Cardiochirurgia, scontro Febbo-Giardinelli sulla terza sala operatoria ibrida

Sui lavori di potenziamento attriti e dubbi

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L'edificio di Cardiochirurgia
CHIETI. Si infittisce il mistero della Cardiochirurgia di Chieti, il cui completamento entro il 31 maggio prossimo rischia di essere una Caporetto per la sanità teatina.


CHIETI. Si infittisce il mistero della Cardiochirurgia di Chieti, il cui completamento entro il 31 maggio prossimo rischia di essere una Caporetto per la sanità teatina.

Altro che potenziamento, come si affannano a dichiarare la Asl di Chieti e l’assessore regionale Mauro Febbo: a lavori finiti, ad esempio, si scoprirà che la tanto osannata perizia di variante - imposta per completare senza ulteriori spese i lavori del reparto e renderlo funzionale - non prevede la sistemazione del tunnel di collegamento con l’ospedale che quindi sarà lasciato a “grezzo”.
Una dimenticanza di solo 200 mila euro che vanifica tutto: come faranno le barelle con i malati ed il personale a raggiungere l’ospedale?
La denuncia di questa grave anomalia viene da Alessandro Giardinelli, capogruppo Udc in Comune, che aggiunge un’integrazione alla sua interrogazione sulla Cardiochirurgia già rivolta al sindaco di Chieti e che sarà discussa in Comune il giorno 24 prossimo. Chiedeva Giardinelli se non fosse il caso, a lavori ancora in corso, di predisporre anche gli allacci per gli impianti nella terza sala operatoria che si trova a fianco delle due già completate. Ciò per evitare future difficoltà e appalti successivi, cioè inutili disagi al reparto una volta attivato. Alle sue perplessità – e non solo alle sue – per la mancata risposta della Asl a questa proposta, ha replicato l’assessore all’agricoltura Mauro Febbo che ha definito «fuori luogo e palesemente strumentali gli interventi critici sulla mancata realizzazione di una terza sala di Emodinamica. A questo proposito voglio sottolineare come sia assolutamente impensabile questa soluzione visto che la rimodulazione dell’appalto prevede già due sale per l’Emodinamica su un piano diverso da quello cardochirurgico».
 Il resto sono chiacchiere, i fondi sono stati stanziati, i tempi del collaudo al 31 maggio sono già chiari – continuava Febbo – e così la Cardiochirurgia teatina sarà un punto di riferimento per tutto il centro-sud e per l’Abruzzo.

Insomma: la toppa è peggiore del buco, cioè chi ha suggerito all’assessore queste dichiarazioni lo ha esposto ad una brutta figura. «Non esistono proprio» le due sale operatorie di Emodinamica su un piano diverso da quello cardochirurgico, ha dichiarato su precisa richiesta l’architetto Angelo De Cesare che sta ultimando l’edificio. Chiarisce poi Alessandro Giardinelli: «le due sale esistenti di Emodinamica alle quali si fa riferimento sono attive nel blocco operatorio dell’ospedale, quello che si dovrebbe raggiungere attraverso il tunnel a grezzo».
 Da aggiungere poi per precisione che la terza sala operatoria che sorge a ridosso di quella ex open space (ridotta a due letti, da tre che erano previsti) e che si vorrebbe completare con gli impianti mentre i lavori sono ancora in corso, non è una sala di Emodinamica, ma serve per le procedure ibride di chirurgia (sia vascolare che cardiaca) e di radiologia cardiovascolare. Quanto ai fondi esistenti, è solo il caso di ricordare che includevano la realizzazione del progetto open space e nella sala ibrida a fianco l’attivazione dell’attrezzatura Siemens Ziego che serve alla radiologia interventistica.
Al di là di queste imprecisioni, l’assessore è convinto che senza sala operatoria ibrida la Cardiochirurgia teatina fa un balzo in avanti nella qualità e nell’eccellenza, Giardinelli invece la pensa esattamente al contrario e lancia l’allarme per il declassamento di questo reparto, pur a fronte di dichiarazioni rassicuranti da parte dei politici regionali. Infatti questa «terza sala ibrida attigua alle nuove sale operatorie – scrive Giardinelli - permetterebbe il completamento funzionale della nuova struttura destinata alle patologie cardiache, che necessariamente deve usufruire di locali e servizi ubicati vicini tra loro, onde evitare disagi ed ostacoli enormi per i pazienti e per il personale sanitario. Avere un servizio di Emodinamica lontano dal Polo cardiochirurgico sarebbe un controsenso funzionale, non certo degno di una struttura sanitaria all’avanguardia come quella che si vuole e si deve realizzare a Chieti».
«D’altra parte – aggiunge il capogruppo Udc - dello stesso parere è anche il Direttore dei lavori (un professionista retribuito dalla Asl e quindi impegnato a fare gli interessi della stessa Asl), che nel merito delle sue indicazioni sconfessa tecnicamente quanto affermato dall’assessore Mauro Febbo».
 Senza dire che il finanziamento di 1,8 mln di euro risale ad un vecchio importo già ottenuto per l’Emodinamica e con il quale, secondo le perizie, si poteva realizzare la sala open (900 mila euro) con tutti i macchinari (750 mila euro), compresi quelli della sala ibrida. E’ questo il mistero della Cardiochirurgia: due posizioni nettamente contrastanti nella stessa maggioranza politica che gestisce la Asl. A meno che dietro questa lotta all’ultimo comunicato (e all’ultima imprecisione) non ci siano manovre di fornitori che hanno vinto o stanno per vincere qualche appalto per i macchinari e le attrezzature, con accordi e spartizioni sconosciuti ai più.
Sebastiano Calella