Processo Housework, incontri nel garage e in hotel. D’Alfonso: «avevo fretta»

In aula le dichiarazioni spontanee dell'ex sindaco

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D'Alfonso in aula

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PESCARA. Nuova udienza per il processo Housework su presunte tangenti al Comune di Pescara, ieri mattina nell’aula 1 del Tribunale.

PESCARA. Nuova udienza per il processo Housework su presunte tangenti al Comune di Pescara, ieri mattina nell’aula 1 del Tribunale.
L’ex sindaco ha chiesto la parola per cercare di spiegare una delle questioni mosse dall’accusa, ovvero quegli incontri fuori dai luoghi istituzionali. Secondo il pm Gennaro Varone quegli appuntamenti ‘anomali’, talvolta nel garage del Comune, ma anche nelle stanze dell’Hotel Duca d’Aosta erano un tentativo per ‘fuggire’ alle intercettazioni ambientali delle quali l’ex primo cittadino sarebbe stato a conoscenza.
Ma ieri D’Alfonso ha chiesto di poter mettere a verbale dichiarazioni spontanee e spiegato che la sua attività lavorativa era frenetica, aveva sempre i minuti contati e poteva capitare di parlare con i suoi interlocutori dove capitava, anche in un garage o nell’hotel a pochi passi da Palazzo di Città. Occasioni determinate dalla fretta, dunque, e non un piano calcolato per sfuggire all’ascolto.
L’ex sindaco ha spiegato inoltre di aver introdotto l'agenda del sindaco per far sapere ai cittadini cosa stava facendo. Ieri mattina è stato anche il giorno dei testimoni citati dalla difesa dell'ex sindaco, del suo ex braccio destro Guido Dezio e del suo ex portavoce Marco Presutti.
La prima ad essere stata ascoltata è stata Daniela Sità, avvocato ed ex dipendente del Comune. La donna è stata citata dall’avvocato difensore di Presutti. Le domande si sono concentrate sull’attività istituzionale che veniva svolta all’interno del comitato elettorale di Piazza Unione, ovvero dell’imbustamento di migliaia di lettere di natura istituzionale che poi venivano recapitate ai cittadini di Pescara.
«Non lo facevamo in periodo di campagna elettorale», ha assicurato la donna. Sità ha anche riferito che questo ‘lavoro’ veniva fatto «spontaneamente» e a titolo gratuito, non solo da lei ma anche da altri ex dipendenti comunali, pensionati e amici. Una attività che la teneva impegnata «fuori dall’orario di lavoro» e al quale partecipava «perché mi faceva piacere dare una mano».
Il lavoro era facile, ha ammesso la donna: bisognava semplicemente imbustare le lettere. Il materiale veniva fornito dentro grossi scatoloni e i volontari, nel tardo pomeriggio, si mettevano all’opera. Nessuna fatica «ma un piacevole momento di incontro», ha assicurato. L’ex dipendente ha detto che altri «volontari» si occupavano dell’affissione dei manifesti «negli spazi autorizzati» anche se ha ammesso di aver visto qualche volta manifesti «in posti non autorizzati».
Poi è stata la volta dell'ex assessore regionale alla Sanità ed ex segretario regionale della Margherita, Bernardo Mazzocca, del caposervizio del Messaggero Paolo Mastri e dell’ex direttore del Centro Antonio Del Giudice. I tre hanno riferito dell’attività lavorativa dell’ex portavoce del sindaco. Mazzocca ha ricordato di aver proposto anche la candidatura di Presutti alla guida del partito durante la fase di transizione, quando la Margherita stava diventando Pd. Mastri e Del Giudice hanno invece parlato dell’attività di Presutti in qualita' di portavoce del sindaco e della Fondazione Europa Prossima. «Avevo contatti con lui», ha detto Del Giudice, «in quanto era il referente per le dichiarazioni politiche dell’amministrazione Comunale e del sindaco». L’ex direttore ha ricordato anche i convegni di Europa Prossima che avevano come temi «l’amministrazione pubblica e il suo funzionamento. Quando sono tornato da Roma, due anni fa, ho visto che l’attività della Fondazione continuava ancora e ho partecipato ad alcuni eventi come spettatore». Il giornalista ha riferito inoltre che spesso in redazione arrivavano proteste per la massiccia presenza di manifesti pubblicitari del sindaco: «la sua consiliatura si è distinta per un eccesso di pubblicità. Ma nessun predecessore aveva fatto tanto». E i manifesti erano un po’ ovunque, ha ammesso Del Giudice «anche sull’asse attrezzato o sui bidoni della spazzatura».
Il Pm Gennaro Varone ha chiesto invece a Mastri chi fosse il «referente politico della Fondazione». «Era la Margherita», ha replicato Mastri. «E’ vero o no che la presenza di D’Alfonso portava spettatori». «Sicuramente sì», ha replicato il giornalista.
Dopo una interruzione l’udienza è ripresa nel pomeriggio. A testimoniare sono stati chiamati l'ex assessore della prima giunta D'Alfonso, Carmine Ciofani, («Presutti mi ha fornito aiuti di natura intellettuale per organizzare alcune iniziative») e l’ ex assessore alle politiche comunitarie, Massimo Luciani che ha confermato che talvolta gli spostamenti utilizzati venivano messi a disposizione da Air Italy ed Air One. L'ex assessore ha inoltre detto di non aver mai subito o saputo di pressioni da parte di D'Alfonso e Dezio.