Post terremoto. Competenze al Comune: dubbi dopo direttiva del vicecommissario Cicchetti

Gestione degli sfollati al Comune ma le regole le stabilisce il commissario

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Cicchetti, Letta, Chiodi

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L’AQUILA. In coincidenza col passaggio di competenze sull’assistenza alla popolazione dalla struttura commissariale al Comune dell’Aquila, la direttiva del Commissario vicario Antonio Cicchetti pubblicata ieri non lascia spazio ai dubbi.

L’AQUILA. In coincidenza col passaggio di competenze sull’assistenza alla popolazione dalla struttura commissariale al Comune dell’Aquila, la direttiva del Commissario vicario Antonio Cicchetti pubblicata ieri non lascia spazio ai dubbi.
Al Comune passa la gestione pratica delle assegnazioni, ma le regole no, quelle continuano a dettarle i Commissari da scrivanie lontane e distante dai problemi pratici così come ha dimostrato la storia della ricostruzione fino ad oggi.
Due i punti fondamentali della nuova direttiva: basta con gli alberghi e basta con i contributi di autonoma sistemazione. I cittadini che non possono ancora rientrare nelle loro case, andranno a occupare alloggi dei progetti c.a.s.e., i m.a.p. e “successivamente” gli appartamenti del Fondo immobiliare, secondo un ordine ben preciso, dettato dalla stessa direttiva: priorità ai nuclei familiari con esigenze socio-sanitarie già accertate e riconosciute, a seguire immediatamente dopo i nuclei ancora alloggiati in strutture alberghiere, e poi la volta di chi, a causa di separazione, sia stato costretto a lasciare l’alloggio assegnato alla famiglia. Esaurite queste categorie sarà la volta dei percettori di contributo di autonoma sistemazione e in ultimo di coloro i quali sono in situazione di “affitto concordato”. Esclusa ogni possibilità di rinuncia, salvo decidere di rinunciare in toto a qualunque forma di assistenza abitativa, contributo di autonoma sistemazione compresa.
L’assessore comunale per l’assistenza alla popolazione Fabio Pelini intende valutare la possibilità di impugnare legalmente la direttiva. L’avvocatura del Comune sta studiando il documento in particolare per la sua presunzione di poter abrogare «tutte le precedenti disposizioni se in contrasto con la presente disciplina», come recita l’art. 3.
«Una direttiva commissariale», si domanda Pelini, «può davvero abrogare quanto stabilito da Ordinanze della Presidenza Del Consiglio dei Ministri? Quattro paginette possono davvero essere un colpo di spugna su tutto quanto è stato fatto in tre anni?» questo è il suo dubbio.
In merito al contenuto della disposizione emessa da Antonio Cicchetti aggiunge: «Anche noi siamo per trovare una soluzione ai costi. Prova ne è che la proposta di canone su c.a.s.e. e m.a.p. è venuta dal Comune. Stavamo ragionando anche sulla possibilità di razionalizzare il contributo di autonoma sistemazione. Io per esempio avrei proposto un criterio che tenga conto anche del reddito… il Comune stava lavorando per cercare soluzioni che tenessero conto e delle razionalizzazioni e delle esigenze dei cittadini. Con questa direttiva si rischia di sconvolgere, tra l’altro, la priorità già stabilita dello spostamento dei nuclei ‘compressi’ (nuclei familiari numerosi sistemati in alloggi troppo piccoli, ndr) per esempio, o quella di rispettare le esigenze di chi viveva nelle frazioni e nella sua frazione vuole riavere alloggio. La direttiva crea caos e rischia di rimandare in coda persone che hanno pazientemente aspettato finora.  Ma la cosa gravissima è che la direttiva, emessa il giorno stesso del passaggio di consegna al Comune, è stata fatta senza coinvolgere il Comune nella maniera più assoluta.»

LE CONSEGUENZE IPOTIZZABILI
L’applicazione della direttiva potrebbe avere diverse conseguenze problematiche per i cittadini, in particolare per quanti avevano scelto il Contributo di autonoma sistemazione all’epoca del censimento dei fabbisogni abitativi (agosto 2009) e che dopo quasi tre anni dal terremoto si vedranno costretti a traslocare per forza, pena la decadenza di qualunque forma di assistenza, in un alloggio assegnato. Che ne sarà dei contratti di affitto che hanno stipulato altrove, avranno modo e tempo di dare regolare preavviso di sei mesi? 
E perché chi avesse optato per la casa in affitto concordato dovrebbe essere costretto a un cambiamento se i canoni di locazione sono fissati in base alla stessa ordinanza che detta i prezzi degli appartamenti del Fondo Immobiliare? Quale sarebbe il risparmio  per le casse dell’erario?
E sarebbe tutto da verificare anche il risparmio nel passaggio a priori dal contributo di autonoma sistemazione (fissato nella misura di 200 € a persona per un massimo di 600€ a nucleo familiare) ad alloggio in Fondo Immobiliare, il cui canone d’affitto sarebbe comunque pagato dallo Stato e parametrizzato in base ai posti letto.
A rendere ancora più pesante le misure previste per chi percepisce il Contributo di autonoma sistemazione e avesse avuto diritto al contributo aggiuntivo di 200 € al mese in base a quanto stabilito dall’ordinanza 3857 , è non solo l’immediata sospensione della maggiorazione, ma anche la possibilità che venga chiamato a restituire la maggiorazione già percepita se aveva rinunciato all’assegnazione di un alloggio anche prima della direttiva del Vice-Commissario Cicchetti.

«La direttiva è strumentale ed è palese l’intento di mettere in difficoltà il Comune.» afferma l’assessore Pelini. Il potere normativo e quello di controllo restano nelle mani della struttura commissariale e al Comune passa invece la sola gestione delle applicazioni e delle situazioni concrete, mai abbastanza previste da decreti e direttive dettate da criteri di pura amministrazione.
«L’assistenza alla popolazione non è il Risiko…» dice ancora l’assessore comunale, e l’andirivieni nel corridoio degli uffici preposti al ricevimento dei cittadini per richiesta di assistenza abitativa porta echi di storie ed esigenze personali assolutamente non contemplate dalle direttive, casi di confusione e sovrapposizioni di indicazioni, nuclei familiari da riunire o da sistemare tenendo conto che il post-sisma può bloccare o ingolfare la macchina burocratica, politica e amministrativa ma non congela lare la vita quotidiana dei cittadini.

«A tre anni dal sisma tutti i cittadini sono stati alloggiati», con questa frase di Gianni Chiodi, Commissario per la Ricostruzione,  aveva annunciato il passaggio di consegne al Comune aquilano.
L’ultimo report pubblicato dalla stessa struttura commissariale, relativo all’assistenza post-sisma della popolazione, parla di poco meno di 22.000 persone alloggiate “a carico dello Stato”, ossia in c.a.s.e. o m.a.p o fondo immobiliare, 11.700 “beneficiate” dal contributo di autonoma sistemazione e, come precisato in nota a margine del report, che hanno preferito trovare alloggio autonomamente, e 531 ancora in “strutture ricettive o di permanenza temporanea” (caserma). In sintesi ancora più di 34.000 persone che con diverse modalità hanno ancora necessità di essere assistite perché ancora impossibilitate a rientrare nelle case nelle quali abitavano alla data del 6 aprile 2009.

Marianna De Lellis