L’UdA vince al Tar: regolari le assunzioni dei 37 prof ordinari

La decisione dell’Università era stata contestata dal Ministero

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Cucurullo e Napoleone

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CHIETI. Il Tar Lazio ha accolto il ricorso della d’Annunzio contro i Ministeri dell’Università e dell’Economia. Sono perfettamente regolari le assunzioni dei 37 professori ordinari effettuate il 28 marzo dello scorso anno e contestate dai funzionari ministeriali.

CHIETI. Il Tar Lazio ha accolto il ricorso della d’Annunzio contro i Ministeri dell’Università e dell’Economia. Sono perfettamente regolari le assunzioni dei 37 professori ordinari effettuate il 28 marzo dello scorso anno e contestate dai funzionari ministeriali.

Il ricorso, presentato dall’avvocato Gioia Vaccari, è stato accolto completamente, tanto che è stato discusso solo il primo dei motivi dell’opposizione, cioè la violazione e la falsa applicazione della legge del 2008 che poneva limiti alle assunzioni. Completamente tralasciata, infatti, perché assorbita dalla decisione favorevole, l’eccezione di incostituzionalità della legge invocata dal ministero. L’UdA, si legge in sentenza, ha operato «ragionevolmente» anche se non ha rispettato i limiti posti dai Ministeri alle assunzioni: infatti le disposizioni più restrittive sono successive ai concorsi già effettuati. Dunque una vittoria su tutta la linea per l’avvocato Vaccari, come le riconosce apertamente e cavallerescamente il rettore Franco Cuccurullo, contattato subito dopo la notizia: «Non conosco ancora la sentenza e aspetto di parlare con l’avvocato – ha detto il rettore – ma è comunque sicuro che ha vinto lei per prima, poi ha vinto l’università, poi hanno vinto tutti quelli che hanno creduto che l’assunzione era regolare».

 Stesso commento, altrettanto cavalleresco, da parte di Marco Napoleone, all’epoca direttore generale: «Senza rivendicare particolari meriti – ha ricordato l’ex dg – io sono stato uno di quelli che ha voluto quelle assunzioni. E che non condivideva le paure evocate dai Revisori dei conti su un possibile danno erariale. L’UdA poteva e doveva assumere i 37 ordinari. Riconosco senza difficoltà che l’avvocato Gioia Vaccari è stata abilissima, ma tutta l’operazione assunzione era regolare perché nel Bilancio c’erano le risorse disponibili e accantonate, magari sacrificando altre spese per il personale e per i dirigenti. Come dire: quell’operazione era stata costruita bene».
 Come peraltro aveva affermato il professor Franco Scoca in un parere pro veritate che contestava le posizioni ministeriali. E come aveva sostenuto anche l’avvocato Marco Annoni, richiesto pure lui di un parere. Aria di festa naturalmente anche tra i 37 che erano rimasti sospesi tra la certezza dell’assunzione e l’incertezza dei ricorsi. Non si registrano però reazioni, se non la quasi incredulità di alcuni dei docenti interessati contattati telefonicamente e che aspettano di leggere la sentenza.
Sembrano lontani i tempi in cui i 37 si riunivano per contestare le decisioni assunte contro di loro e dopo il licenziamento del dg Marco Napoleone, sembrano di altre epoche gli incontri e le missioni a Roma per individuare un legale in grado di difendere adeguatamente le ragioni della d’Annunzio.
All’epoca si mossero in gruppo lo stesso Napoleone, la preside di Economia Anna Morgante e la professoressa Fausta Guarriello che contattarono prima il professor Sorrentino e poi – su suggerimento del rettore – Gioia Vaccari, con la quale durante la stesura del ricorso ci sono stati incontri ripetuti per approfondire le ragioni tecniche e di bilancio che rendevano regolari le assunzioni, come poi riconosciuto dal Tar Lazio. In sostanza la lettura della sentenza, tra commi e leggi in continuo cambiamento sulla vicenda assunzioni, chiarisce che dopo aver espletato le procedure di valutazione comparativa per i 37 docenti di prima fascia, annullarle avrebbe provocato un danno maggiore di quello ipotizzato dal Ministero con la contestazione delle assunzioni.
Infatti nelle giungla delle disposizioni che sono cambiate quasi ogni anno, il punto fisso della legge era la possibilità di assumere personale con una spesa di non più del 50% del costo del turnover, cioè quanto costavano i dipendenti andati in pensione. Ma mentre prima questa spesa doveva essere destinata soprattutto ai prof ordinari (50%) e solo per il 20% ai ricercatori, le ultime disposizioni ribaltavano questa percentuale a favore dei ricercatori, mettendo fuori gioco l’UdA che aveva privilegiato gli ordinari. Ma – dice il Tar – questa “preferenza” era dovuta non ad una scelta contra legem, ma al fatto che i concorsi erano già stati svolti. Senza dire che le risorse (i cosiddetti punti organico) c’erano tutte. Il che è stato possibile anche per un espediente contabile che ha spiazzato il Ministero ed ha avuto l’ok del Tar. In un punto preciso della sentenza si legge infatti che i 37 ordinari erano tutti dipendenti della d’Annunzio, quindi la spesa in più andava calcolata non interamente, ma per differenza tra lo stipendio già goduto e quello nuovo.
Sebastiano Calella

I PROFESSORI:«SI CONCLUDE UNA LUNGA VICENDA»
«Per dirimere la spiacevole vicenda, che aveva colpito come un fulmine a ciel sereno i trentasette professori, a cui favore si era immediatamente pronunciato il Senato Accademico», spiega una nota dei professori, «la stessa Università di Chieti-Pescara aveva interessato il Tribunale competente, ovvero il Tar del Lazio. Il 16 gennaio, a seguito di approfondito esame, ha pubblicato la sentenza che afferma l’assoluta correttezza delle prese di servizio. La nota di revoca delle prese di servizio aveva creato non poco clamore nell'Ateneo. I professori a quel punto, una volta visti i loro diritti acquisiti a mezzo concorso pubblico, in pericolo, intrapresero collegialmente una battaglia di difesa sia della qualità delle rispettive professioni, sia del loro posto di lavoro. Ricordiamo che alcuni di loro, avevano preso servizio presso l'Università D'Annunzio, lasciando altri posti di lavoro. Per cui la lettera di revoca , li iscriveva nelle liste dei disoccupati».
I trentasette professori straordinari esprimono «piena soddisfazione nel vedere riconosciuto il corretto operato dell’Università e il proprio diritto all’assunzione, che essi avevano sempre difeso rifiutando compatti soluzioni discriminatorie e soprattutto lesive degli interessi dell’Ateneo. Ravvisano inoltre nella decisione del TAR un segnale molto importante, perché consentire le assunzioni dei vincitori di concorso significa permettere quel rinnovamento del corpo docente che è indispensabile per lo sviluppo del sistema universitario e rappresenta uno dei principi ispiratori dell’Associazione “Universitas Omnium” costituita nel luglio scorso. Infine, i professori si dicono convinti che una volta conclusa la “stagione dei ricorsi” possano porsi le basi di una crescita solida, serena e duratura dell’Università di Chieti-Pescara, chiamata nei prossimi mesi a gestire la delicata fase dell’attuazione delle modifiche statutarie previste dalla legge Gelmini».