Ari, a processo per reati elettorali il sindaco e l’ex primo cittadino

Il pm contesta il “controllo dei voti” e delle schede elettorali

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Elena Di Biase

Elena Di Biase, sindaco di Ari

ARI. Elena Di Biase, sindaco di Ari, e Renato D’Alessandro, ex sindaco dello stesso comune, sono stati rinviati a giudizio.


ARI. Elena Di Biase, sindaco di Ari, e Renato D’Alessandro, ex sindaco dello stesso comune, sono stati rinviati a giudizio.
La richiesta arriva dal pm Giuseppe Falasca per reati elettorali e sono stati invitati a comparire alla prima udienza del processo che si terrà il 17 gennaio del prossimo anno ad Ortona.
 La vicenda ruota attorno alle pressioni che i due avrebbero fatto su alcuni elettori per ottenerne il voto, la prima in qualità di primo cittadino, il secondo come sindaco uscente e candidato consigliere. La denuncia dei possibili fatti che avrebbero inquinato le elezioni di Ari venne presentata nel 2009 da Marcello Salerno, consigliere di opposizione, e la Polizia giudiziaria ha accertato con perizie calligrafiche, interrogatori e riscontri alcune anomalie sulle quali ora il giudice dovrà decidere: il problema di fondo è se i voti contestati fossero riconoscibili o no, visto che la denuncia parla di voti controllati e di pressioni indebite. In pratica il sistema di controllo dei voti, al di là delle pressioni che sarebbero state confermate nelle deposizioni, sarebbe stato questo: all’elettore veniva consegnato porta a porta un fac-simile, preparato adeguatamente e da copiare nell’urna elettorale.
In alcuni il cognome era scritto in stampatello ed il nome in corsivo, in altri era il contrario. Altra variante era la scrittura della preferenza tutta in maiuscolo o tutta in minuscolo, insomma in modo riconoscibile al momento dello scrutinio. Il che è vietato dalla legge che parla appunto di segretezza del voto. Le indagini, eseguite dalla Digos di Chieti, avrebbero accertato che le pressioni, al di là delle comprensibili richieste di voto, sono state indirizzate anche ad operatori economici e imprenditori che lavoravano per il Comune proprio per captarne il consenso elettorale. La Digos, che ha ascoltato diversi cittadini di Ari, ha trovato riscontri tali che hanno convinto il pm a chiedere il processo. Il che fa tanto più scalpore in quanto da anni Ari si pubblicizza come il “Comune della legalità”, con tanto di parco pubblico ornato di statue per i campioni della legalità, morti per difendere la legge. Un contatto telefonico richiesto con il sindaco, per avere la sua versione dei fatti, non ha avuto buon esito.
s. c.