Canoni enfiteutici, Comune di Francavilla sotto accusa per la richiesta di pagamento

Stuard:«inaccettabile balzello illegittimo e non dovuto»

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Antonio Luciani

Antonio Luciani

FRANCAVILLA AL MARE. A Francavilla al mare si debbono pagare o no i canoni enfiteutici che gravano sui terreni agricoli?

FRANCAVILLA AL MARE. A Francavilla al mare si debbono pagare o no i canoni enfiteutici che gravano sui terreni agricoli?
«Non si può civilmente accettare la richiesta di un balzello sul presupposto del Consiglio comunale che tutti i territori del comune di Francavilla al mare sono classificati agricoli»
E’ chiara la risposta di Arturo Stuard, noto architetto e urbanista. Questi canoni di affitto imposti per il miglioramento dei terreni agricoli avuti in concessione dal Comune nel secolo scorso ed anche prima, non si debbono pagare perché sono ampiamente decaduti, dopo l’adozione del Prg che non classifica come agricoli i terreni su cui oggi si chiede di pagare l’affitto. La posizione dell’architetto Stuard è una delle tante voci che si sono espresse contro la richiesta di pagamento da parte del Comune inviata a migliaia di cittadini. In tutto questo clima di accese contrapposizioni tra i favorevoli ed i contrari, spicca il silenzio dell’Amministrazione comunale che ha affidato solo al vice sindaco Antonio De Marco la difesa della richiesta di pagamento. Nulla di ufficiale è stato detto dal Comune.
La risposta della Giunta è stata invece affidata alla creazione di uno sportello a disposizione dei cittadini per i chiarimenti richiesti. In realtà anche in questo caso, come raccontano fonti interne al Comune, lo sportello funziona solo per l’abnegazione degli impiegati, ai quali in prima battuta erano stati consegnati dati confusi, senza la differenza tra i titolari del diritto di riscossione, se la Chiesa, il Comune o i Baroni. Solo per loro iniziativa è stato poi perfezionato un collegamento con il Catasto per ottenere dati più aggiornati rispetto a quelli utilizzati da una società esterna per preparare le ingiunzioni ai cittadini. Dunque in città c’è molta attesa per sapere come andrà a finire questa vicenda dei canoni enfiteutici. Ma per il momento si tratta solo di aspettare cosa deciderà il giudice di pace Flora Di Giovanni, dopo che ha emesso la sospensiva per un pagamento oggetto di ricorso, e cosa deciderà la Procura della Repubblica di Chieti alla quale sono giunte denunce da parte di alcuni cittadini. Sembra che sarà il procuratore capo a seguire il fascicolo, dopo che il pm incaricato ha rinunciato per incompatibilità.
«A Francavilla c’è un Prg approvato oltre 30 anni fa – continua l’architetto Stuard -   ma delle due l’una: o il Prg non esiste o i cittadini qui sono tutti considerati dal Comune contadini obbligati a coltivare i fondi rurali a loro mai assegnati, visto che si pretende questa vergognosa tassa. Ritengo infatti che la delibera del Consiglio comunale sui canoni enfiteutici sia illegittima: il Prg ha riconosciuto la proprietà dei terreni e non la concessione in affitto».

Osserva infatti Stuard che la delibera 42 che ha deciso i canoni sostiene che «il Consiglio ha statuito espressamente di determinare il valore del canone per tutti i terreni compresi nel territorio Comunale. Si tratta di una dizione troppo generica e di difficilissima comprensione “in quanto così deve ritenersi che anche le aree demaniali, gli alvei dei fiumi, le fasce di rispetto stradale, le aree di  pertinenza pubblica compresa, ad esempio, quella cimiteriale sono tenuti ai canoni enfiteutici». Probabilmente allora il Comune «intende far riferimento spaziale ai “fondi rurali”, ovvero a quelle superfici territoriali destinate all’agricoltura, ricompresi nell’ambito del territorio comunale e assoggettati ai contratti di enfiteusi. Ma questi contratti non risultano dichiarati nel Prg, forse perché generano obbligazioni giuridiche che - se confermate - in sede di approvazione degli strumenti urbanistici, avrebbero condizionato le scelte di pianificazione urbanistica comunale all’obbligatoria riconferma dei suddetti ambiti territoriali alla destinazione agricola». Secondo l’architetto Stuard i contratti di enfiteusi, di natura privatistica, hanno subìto un sostanziale affievolimento della  loro efficacia e  validità giuridica per l’intervento di diverse leggi e regolamenti a livello statale, regionale e comunale sull’utilizzo e la salvaguardia e valorizzazione del territorio «laddove queste hanno affermato con sempre  maggiore forza la supremazia dell’interesse pubblico nelle scelte della pubblica amministrazione».
 In altre parole, se il Comune ha concesso l’uso di fondi rurali di sua proprietà per la coltivazione utile per il sostentamento dei cittadini, nel disciplinare l’uso del territorio con il Prg deve tener conto degli istituti contrattuali esistenti garantendo nel contempo  l’interesse pubblico che  deve comunque e sempre presiedere la scelta. «Cioè se il Comune non conferma per i territori interessati le destinazioni d’uso che sono alla base del vincolo contrattuale – conclude Stuard - determina inesorabilmente l’estinzione degli stessi istituti contrattuali,  assumendosene tutte le responsabilità conseguenti e derivanti». Come dire: se tu Comune non hai registrato nel Prg che c’era il canone, oggi non puoi chiederlo. Detto ancora meglio: l’enfiteusi è estinta almeno per tutte quelle parti di territorio non classificate come zone destinate all’agricoltura.

Sebastiano Calella