Privatizzazioni, comitati contro Monti: «giù le mani dall’acqua»

Richiamo al referendum: «27 milioni di italiani hanno già scelto»

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La manifestazione davanti la prefettura di Pescara

La manifestazione di ieri davanti la prefettura di Pescar

CHIETI. I comitati “Acqua e beni Comuni” di Chieti e Pescara dicono no alla privatizzazione dell’acqua.


CHIETI. I comitati “Acqua e beni Comuni” di Chieti e Pescara dicono no alla privatizzazione dell’acqua.
«Privatizzare», dice il portavoce di Chieti Luciano Di Tizio, «significa regalare ai privati un bene comune in regime di monopolio di fatto e vanificare il referendum del giugno scorso in cui 25.000 cittadini hanno votato sì all’acqua bene comune».
C’è poi il problema del poco peso di Chieti riveste nell’ assemblea dei sindaci (Assi) della Provincia di Chieti. «Il Comune», spiega il comitato, «non ha potuto votare il Piano d’Ambito che programma gli investimenti sino al 2027 perché la Spa a capitale pubblico che gestisce il servizio nel territorio teatino, la Sasi, non fornisce acqua al capoluogo. Il Comune non ha votato neppure nell’Assi di Pescara, perché è in un’altra provincia, benché sia il gestore del pescarese, l’Aca, a rifornirla. Anziché far sentire la sua voce, il Comune ha preferito poi non partecipare alle più recenti assemblee Sasi (a Santa Maria Imbaro per il Chietino e a Pescara)».

GESTIONE IN PAREGGIO
«La gestione dell’acqua a Chieti avviene in condizioni di sostanziale pareggio economico». Parola del comitato che ricorda il tariffario chietino (l’acqua viene fatturata agli utenti secondo tre fasce di consumo: 0,27 €/mc sino a 6 metri cubi al mese, 0,41 tra 6 e 14 mc/m, 0,57 oltre i 14 mc/m ai quali va aggiunto un euro di quota fissa per ogni mese di fatturazione) e lo mette a confronto con quello dell’ Aca (1,35 €/mc che dovrebbe diventare 1,30 con l’applicazione del referendum, togliendo il 7% di remunerazione fissa per il capitale investito). E’ a questo punto che il comitato mette in guardia la politica dall’approvare qualsiasi delibera che, su richiesta del commissario dell’Ato volta, eventualmente a triplicare i costi per gli utenti.

LA PETIZIONE IN STANDBY
C’è poi la delusione per la petizione firmata da 1.134 cittadini di Chieti e consegnata il 1 luglio 2010 dal Wwf e caduta nel vuoto. Con quel documento, precisa il comitato, «si chiedeva di inserire nello Statuto Comunale il principio del “diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico, oltre al riconoscimento, nello statuto, del servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica». Dopo 18 mesi della petizione non si sa ancora nulla.

A PESCARA L’INCONTRO CON IL PREFETTO
Intanto a Pescara ieri il comitato Referendario Acqua Bene Comune ha manifestato con cartelli, striscioni, slogan sotto la prefettura di Pescara per evidenziare la propria forte preoccupazione nei confronti del Governo Monti: «un atto grave contro la volontà popolare espressa da 27 milioni di italiani di cui 500.000 abruzzesi».
Il Prefetto, preso atto delle sollecitazioni del comitato, si è impegnato ad inviare nella stessa serata immediata comunicazione ai ministeri competenti. «Il governo Monti, che non ha alcuna legittimità popolare, non si illuda di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti», dicono dal comitato.