Dragaggio: si cercano altri soldi per superare l’emergenza

La Regione preme sul riconoscimento di Sito di Interesse nazionale per la vasca di colmata per ottenere i fondi

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Dragaggio: si cercano altri soldi per superare l’emergenza
PESCARA. Giovedì sarà il giorno della verità e si conoscerà il futuro dei fanghi dragati dal porto canale di Pescara.


PESCARA. Giovedì sarà il giorno della verità e si conoscerà il futuro dei fanghi dragati dal porto canale di Pescara.
Le opzioni sono due: potranno essere sversati in mare o dovranno essere portati in un sito di stoccaggio a terra, ossia presso la discarica pubblica di Pianella.
Nel frattempo la Regione Abruzzo, che ha già avviato le procedure per la Cassa integrazione in deroga alla normativa europea per la marineria di Pescara, si è anche attivata per ottenere il riconoscimento di Sito di Interesse nazionale per la vasca di colmata esistente sulla banchina del molo di levante, per ottenere i fondi necessari al suo svuotamento e alla impermeabilizzazione per il suo riutilizzo futuro.
«Stiamo ormai vivendo ore decisive per il futuro del nostro scalo portuale, che non intendiamo veder morire», hanno commentato il capogruppo consiliare del Pdl Lorenzo Sospiri e il vicecapogruppo Armando Foschi al termine della seduta della Commissione Ambiente, presieduta da Nico Lerri, alla presenza del Commissario straordinario Guerino Testa che ha relazionato circa l’esito degli ultimi incontri.
Si attende la verifica della metodologia utilizzata dall’Arta e dal Noe, attraverso un laboratorio di Brescia, consulente della Procura de L’Aquila, per eseguire le analisi dei fanghi dell’area da sottoporre a dragaggio e che hanno dato risultati completamente diversi, consentendo da un lato all’Arta di autorizzare lo sversamento in mare, dall’altro certificando, per il Noe, la presenza del Ddt e determinando il blocco delle operazioni di escavazione dei fondali.
A fare da giudice terzo sarà l’Ispra che già giovedì scorso, al termine dell’ultimo vertice in Prefettura, si è recata nei laboratori Arta per verificare la metodologia impiegata, per poi passare negli uffici del Noe, in via Venezia, e assumere contatti telefonici con l’Istituto di Brescia che al massimo entro questa mattina invierà tutta la propria documentazione. L’Ispra comparerà i due metodi e se uno dei due risulterà esatto e l’altro errato, allora si saprà se si potrà riprendere il dragaggio con lo sversamento a mare dei materiali o se bisognerà fare ricorso a un sito di stoccaggio a terra. Se entrambe le metodologie risultassero idonee, allora l’Ispra invierà al Noe e all’Arta due campioni ciechi, i due laboratori dovranno rieseguire le analisi e l’Ispra dovrà decidere, tra i due risultati, quello esatto.
Entro giovedì o venerdì prossimi ci dovrebbero essere i primi risultati e l’intera procedura si dovrebbe chiudere al massimo entro 15 giorni, con la Procura che si rimetterà totalmente al parere dell’Ispra.
Nel frattempo il Presidente della Regione Gianni Chiodi ha attivato le procedure per la Cassa integrazione in deroga per la marineria per coprire il periodo di difficoltà, oltre al fondo ulteriore per il de minimis, mentre la stessa Regione si sta comunque adoperando per attrezzare il sito di stoccaggio a terra in previsione del futuro e successivo dragaggio dell’avamporto e della canalina i cui fanghi potrebbero non essere compatibili con lo sversamento a mare.
Su un binario parallelo corre la pratica del Piano regolatore portuale che è all’esame della Regione Abruzzo per la procedura di Via; entro febbraio il fascicolo verrà inviato all’Autorità Marittima per il parere di competenza e quindi tornerà in Comune per l’approvazione in Consiglio comunale. Ma non basta: sempre dal punto di vista strutturale, il presidente Chiodi ha avviato la procedura di Sin, ossia di riconoscimento di Sito di Interesse Nazionale della vasca di colmata esistente sul molo di levante, che in passato è stato sempre utilizzato dalle precedenti amministrazioni per lo sversamento dei fanghi derivanti dal dragaggio, possibilità rifiutata alla nostra amministrazione comunale in quanto è improvvisamente emerso che il fondo della vasca non è impermeabilizzato quindi potrebbe esserci un problema di percolato. «A questo punto», hanno spiegato Sospiri e Foschi, «abbiamo ipotizzato lo svuotamento della vasca, con le analisi del materiale depositato che, dopo anni, potrebbe essersi bonificato. Quel materiale potrebbe essere reimpiegato altrove, quindi potremmo impermeabilizzare la vasca e utilizzarla riducendo a zero il costo dello stoccaggio dei fanghi. E’ la prima volta da vent’anni forse che la Regione Abruzzo ha investito 2milioni e mezzo di euro per il porto di Pescara senza riuscire a effettuare il dragaggio per ostacoli esterni che hanno di fatto impedito i lavori. Ma oggi siamo in emergenza: oltre alla marineria che ogni giorno rischia la vita per uscire o entrare nel porto, consideriamo che Pescara è a rischio esondazione per la mancata escavazione dei fondali del porto, ma pensiamo anche che le prime procedure di gara sono state eseguite personalmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti attraverso il suo braccio operativo, ovvero il Provveditorato Interregionale alle Opere pubbliche».