Scambio di filmati e foto pedopornografiche on line, coinvolta anche una famiglia di Giulianova

Alessandro Biancardi

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GIULIANOVA. Un traffico di oltre quattordicimila file, tra fotografie e video, dai contenuti raccapriccianti: scene di sesso esplicite tra bambini di appena cinque e sei anni, e adulti.

Alcune di queste immagini, scaricate tramite il programma di file sharing Emule, hanno portato gli agenti della Polizia postale fino a Giulianova. E' proprio in un appartamento della cittadina teramana, infatti, che la Polizia postale abruzzese, coordinata da Pasquale Sorgonà, ha sequestrato il computer che ha trovato a casa, da dove sarebbero partite le operazioni per scaricare i file.

L’operazione, coordinata dalla Polpost di Catania in collaborazione con i colleghi brasiliani e il coordinamento del Cncpo di Roma, ha smantellato un enorme traffico di materiale pedopornografico scambiato su internet.

Complessivamente sono stati indagate 97 persone in 28 nazioni, nove delle quali in Italia. Un romano, un impiegato di 41 anni, che deteneva oltre 14.000 file, è stato arrestato in flagranza di reato.

Le perquisizioni sono state eseguite dalla Polizia postale nelle province di Catania, Firenze, Milano, Pesaro, Roma, Sondrio, Treviso, Trieste e Teramo.

Ma sul coinvolgimento della famiglia di Giulianova bisogna ancora accertare le eventuali responsabilità: in casa abitano i genitori e due figli adolescenti, quindi tutti potenzialmente in grado di scaricare foto e filmati via internet. Ma non è detto che in quella casa abiti un pedofilo; un’ipotesi alternativa è che gli adolescenti, che utilizzano molto Emule per scaricare canzoni e film, possano aver scaricato inavvertitamente le foto o i video.

L’indagine della Polizia postale è partita proprio da un continuo e attento ‘monitoraggio’ della rete, attraverso il quale gli agenti sono risaliti al computer del pedofilo, e da lì hanno ricostruito tutti i contatti che questi aveva con soggetti provenienti da tutto il mondo.

In particolare, mediante un sofisticato programma, messo a punto dai poliziotti brasiliani, sono stati identificati 97 utenti in ventotto Paesi (Germania, Brasile, Italia, Russia, Francia, Stati Uniti, Canada, Spagna, Polonia, Danimarca, Cina, Olanda, Giappone, Argentina, Svizzera, Belgio, Ucraina, Bahrein, Inghilterra, Venezuela, Bulgaria, Egitto, Austria, Slovacchia, Svezia, Messico, Slovenia, Portogallo) che, in un dato periodo, avevano divulgato numerosi file pedopornografici in cinque giorni diversi, utilizzando il programma di file sharing Emule.

Poiché la Polizia postale di Catania stava svolgendo una simile attività investigativa si è realizzato il coordinamento e scambio di informazioni tramite il Centro nazionale di contrasto della pedo-pornografia on-line (CNCPO) della Polizia postale di Roma.

Da qui si è riusciti a ricostruire tutta la rete di contatti virtuali, fino ad arrivare ai computer delle persone coinvolte nelle operazioni di file sharing, tutti posti sotto sequestro. Adesso, obiettivo della Polpost, è indagare ulteriormente per accertare se le persone indagate sono tutte pedofili o se invece il coinvolgimento di qualcuno è solo accidentale.

25/03/2011 14.38