Le relazioni pericolose di monsignor Cuccarese tra fede e finanza

Alessandro Biancardi

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Le relazioni pericolose di monsignor Cuccarese tra fede e finanza
LE CARTE DELL'INCHIESTA ROMANA. ROMA. Una associazione a delinquere che voleva tentare il colpo della vita riuscendo ad incassare con poche mosse, miliardi di dollari americani.

E' quella sgominata nell'estate scorsa dalla Procura di Roma nel silenzio generale. A luglio scorso il procuratore, Stefano Fava, chiede ed ottiene gli arresti di otto persone. Otto mesi dopo, ovvero ieri, è cominciata l'udienza preliminare per decidere chi dovrà affrontare il dibattimento.

Una vicenda incomprensibilmente tenuta segreta tanto che degli arresti si è potuto sapere solo da un articolo de Il Messaggero che fa anche il nome della fondazione Ivec dell’ex arcivecovo di Pescara, Francesco Cuccarese, che non sarebbe indagato anche se potrebbero esservi accertamenti in corso.

Grande manovratore della truffa milionaria, dicono le risultanze investigative, è tale Vittore Pascucci, 72 anni, originario del beneventano, con precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso, riciclaggio, utilizzo di denaro di provenienza illecita, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, ricettazione, truffa, frode informatica, già avvocato radiato dall'albo.

Insieme a lui si muoveranno per mesi anche Stefano Loy (anche lui precedenti per truffa, minaccia, percosse e violenza privata), Ivo Sobrero, Elio Ciolini Baccioni, Todd Jonathan Clinard, Roberto Biasizzo, Tiziana Scordo, Fabrizio Moro tutti arrestati nei provvedimenti estivi.

La Guardia di Finanza nel corso dell'indagine sequestra azioni Usa per un controvalore di 565 miliardi di dollari, ovvero 400 miliardi di euro.

I titoli, apparentemente emessi dal Tesoro Statunitense sotto forma di Iboe (International Bill of Exhange) stavano per essere piazzati nelle casse di Unicredit e persino dello Ior.

Ma erano falsi, dicono le indagini, come emerso da mirati accertamenti internazionali e da quanto è poi saltato fuori anche dalle intercettazioni telefoniche.

A certificarlo anche il dipartimento del tesoro Usa che ha risposto agli inquirenti: «non emettiamo Boe o documenti finanziari similari a quello in oggetto. Il Boe del vostro caso è similare a molti altri documenti finanziari fittizi già periziati».

Ma anche nelle intercettazioni se ne sentono delle belle e alcuni indagati ammettono che sui titoli sono stati commessi errori di stampa. In un caso qualcuno ha sbagliato anche a scrivere la data: «in genere si scrive in contrario in America, sempre la data si incomincia da anno, mese», annotano gli intercettati.

Secondo la procura le prime tracce di questa organizzazione sono rintracciabili nell'ottobre del 2008: dopo alcune perquisizioni si trova un documento in cui viene conferito l'incarico a Pascucci, di piazzare i titoli.

«Senza alcuno scrupolo evidente», annota il procuratore Fava, «strutturano operazioni completamente prive di garanzia alla clientela che viene attirata presumibilmente dalle offerte commerciali convenienti nonché rassicurata dall'apparente affidabilità e professionalità trasmessa dai vari membri dell'organizzazione».

Tante le trattative che vengono seguite praticamente in diretta dagli inquirenti: quella più corposa prende di mira istituti di credito di Dubai.

E in questo caso entra in scena anche la fondazione del monsignor Cuccarese, la “Veritate et charitate”: la contrattazione dei titoli, infatti, avrebbe dovuto garantire lo sconto e parte dei proventi derivanti sarebbe stato accreditato, per la successiva spartizione, su conti correnti dello Ior della Ivec, la fondazione In Veritate et Charitate dell’ex arcivescovo.

Ma la Fondazione non ha conti solo presso lo Ior in Vaticano ma anche in alcune banche abruzzesi. Tra questi anche un conto in un istituto bancario dove nel 2007 vantava finanziamenti elastici in valuta straniera, o meglio yen giapponesi, pari ad oltre 2 milioni di euro.

Proprio Cuccarese nel corso degli anni scorsi fu protagonista nelle storie pescaresi per le sue fondazioni che gestivano beni immobili di enorme valore, come le Cittadelle della Carità e dello Sport, le piscine Le Naiadi e il Sund Hotel. Nel 2004 erano sprofondate in un mare di debiti (si diceva 40 milioni di euro) e supplicò l'allora sindaco D'Alfonso di dargli una mano.

Al braccio destro del primo cittadino, Guido Dezio, proprio nel 2004, Cuccarese chiese di curare tutti gli affari della fondazione Ivec: cioè una operazione da cinque milioni di euro. Lo fece tramite una lettera scritta che l'ex sindaco portò in conferenza stampa all'indomani delle notizie di stampa su una prima indagine che coinvolgeva l'ex amministratore di condominio. Ma quella era tutta un'altra storia.

E sempre la stessa fondazione, nello stesso periodo, finì in una inchiesta del pm Aldo Aceto che ipotizzava tangenti in relazione all’operazione di salvataggio, corruzione e finanziamento illecito al partito. Poi non se ne seppe più nulla.

LE PERQUISIZIONI E I DOCUMENTI DI CUCCARESE

Torniamo alla inchiesta romana di cui si parla ancora troppo poco: la sera del 21 novembre del 2008 il nucleo speciale della polizia presso l'aeroporto di Fiumicino, in collaborazione con la Guardia di Finanza e il servizio di vigilanza dell'agenzia delle dogane organizza un controllo a carico di Pascucci.

In quella occasione, si legge nel rapporto, «venivano individuate le attività in corso di realizzazione dell'organizzazione consistenti nella negoziazione di titoli Oboe presso istituti di credito di Dubai in conseguenza della sottoscrizione di una Joint Venture con controparte una società araba che avrebbe dovuto garantire lo sconto dei menzionati strumenti finanziari e l'accredito di ingenti somme di denaro a favore dell'organizzazione». Tramite la fondazione di Cuccarese, appunto.

In quella occasione vengono così trovati 12 Iboe per un ammontare di 150 miliardi di dollari Usa e un contratto di Joint Venture stipulato con la Al Rahba Holding Investiments & Trust Companies di Dubai.

Nella stessa occasione sono stati trovati documenti relativi al monsignor Cuccarese, «tra cui», si legge dalle carte della Procura, «la copia dello Statuto della Fondazione Ivec, i dati identificativi di un rapporto bancario presso lo Ior corredato da appunti manoscritti recanti, tra gli altri, la dicitura ''a favore di monsignor Cuccarese''».

Pascucci racconterà poi agli altri indagati del controllo della Finanza e si dirà sollevato per non aver messo tra i documenti una carta pericolosa: «m'ha fermato la Finanza (….) m'hanno aspettato (…) vedi che cosa vuol dire che v'ho dato quel pezzo di carta e non ce l'ha nessuno? Se ce l'avevo io vedevano! (…) ma tu pensa un poco se io mi fossi fatto una copia, un pezzo di carta della dichiarazione fatta a  re...(...) la salvezza sai qual è? Che non c'erano né soldi per nessuno! Pensa un poco se io avessi avuto fra le carte che io ho portato, insieme agli originali, addirittura la joint, la free protection».

«Nonostante il controllo subito, l'associazione non retrocede dai propri intenti e proseguiva l'iter prestabilito», annota la procura.

UN ABRUZZESE NELLE INTERCETTAZIONI

E sempre dalle carte degli inquirenti salta fuori un altro personaggio abruzzese, tale Giannino D'Andrea di Roseto degli Abruzzi. L'uomo, 78 anni, non è nella lista degli indagati ma la sua voce viene fissata nei nastri delle intercettazioni in merito ad una nuova trattativa dell'organizzazione. Era la fine del 2008 quando D'Andrea fa degli incontri per vedere dove ''appoggiare'' i titoli e «fare le operazioni». Le opzioni sono due: o la Barclays o Santander.

Sempre l'abruzzese verrà intercettato qualche giorno dopo mentre dice ad uno degli indagati che «quello della banca mondiale» vogliono incontrare Pascucci per chiarimenti.

LE TRACCE SUI PC

Nel corso delle indagini il nucleo speciale di Polizia Valutaria, gruppo tutela del risparmio, analizzano i pc sequestrati agli indagati.

In un computer di Pascucci a giugno scorso vengono analizzare prima le cartelle che si trovano sul desktop, poi i documenti recenti e poi la cartella 'documenti'.Numerosi i documenti che vengono ritenuti «interessanti». Tra gli altri nel desktop viene trovata una copia in jpg di una «lettera controfirmata da monsignor Cuccarese». Non si specifica nel verbale quale sia il contenuto.

All'interno della cartella documenti viene trovata una intera sottocartella nominata ''MONS. CUCCARESE''. Anche quella viene sequestrata come un file ''AMONS.LETTERA N.2''.doc e un altro file ''al presidente della Fondazione don Franco''.

L’alto prelato con l’hobby degli affari era a conoscenza della truffa sventata appena in tempo? E’ quello che gli inquirenti stanno cercando di appurare.

Alessandra Lotti  30/03/2011 14.12