Truffa da 400miliardi di euro: «veniva utilzzata la fondazione dell’ex vescovo Cuccarese»

Alessandro Biancardi

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Truffa da 400miliardi di euro: «veniva utilzzata la fondazione dell’ex vescovo Cuccarese»
ROMA. Sembra una storia d’altri tempi o un film d’azione, misto a spionaggio, con personaggi con un solo obiettivo: i soldi a tutti i costi.

La storia che racconta il Messaggero oggi pare invece sia reale e suffragata da prove, tanto che la procura di Roma parla di una maxitruffa sventata per 565miliardi di dollari americani (poco più di 400 miliardi di euro). Una storia di titoli finanziari falsi che dovevano essere piazzati in diverse banche di tutto il mondo tra cui Unicredit e Ior ma anche banche europee e di Dubai.

Secondo il quotidiano romano indagati eccellenti sarebbero Vittore Pascucci ed Elio Ciolini. Insieme a loro compariranno oggi davanti al gup romano altri sei indagati.

Oltre ad essere forse la truffa più grossa messa in piedi, la cosa che interessa l’Abruzzo è una vecchia conoscenza che ritorna.

Infatti, secondo quanto riporta il Messaggero gli indagati si sarebbero serviti di una fondazione ecclesiastica per portare a termine l’operazione: la Ivec (In veritate et Charitate) gestita dall’ex vescovo di Pescara, Francesco Cuccarese, che non sarebbe indagato.

«I titoli, apparentemente emessi dal Tesoro Statunitense sotto forma di Iboe (International Bill of Exhange)», scrive Massimo Martinelli nel suo articolo, «stavano per essere piazzati nelle casse di Unicredit e persino dello Ior. Nel primo caso, per convincere i vertici di Unicredit a ”scontare” quei titoli falsi, i componenti della banda avevano millantato entrature con ignari esponenti politici italiani di primo livello; mentre per accedere ai forzieri dell’Istituto per Opere Religiose, i cui vertici erano completamente all’oscuro dell’operazione banditesca, gli imputati avevano utilizzato il canale di una fondazione ecclesiastica, la Ivec (in Veritate et Charitate) gestita dal monsignore Francesco Cuccarese che a sua volta aveva delegato una parte della trattativa ad un altro prelato, il monsignore Bruno Guiotto, entrambi al momento non coinvolti nell’indagine».

Una storia particolare per la sua grandezza, per i personaggi coinvolti ma soprattutto per la gestione che la stessa procura ha fatto della vicenda. Secondo il quotidiano romano, infatti, gli otto indagati sarebbero addirittura stati arrestati nel più assoluto segreto alla fine dello scorso mese di luglio. In seguito alcuni sono poi stati scarcerati ma è singolare che della cosa non si sia saputo nulla.

Solo oggi, infatti, la notizia è trapelata per il fatto che proprio nel pomeriggio è fissata l’udienza al tribunale di Roma, udienza ancora non pubblica, nella quale si dovrà decidere per i rinvii a giudizio.

CHI E’ ELIO CIOLINI

Elio Ciolini, ha avuto una vita movimentata ed è stato arrestato più volte e sempre al centro di oscuri fatti di cronaca giudiziaria quando non misteri italiani.

Nel 1982, -si legge in un articolo di Repubblica del 2001- quando era detenuto per truffa nel carcere svizzero di Champ Dollon (lo stesso carcere in cui era detenuto Licio Gelli), Ciolini riferì al giudice bolognese Aldo Gentile che la strage di Bologna era stata commissionata dalla fantomatica Loggia massonica "Montecarlo", emanazione della P2, ai "neri" di Stefano Delle Chiaie.

Poco tempo dopo avere fatto le sue rivelazioni, uscì dal carcere di Champ Dollon. Per questo depistaggio Ciolini è stato processato e condannato a nove anni di carcere (quattro condonati) per calunnia.

«Nel 1991», si legge nell’articolo di Repubblica, «fu di nuovo arrestato a Firenze. In una intervista rilasciata durante la latitanza a un quotidiano romano aveva parlato di una sua appartenenza ad un "servizio per la lotta al comunismo che fa capo alla Nato". In un interrogatorio disse di avere fatto parte negli anni '70 di una struttura segreta che aveva tra gli altri compiti quello di 'esfiltrare' i dissidenti dai paesi dell'Est. Altre rivelazioni furono attribuite a Ciolini, e poi smentite, sulla scomparsa in Libano dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo».

Nel 1992 Ciolini torna alla carica lanciando un allarme per un presunto "golpe" o piano di destabilizzazione che fu raccolto dal Viminale e tradotto in una circolare ai prefetti che suscitò molte polemiche.

Nel 2001 svela di un presunto attentato a Berlusconi.

L’EX VESCOVO CUCCARESE E LA FONDAZIONE IVEC

Molto più noto in Abruzzo, invece, l’ex arcivescovo di Pescara, Francesco Cuccarese, un prelato molto chiacchierato ed al centro di almeno una inchiesta giudiziaria. Allontanato da Pescara per ricoprire incarichi direttamente in Vaticano, partì, infatti, all’indomani dello scoppio dell’inchiesta sugli accordi urbanistici di programma di Pescara dove è tutt’ora indagato.

Cuccarese intorno al 2006 si interessò anche della casa di cura Sund.

Insieme a Cuccarese è indagato a Pescara anche Luciano Carrozza, fido portaborse: i due nell'inchiesta pescarese sono accusati di aver falsificato documenti al fine di ottenere finanziamenti pubblici dalla Regione. Inoltre attraverso l’appoggio dell’allora sindaco Luciano D’Alfonso, la procura ipotizza speculazioni e vantaggi alla fondazione Ivec attraverso due distinte operazioni edilizie di proposte di programma integrato affinchè la stessa fondazione potesse ripianare i molti debiti accumulati nella gestione della Rsa Sund.

Secondo la procura Cuccarese e la sua fondazione avrebbero falsificato la documentazione per ottenere circa 2 miliardi di vecchie lire dalla Regione nel 2000.

Alla fine però per i progetti edilizi (alcuni non realizzati) la Fondazione Onlus «percepiva tre miliardi di lire di finanziamenti pubblici», si legge nelle carte della procura, «con la motivazione della costruzione del centro di accoglienza che non è mai stato costruito, ma soprattutto, qui si configura la grave forma di truffa, i lavori non sono mai stati iniziati, contrariamente a quando cercavano di far credere gli indagati Cuccarese Francesco e Carrozza Luciano».

Secondo gli investigatori l’ex vescovo era pienamente consapevole del raggiro sia perché alcuni documenti sono sottoscritti proprio da lui sia perché le intercettazioni telefoniche avvalorerebbero questa tesi.

Dunque non è la prima volta che la fondazione per la verità e carità si trova al centro di cronache giudiziarie. Dall’articolo del Messaggero non è chiaro che tipo di ruolo abbia avuto la onlus ma l’articolista dice chiaramente che il prelato non è indagato.

29/03/2011 17.07

*L'ARTICOLO INTEGRALE