Rifiuti Roseto, Comune bocciato dal Tar perde 42 mila euro

Il sindaco: «agito in piena legittimità»

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Rifiuti Roseto, Comune bocciato dal Tar perde 42 mila euro
ROSETO. E’ del 21 dicembre scorso la sentenza del Tar dell’Aquila che ha condannato il Comune di Roseto a risarcire con 42.000 euro la società Ambiente2000.


ROSETO. E’ del 21 dicembre scorso la sentenza del Tar dell’Aquila che ha condannato il Comune di Roseto a risarcire con 42.000 euro la società Ambiente2000.
La condanna è arrivata perchè l’amministrazione comunale ha tolto la gestione della raccolta rifiuti alla Ambiente 2000 dopo che questa aveva formulato un’offerta economicamente vantaggiosa rispetto alle concorrenti. La società ha così impugnato l’ordinanza 104 del Comune del 19 luglio 2011 proprio relativa all’affidamento del servizio di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento.
La Ambiente 2000 ha denunciato il non rispetto delle regole del procedimento da parte del Comune che avrebbe consentito la partecipazione tardiva della ditta vincitrice (Diodoro Ecologia Srl) e affidato il servizio «all’esito di trattative informali svoltesi dopo l’apertura dei plichi con le offerte».

C’E EMERGENZA…SCATTA LA GARA INFORMALE
Vista l’emergenza rifiuti il Comune aveva indetto una ‘gara informale’ per l’affidamento del servizio tramite una ordinanza sindacale e aveva invitato un ristretto numero di ditte del settore con la richiesta di far arrivare in Comune un’offerta per un servizio di 6 mesi «prorogabile». Il termine dell’11 maggio è stato poi prorogato fino al 17 maggio per «disservizi di comunicazione» (alla Diodoro Ecologia srl non era arrivato il fax con l’invito). All’apertura delle buste l’offerta della Ambiente 2000 è apparsa come quella più vantaggiosa economicamente (848.657 euro contro i 998 mila della Diodoro Ecologia Srl).
Ma in un verbale si precisa che che c’è bisogno di una integrazione ulteriore e le ditte forniscono tutti i dati richiesti. Si apre così una trattativa informale e il servizio non viene più affidato alla Ambiente 2000 ma alla seconda classificata.
Il Comune nella sua memoria difensiva spiegherà che dopo aver letto i moduli consegnati dalle ditte aveva ritenuto più opportuno determinare il corrispettivo attraverso un «canone onnicomprensivo» anziché rapportarlo alla sommatoria dei prezzi unitari delle singole prestazioni. Questo avrebbe permesso all’amministrazione pubblica di individuare «immediatamente» l’offerta più favorevole. Così con l’accordo di tutti i partecipanti, la seduta è stata aggiornata per consentire a ciascuno di rimettere l’offerta definitiva quantificando il canone fisso annuale. Ma se la Ambiente 2000 ha ribadito il canone annuo di 848.657,08 (cifra identica a quella scoperta con l’apertura della busta), la Diodoro ha indicato invece un corrispettivo di 845.000 (153 mila euro rispetto alla prima offerta) qualificandosi come offerta più conveniente.

TAR: «REGOLE VIOLATE»
«La riapertura di una trattativa generalizzata», scrive il Tar che ha accolto il ricorso della Ambiente 2000, «è fonte di evidente confusione in ordine alla sorte delle operazioni fin lì svoltesi ed in aperta contraddizione con l’avvenuto svolgimento di una gara, per quanto di carattere informale, nonché in palese violazione delle regole dettate nella lettera di invito».
«L’esigenza di tenere comunque presente che si era svolto un confronto concorrenziale tra diverse offerte», scrivono ancora i magistrati, «è stata totalmente disattesa nella successiva fase, la cui apertura non è stata in alcun modo formalizzata, il cui svolgimento non ha seguito nessuna regola predeterminata (mancano anche i verbali degli “incontri e colloqui”, il che impedisce di percepire i termini delle richieste rivolte alle ditte) e dove nulla ha garantito la segretezza delle nuove proposte».
Secondo il Tar, inoltre, per ottenere migliori condizioni «gli interessi dell’amministrazione andavano necessariamente perseguiti attraverso la sollecitazione in tal senso verso l’impresa che aveva presentato l’offerta migliore, a meno di non porre nel nulla con provvedimento espresso la procedura fin lì seguita».
Anche sulla vittoria della seconda con un risparmio irrisorio (all’incirca lo 0,4%, poco più di 3.500 euro su un corrispettivo annuo di circa 850.000Euro, dopo essere stata ribassata rispetto a quella iniziale di oltre 150.000, il 15%), rileva il Tar «non c’è stata alcuna valutazione comparativa del complesso di prestazioni offerto dalle ditte, che pur sarebbe stata doverosa in presenza di un così minimo scarto tra le offerte economiche e dell’obiettiva compromissione degli interessi acquisiti dalla ricorrente nella fase procedimentalizzata».
L’informalità della procedura «non giustifica quindi», sottolineano i magistrati, «un esito extraprocedimentale in cui siano risultate alterate le esigenze sottese alla regola della segretezza delle offerte e del confronto concorrenziale. La responsabilità del Comune è evidente e discende dalla manifesta illegittimità della confusa fase innestata in coda all’individuazione dell’offerta più conveniente, in assenza di chiarimenti in ordine alle finalità e senza comunque garantire un equo confronto concorrenziale attraverso il confronto di proposte segrete».
«In sostanza», fa i calcoli il consigliere Marco Borgatti (Federazione della Sinistra) «il Comune pagherà questo servizio circa 150.000 euro in più con questo affidamento ed a questo si aggiunge il risarcimento che il Tar ha assegnato alla Ambiente2000 di 42.000 euro. Un bell’inizio certo da parte della nuova amministrazione che, al contrario delle promesse elettorali, ha portato un aggravio considerevole delle spese in tema rifiuti». Borgatti chiede inoltre al primo cittadino di spiegare la vicenda ai cittadini e di chiarire «quali siano queste oscure valutazioni» richiamate nel ricorso al Tar.

SINDACO: «AGITO IN PIENA LEGITTIMITA’»
«Noi riteniamo di aver agito nella piena legittimità e soprattutto con l’obiettivo di affidare il servizio alla società che ha presentato l’offerta più conveniente rispetto alle altre», ha commentato il sindaco Enio Pavone. «Pertanto, non appena avremo la notifica della sentenza ci sentiremo con i nostri legali con l’obiettivo di predisporre la pratica di opposizione alla sentenza del Tar facendo appello al Consiglio di Stato».