CHIETI

Sale operatorie. I misteri della Cardiochirurgia di Chieti: la verità delle carte

Dopola polemica Giardinelli-Febbo il costruttore chiarisce

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3673

Cardiochirurgia di Chieti

Cardiochirurgia di Chieti

CHIETI. «Per il Polo di cardiochirurgia si punta all’eccellenza come da programmi: l’assessore regionale Febbo sbugiarda Giardinelli».

CHIETI. «Per il Polo di cardiochirurgia si punta all’eccellenza come da programmi: l’assessore regionale Febbo sbugiarda Giardinelli».

Così inizia la risposta dell’assessore regionale alle critiche del capogruppo Udc in Comune per il mancato completamento della cosiddetta sala ibrida della Cardiochirurgia. Di rimando la replica di Alessandro Giardinelli dove si spiega perché «l’assessore all’agricoltura è in errore per le sale di Emodinamica del Polo cardochirurgico».
Questo botta e risposta sull’esistenza o meno di altre sale operatorie per l’Emodinamica – oltre la sala ibrida – è la solita polemica che solleva una cortina fumogena sui fatti. Esaminando infatti il progetto sulle planimetrie della Proger si vede con chiarezza che le sale operatorie di cui parla l’assessore non ci sono, quindi qualcuno lo ha indotto in errore.
Il presente ed il futuro della Cardiochirurgia di Chieti sono sotto gli occhi di tutti, quindi il contrasto sulle sale operatorie che “ci sono o non ci sono” non è il problema più importante.
Questo reparto, fiore all’occhiello della sanità teatina e lodato dal presidente Chiodi perché si piazza «tra le prime dieci Cardiochirurgie italiane», stava per spiccare il volo con il nuovo edificio e le nuove attrezzature. Ma gli sono state tagliate le ali con la cancellazione della sala operatoria open space, ritenuta troppo avveniristica per Chieti dalla Asl e dai politici locali, tra cui in prima linea proprio l’assessore regionale Febbo.

Dopo la cancellazione della sala operatoria open space (i posti letto operatori sono stati quindi ridotti da tre a due), ora c’era la possibilità reale di completare in modo eccellente l’organizzazione del lavoro cardochirurgico. Si trattava cioè di attivare la terza sala operatoria ibrida confinante con le prime due e che serve in alcuni casi sia per la cardiochirurgia che per l’emodinamica.
Ma ancora una volta la Asl ha detto no, o meglio non ha risposto alle sollecitazioni in tal senso del costruttore (l’Ati De Cesare) che - con i lavori in corso nelle sale confinanti – ha proposto fin da agosto e poi il 18 novembre scorso di predisporre anche per la sala ibrida gli impianti necessari per le attrezzature e magari di attrezzarla pure per evitare successive lungaggini, nuovi appalti e nuovi lavori con il reparto aperto e funzionante. La mancata risposta Asl ha attivato la richiesta del capogruppo Udc Giardinelli, favorevole al completamento della sala ibrida, e che sull’argomento ha inoltrato un’interrogazione al sindaco Di Primio.
«Non serve questa sala ibrida – ha risposto Febbo, rubando la scena al sindaco – di sale per l’Emodinamica ce ne sono già due su altri livelli».
«Non è proprio così», ha replicato Giardinelli, confortato dalle dichiarazioni del costruttore che conosce la struttura meglio di tutti gli altri e che ha confermato a PrimaDaNoi.it che le sale operatorie esistenti sono solo tre e si trovano al 4° livello: due ricavate dalla ex open e la ibrida. Allora quale sarà la verità?
Spiega l’architetto Angelo De Cesare: «la sala operatoria nasce fin dalla progettazione in un certo modo: solai rinforzati, cemento armato più abbondante, cioè una portanza maggiore perché deve sostenere carichi maggiori rispetto alle altre stanze. Di solito il carico permanente di un solaio è di kg/mq 520 e il carico accidentale è di kg/mq 300. Se la sala operatoria, come nel caso della ibrida, deve sostenere la macchina Artis Zeego Weigt-Siemens che pesa kg 2600, serve un solaio rinforzato, come appunto quello delle sale nate come operatorie al 4° livello.  Al sesto livello ci sono sale Rx Emodinamica, ma il peso della macchina da sostenere è di molto inferiore, quindi i solai non sono rinforzati».
 Allora pare di capire che quando si parla di “vere” sale operatorie il riferimento è a quelle del 4° livello, mentre le sale del 6° livello, pur essendo di Emodinamica, non sono “tecnicamente” parenti della sala ibrida. E lo stesso Febbo riconosce alla fine che «non sono sale operatorie, ma di radiologia e interventistica». Giardinelli, che è anche medico, chiarisce però che se si vuole l’eccellenza,  «le sale per l’Emodinamica diagnostica (coronarografia, cateterismo cardiaco o angiografia carotidea) e le sale per l’Emodinamica interventistica (angioplastica coronarica con stent in corso di infarto acuto, angioplastica carotidea ecc.) devono essere situate in strettissima vicinanza con gli ambienti dedicati alla terapia intensiva e sub-intensiva cardiologica, oltre che alle due sale operatorie della cardiochirurgia, così da garantire la massima tempestività degli interventi terapeutici invasivi nei pazienti a rischio».
La puntata successiva di questa telenovela? Quando si tireranno le somme della produttività della Cardiochirurgia e dell’Emodinamica, qualcuno dirà che si fanno pochi interventi, che conviene chiudere, che sono eccessive le spese unitarie per ogni caso seguito, che non c’è bisogno di operare a Chieti: “è la casistica che fa il reparto, bellezza”…. Ed è già successo con il Programma operativo di recente memoria che tanti tagli di questo tipo ha prodotto al sistema sanitario abruzzese. Altro che «eccellenza da potenziare e Cardiochirurgia di Chieti come punto di riferimento per tutto il centro sud».
Sebastiano Calella