martedì 02 settembre 2014

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22 pecore sbranate dai lupi, «per il rimborso della Regione ci vogliono anni»

LA DENUNCIA. ABRUZZO. Il lupo e il burocrate non hanno gli stessi tempi: in una notte i lupi fanno fuori 22 pecore nella zona di Barrea, ma per ottenere il rimborso previsto dalle normative vigenti ci vogliono anni, soldi per le spese e tanta pazienza.
E' questa la situazione denunciata dagli allevatori, che segnalano che il lupo in Abruzzo è ancora una specie presente e vigorosa, tanto da aver provocato nei giorni scorsi un eccidio di 22 pecore all'Azienda agropastorali di Salvatore Belverde in località Barrea, complice il maltempo e la nebbia, condizioni ideali per l'attacco dei branchi.
Mentre proseguono le indagini sulla vicenda degli orsi, «vorremo che non venissero dimenticati i problemi che riguardano quotidianamente la coesistenza, nelle nostre aree, di attività economiche e di allevamento con i grandi e piccoli predatori». La denuncia arriva da Nunzio Marcelli dell'Arpo (Associazione Regionale Produttori Ovicaprini). «Ciò che sarebbe auspicabile», sostiene Marcelli, «è una maggiore rispondenza e l'utilizzo del buon senso nel formulare le normative per il rimborso dei capi uccisi dai selvatici».
Attualmente, dopo aver verificato il danno «l'allevatore è tenuto a fare tre diverse comunicazioni, rispettivamente all'Asl, al Comune e alla Provincia (o all'ente delegato al pagamento). Inoltre incombe sui pastori l'obbligo dello smaltimento delle carcasse, il che da un punto di vista pratico significa dover impegnare altre giornate di lavoro per il recupero delle stesse, sempre che sia possibile, dal momento che tipicamente gli attacchi dei lupi non avvengono certo a bordo strada ma in aree impervie e lontane da sentieri, imponendo in tal modo un lavoro extra solo per il recupero delle carcasse, che successivamente vanno smaltite con il conferimento ad apposite ditte che richiedono il pagamento di circa 50 euro per capo».
«Salvo in rari casi», continua Marcelli, «in cui qualche sindaco di buon senso consente il sotterramento delle carcasse, tutte queste pratiche con relative certificazioni sono necessarie solo per poter richiedere il rimborso, rimborso che poi non va oltre gli 80-90 euro a capo». E mentre l'allevatore passa il tempo a rincorrere la burocrazia, invece che potersi occupare della sua attività, «da parte loro gli uffici ritardano fino oltre un anno per erogare anche solo questi parziali rimborsi, spesso impegnando le aziende in defatiganti botte e risposte a suon di lettere e richieste di ulteriori certificazioni, bolli e timbri».
Tanto che alcuni allevatori decidono di rinunciare ai rimborsi, «perché considerando la perdita di tempo e gli adempimenti richiesti, è più la spesa per presentare domanda di rimborso che il valore del rimborso stesso».



29/10/2007 9.46

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29/10/2007 - 09:49

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