l’esibizione del coro, l’Inno di Mameli in apertura, il Nabucco di Verdi in chiusura, il bel documentario di Luciano Paesani, la cerimonia stessa del conferimento dell’Ordine della Minerva con un’imprevista difficoltà per far indossare la medaglia a Colapietra, tutto è stato di fatto il contorno di un addio. Non a caso i saluti finali, gli abbracci e le foto ricordo hanno segnato l’uscita di scena del rettore senza strappi, senza cenni alle polemiche di quest’ultimo periodo e con la dedica della sua ultima prolusione al vescovo Bruno Forte, protagonista con Cuccurullo di tanti dibattiti sull’etica all’università e fuori. E forse è stato bene così: anche nella bufera, l’Accademia resta sempre al di sopra della cronaca.
Sebastiano Calella