Nuova cava a Civitella del Tronto: «il Comune tace»

Idv e Comunisti Italiani di Civitella del Tronto preoccupati per le nuove concessioni

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Nuova cava a Civitella del Tronto: «il Comune tace»
CIVITELLA DEL TRONTO. La zona più colpita nel comune è quel tratto di territorio a ridosso della statale 81 che va da Rocche a Villa Lempa.

CIVITELLA DEL TRONTO. La zona più colpita nel comune è quel tratto di territorio a ridosso della statale 81 che va da Rocche a Villa Lempa.

Ed è qui, in località Piano Risteccio, che sta per consumarsi quello che Italia dei Valori e Comunisti italiani definiscono «stupro” ambientale». Il 28 settembre è stata pubblicata, presso la Regione Abruzzo, la richiesta di autorizzazione per la coltivazione di una cava da parte della Daeli s.r.l. di Colle San Pietro di Civitella del Tronto.
La società, che svolge attività estrattive anche in altri comuni (Corropoli ), non è nuova a richieste del genere nel Comune di Civitella del Tronto. Già a marzo del 2007, ricordano i consiglieri d’opposizione, aveva presentato istanza per una attività estrattiva in zona Collebigliano su una superficie di 19.000 mq., ora ci riprova in località Piano Risteccio interessando una superficie di 2,71 ettari ubicata a stretto confine con la statale 81, con abitazioni private, con la centrale Enel e con l’alveo del fiume Salinello.
Il progetto di intervento prevede la suddivisione dell’area in due lotti per un quantitativo totale di materiale litoide da estrarre pari a 301.628,58 metri cubi. La durata della coltivazione è prevista in otto anni.
Lo scavo verrà effettuato a gradoni di altezza non superiore a 7 metri ed inclinazione non superiore a 33° e si arriverà ad una profondità media di metri 18 circa.
Il materiale estratto sarà utilizzato prevalentemente per la produzione di calcestruzzo in un altro luogo e produrrà un utile lordo del 13,50%.
E’ previsto il ripristino del sito mediante l’utilizzo della terra di esubero della costruenda variante sulla statale 81 (ma la variante è già in corso d’opera e lo scavo deve ancora iniziare e per di più durerà almeno 8 anni), da quella di provenienza da scavi per edifici civili e da quella proveniente da cave vicine.
«La nostra valutazione a pelle sul progetto», dicono Idv e Comunisti Italiani, «è che aumenteranno gli inquinanti: rumori, polveri e gas di scarico, anche se il piano prevede l’innaffiamento; la statale 81 subirà seri danni a causa dell’aumento di mezzi pesanti a pieno carico circolanti; aumenteranno i disagi per la popolazione: la cava è a ridosso del centro abitato; ci sarà un impatto ambientale notevole; verrà alterato l’eco sistema del fiume Salinello e alla fine rimarremo con un bel cratere profondo 18 metri. Tutto ciò sta avvenendo con il totale disinteresse dell’amministrazione comunale, che a dispetto di una richiesta di moratoria sulle cave come da programma elettorale non ha ancora alzato un dito per dissentire».

C’è inoltre da registrare la mancanza di una legge regionale sulle cave che da ben 23 anni attende di essere varata. Si opera così in base alla legge regionale n.54 del 26 luglio 1983 che all’art. 3 recitava : “spetta alla Giunta predisporre il piano regionale per l’esercizio delle attività estrattive e di escavazione entro il 31 dicembre 1989”.
«L’assenza di un Piano Cave è particolarmente inquietante», dicono i consiglieri, «perché l’autorizzazione viene concessa in assenza di stringenti condizioni su quanto, dove e come scavare».
In Abruzzo ci sono 239 cave attive e un numero imprecisato di cave dismesse: «è ora che si ponga fine alla deturpazione del paesaggio rurale prodotta da estrazioni non regolate».