ULTIMA SPIAGGIA

Mollate gli ormeggi

Ecco il progetto del nuovo porto di Francavilla al mare

Alessandro Biancardi

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Mollate gli ormeggi

 L’INCHIESTA FRANCAVILLA AL MARE. C’è un nuovo porto da costruire, una nuova opera che cambierà un pezzo di litorale, una darsena che disterà 5,72 chilometri dai porti pescaresi e 12,6 da quello ortonese. Basterebbero queste misure per avere un quadro di massima e scartare la ragione del «serve proprio un nuovo porto». C’è chi lo vuole a tutti i costi e chi invece intravede pericoli prossimi venturi. Eppure basterebbe guardarsi un po’ intorno per capire…  

INCHIESTA PUBBLICATA SUL MENSILE ZAC DI GIUGNO 2006

Di Alessandro Biancardi

Dunque, non serve, non è necessario, ma lo si vuole costruire: ci sarà una nuova struttura volta al turismo in una regione che vuole puntare tutto sul settore.
E', però, necessario conoscere il prezzo che bisognerà pagare -che va ben oltre i 20 milioni di euro stimati dai progettisti- e che influirà in maniera diretta proprio sulla costa che si vuole rilanciare e preparare meglio per i bagnanti.
Occorre allora conoscere fino in fondo le conseguenze possibili di una tale costruzione in mare ed effettuare studi seri sulle conseguenze.
Insomma, si tratterebbe semplicemente di imparare dalle esperienze passate (ma poi così attuali) di Pescara per evitare un nuovo pozzo senza fondo che si cercherà di riempire negli anni con soldi pubblici.
Il pozzo è quello del ripascimento delle spiagge, operazioni spesso invasive e che deturpano un litorale che vuole essere bello ed accogliente, lavori che risucchiano risorse economiche spaventose (come accaduto a Montesilvano e Pescara sud e alla stessa Francavilla).
«Ogni costruzione a mare modifica correnti e crea conseguenze sulle line della costa», è una affermazione cardine, non solo incontrovertibile ma pure sotto gli occhi di chi passeggia sugli arenili di queste parti e che nemmeno i progettisti del nuovo porto turistico ignorano.
Ecco allora l'aspetto da valutare:
come cambieranno le spiagge francavillesi dopo la costruzione del nuovo porto?
Le cose cambieranno (è certo), ma come?
E' probabile che per circa 2-3 chilometri a sud ci saranno problemi di accorciamento dell'arenile (già visibilmente ridotto all'osso: in alcuni tratti anche meno di 20 metri) ma gli effetti potrebbero avvertirsi anche oltre i 3 chilometri.

Inoltre, non sono escluse ripercussioni (forse minime) anche nelle spiagge a nord.
Un attento studio che possa fornire maggiori certezze sull'argomento per ora manca, nessuno sembra averlo visto, non è stato reso pubblico.
Qualcosa viene detto nella relazione progettuale che presentiamo ma non abbastanza.
Eppure, in un dibattito aperto e franco sarebbe forse la prima cosa da valutare, prima ancora dell'ipotetica speculazione edilizia e la «colata di cemento».
E forse non è un caso che tutto questo avvenga ad un passo da dove altre persone stanno cercando in tutti i modi di porre rimedio all'erosione (che non è un fatto naturale, cioè che capita come i temporali ma è un effetto dell'attività antropica).
Qualche settimana fa è ricominciato il ripascimento a Pescara sud: «urgente», dell'ultima ora giusto per mettere qualche rattoppo per piantarci gli ombrelloni e per permettere il regolare svolgimento della stagione estiva (150mila euro). Ma per l'anno prossimo –annunciano esultanti gli amministratori di Montesilvano «potremo contare su un finanziamento di 2,7 milioni di euro». Evviva.
Ma la spiaggia ed il mare da quelle parti non sono più gli stessi.

COME NASCE IL PROGETTO DEL PORTO DI FRANCAVILLA


L'ente proponente è il Comunale di Francavilla al Mare che intende realizzare una «infrastruttura a servizio della nautica da diporto e della piccola pesca».
Come mai questa idea?
E' stato considerato il «costante incremento del numero di imbarcazioni che stagionalmente stazionano nell'ambito del litorale comunale», si legge nella relazione al progetto, «nonché dell'opportunità di realizzare una struttura di rilevante importanza ai fini dello sviluppo dell'economia turistica locale».
E poi «l'assenza di un qualunque efficiente ricovero per imbarcazioni è molto sentita e
poco vale l'osservazione che a distanza non eccessiva è possibile fare ricorso a due
infrastrutture portuali efficienti (Porto di Pescara e il Porto di Ortona) ad una distanza
reciproca di circa 20 km».
Errato: il satellite, come abbiamo già detto misura 5,72 km da Pescara e 12,6 da Ortona.
«In effetti, i residenti ed in generale i frequentatori della località preferiscono decisamente una struttura di carattere "familiare", di dimensioni medie, ad un grande porto esterno quale ad esempio il Porto di Pescara, di cui sono note le vicissitudini e gli inconvenienti o come il Porto di Ortona, di cui è noto il carattere tipicamente commerciale», si legge ancora nelle premesse, «è impagabile, per tale genere di utilizzatori, poter raggiungere
il rifugio della propria imbarcazione a piedi o in bicicletta e dedicarsi quasi quotidianamente, anche nei mesi invernali, a piccoli lavoretti di manutenzione o a brevi uscite in mare».
In definitiva è a questa clientela che intende rivolgersi il Comune di Francavilla con questa opera.
Il progetto è stato finanziato con le risorse della Delibera CIPE 84/2000, sottoscritto dal Ministero delle Infrastrutture, dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e dalla Regione Abruzzo.
Il progetto preliminare è stato redatto il 19 novembre 2004. Con istanza (18 gennaio 2005) l'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Angelucci ha richiesto in concessione le aree demaniali interessate dall'intervento.
Lo studio preliminare è stato effettuato dalla Associazione Temporanea d'Imprese, Studio di progettazione De Vito - Modimar – Seacon con sede legale a Chieti.
Le società Modimar e Seacon sono imprese con un folto curriculum alle spalle in fatto di costruzioni di porti con interessi nel Lazio, in Emilia Romagna e Liguria.
Gli stessi soggetti sono in corsa per costruire un porto a Terracina, simile al progetto francavillese, e dove arrivano loro, gli ambientalisti saltano sulle sedie.
E' capitato ad un consigliere del Comune di Fondi, evidentemente troppo vicino a Terracina.
«Sorge per il nostro comune l'esigenza immediata di verificare se questa modificazione della morfologia costiera», scrive il consigliere comunale del Comune di Fondi, «non dia luogo all'accrescimento dei fenomeni erosivi sul nostro litorale, così come già verificatosi negli anni sessanta e settanta per effetto del prolungamento del molo foraneo e della costruzione della scogliera in difesa dell'albergo l'Approdo e sul litorale di Terracina, nel tratto a sinistra della foce del Sisto, per effetto della costruzione del porto di San Felice Circeo. Lo stesso studio delle Società Modimar e Seacon non esclude conseguenze profonde dalla modificazione della morfologia costiera».
Insomma cambiando nomi e località sembrerebbe si stia parlando proprio delle coste abruzzesi.
E non sembra ci si debba spingere oltre per capire che effetti ci saranno.
Dal punto di vista amministrativo però tutto sembra essere andato spedito, compresi pareri e varianti al piano regolatore, anche se non sono mancati i momenti di tensione all'interno dell'assemblea civica.

DOVE LO COSTRUIAMO?


In un precedente studio era stata avanzata anche l'ipotesi di costruire il porto alla foce del Foro (ai confini con il Comune di Ortona) ma «i risultati dell'indagine avevano portato a ritenere ottimale l'ubicazione nella zona Alento poiché «riduce gli effetti negativi sull'andamento del trasporto solido litoraneo, preservando l'equilibrio dinamico costiero».
Per questo non sarebbe stata valutata una opzione di rinuncia alla realizzazione.
E così si è andati avanti.


COME LO FACCIAMO?

«La scelta», scrivono i progettisti, «è stata effettuata valutando l'impatto ambientale provocato sul litorale adiacente, nonché la fruibilità della struttura, espressa in termini di accessibilità e navigabilità interna».
L'opzione prescelta è «sicuramente più vantaggiosa (…) l'efficacia "idraulica" della soluzione a moli convergenti ad andamento curvilineo, è stata chiaramente dimostrata in numerosi studi di carattere teorico, presentati in congressi nazionali ed internazionali aventi per tema le strutture portuali. Come è noto presenta molti vantaggi nei confronti del fenomeno dell'interrimento e del transito della sabbia davanti all'imboccatura».
C'è da dire che una imboccatura così concepita, cioè aperta verso il largo (est), sarebbe piuttosto "fastidiosa" in giornate di grecale (il vento più frequente) che spingerebbe le onde proprio all'interno della darsena, con conseguenti difficoltà di sicurezza e ormeggio.
Aspetto che nemmeno i progettisti nascondono: «il porto a moli convergenti è apparentemente penalizzante ai fini dell'utilizzazione nautica, in quanto la necessità di un vasto avamporto limita alquanto lo spazio utilizzabile per l'ormeggio delle barche. A suo
vantaggio però, si devono considerare la maggiore facilità di ingresso con tempo cattivo
e la riduzione dei fenomeni di interrimento, nonché la possibilità di eseguire i dragaggi
manutentivi in zone adiacenti al canale di navigazione, non interessate cioè dal
transito delle imbarcazioni».


162 BARCHE

La ricettività dell'approdo è stata fissata «in circa 162 barche, di dimensioni mediopiccole
(lunghezza non superiore a 11 m)»
Ma quanti saranno i diportisti clienti?
«Nel calcolo della domanda reale», si legge ancora nel progetto, «si può fare riferimento ad una popolazione residente di circa 30.000 unità (corrispondente alla somma degli abitanti dei comuni di Francavilla al Mare e le zone limitrofe), il numero di barche presenti può stimarsi in base ad un rapporto barche/abitanti di 1/25 ed è quindi pari a 1200. Di queste almeno il 15% è di lunghezza superiore a 8 m e richiede quindi un porto bene attrezzato».
Conteggio super preciso ma probabilmente non tiene sufficientemente conto che i fondali nel punto più alto non superano mai i «3 metri», al limite della sicurezza per una barca di 10 metri.


OLTRE IL PORTO C'E' DI PIU'

L'obiettivo primario da perseguire nello sviluppo del progetto sarà la creazione di un
«nuovo polo urbano complesso, aperto alla città».
La dicitura vaga ha fatto subito rizzare le orecchie a chi non vuole una nuova speculazione nel paese che su 14 chilometri di costa ne ha non più di 5-6 dotati di un comunissimo e confortevole lungomare; gli altri sono tutti letteralmente occupati da costruzioni selvagge sorte sulla spiaggia in barba alla più banale lungimiranza.
Così oltre al bacino portuale sono stati individuati «la grande piazza alberata (posta a quota rialzata rispetto alle banchine); la zona dei servizi (con il blocco degli edifici costituito da un stecca ed un elemento di forma curva con andamento coincidente con l'arco portuale); la zona prospiciente l'arenile, destinata alle attività nautiche ed alla balneazione
(la sede del club nautico, la scuola di vela, il bar, la spiaggia ecc.); le aree di sosta (suddivise in pubblica e riservata)».

Insomma spazio per il cemento ce ne sarebbe e poi con le varianti in corso d'opera tutto è ancora possibile.
Secondo alcuni sarebbero già previste opere per 91.000 metri cubi per un ipotetico secondo lotto per costruire un grande albergo, una foresteria, forse degli appartamenti con il solito metodo del progetto di finanza.
Ma su questo il primo cittadino si è impegnato dando la propria parola.
«Non si può ridimensionare con bugie e gelosie il lavoro che da anni portiamo avanti e, soprattutto, l'opera che la città vuole.


Il progetto del nuovo approdo» ha assicurato Angelucci, «non andrà oltre le scogliere e la volumetria massima prevista per le costruzioni obbligatorie. Per gli edifici facoltativi, come bar e ristoranti, che saranno invece assegnati ai concessionari espropriati, si prevede una cubatura massima di 5 mila metri cubi e al Circolo Nautico, le cui attività sorgono sul terreno demaniale, sarà data la possibilità di edificare una struttura aggiuntiva, una foresteria, che comunque non potrà superare i 9 mila metri cubi».
Un totale di circa 18 mila metri cubi per Angelucci. Oggi.
Eppure dai disegni proposti dai progettisti si intravedono costruzioni che non figurano nella relazione (per esempio un edificio alle spalle del porto di almeno tre livelli). Che edifici sono?


L'IMPATTO AMBIENTALE


Secondo i progettisti in fase di cantiere l'interferenza con il fiume Alento avrebbe un «impatto negativo. Le alterazioni determinate non producono effetti favorevoli o producono effetti sfavorevoli», le conseguenze ambientali sarebbero a carattere locale «anche permanenti».
Lo stesso dicasi per «l'interferenza con le correnti marine», «l'impatto sui fondali di posa», «la distruzione della vegetazione» e del «disturbo della fauna».
Alcuni di questi effetti negativi sono considerati «parzialmente mitigabili», cioè riducibili anche se in minima percentuale.
Impatto con conseguenze «sfavorevoli» anche per l'alterazione morfologica e «l'intrusione visuale» cioè il disturbo del paesaggio.
Una volta costruito il nuovo porto, secondo le previsioni dei progettisti, non dovrebbe portare nulla di buono sul fronte delle emissioni dovute al traffico stradale e dei natanti (impatto fortemente negativo) mentre viene giudicato positivo l'impatto sulla alterazione delle acque marine costiere e di balneazione e del regime idrodinamico.
Secondo gli architetti e gli ingegneri dello studio De Vito, la qualità delle acque dovrebbe addirittura migliorare in conseguenza di «idonei mezzi tecnici per facilitare il ricambio dell'acqua».
Inoltre, «il porto turistico non produce sostanziali variazioni sul regime idraulico marittimo del paraggio e inoltre la costruzione dell'ulteriore pennello di delimitazione dell'avamporto, ed il versamento di volumi di ripascimento a ponente dell'avamporto stesso determinano l'attenuazione delle oscillazioni in avanzamento ed arretramento , con effetto di ulteriore stabilizzazione della linea di costa».
Sembrerebbe di intravedere rassicurazioni sul fronte dell'erosione.
Ma subito dopo: «buona parte del tratto di costa è fortemente condizionato dalla presenza di opere di difesa che denunciano marcati fenomeni di erosione nel tratto d'interesse. E' evidente che queste opere condizionano non solo la dinamica evolutiva del litorale ma influenzano anche l'ambiente costiero».
Dalle indagini si possono trarre le seguenti conclusioni sull'influenza del nuovo porto rispetto alle dinamiche costiere: «la realizzazione delle nuove opere foranee si integrano perfettamente con il sistema di difesa previsto dagli studi della Regione Abruzzo»; «le nuove opere sono lievemente aggettanti rispetto alle attuali opere di difesa e non influenzano l'attuale trend evolutivo della costa, che nel sito in esame risulta
completamente stabilizzato per la presenza massiccia e continua di opere di
difesa di tipo emerso».
La soluzione proposta genererebbe «modificazioni assai contenute», concetto piuttosto ampio e vago. Ma di sicuro rassicurante per tutti i "pessimisti" e per giunta ambientalisti.

LE OSSERVAZIONI DI LEGAMBIENTE

Attualmente il progetto è depositato sui tavoli della regione in attesa che il Via (l'ufficio che stabilisce il nulla osta per l'impatto ambientale) si esprima.
«Non abbiamo termini perentori», ci rispondono dall'ufficio, «così dopo la scadenza per proporre osservazioni possono passare anche altri mesi in attesa di una pronuncia».
Almeno cinque associazioni hanno proposto osservazioni, alle quali il Comune ha diritto di controreplica. Inoltre, non sono ancora giunti i rilievi della Provincia di Chieti anche se preannunciati.
Oltre a rilievi puramente tecnico-aministrativi Legambiente fa notare come «la Conferenza dei Servizi sul progetto preliminare reca l'acquisizione di un nulla osta da parte della Direzione Territorio della Regione Abruzzo (prot. 15824/875) nella stessa data della nota di convocazione (01.06.2005). Sulla base di quanto verificato in sede di accesso agli atti, il numero di protocollo citato risulta essere inesistente. Agli atti inoltre, non risulta depositato alcun nullaosta regionale necessario, in base all'art. 5 del D.P.R. 509 del 02.12.1997, ai fini dell'ammissibilità della proposta progettuale sotto il profilo urbanistico e pianificatorio».
Ma i misteri non finiscono.
La stessa associazione fa notare come per fare largo al progetto si dica e si dimostri come il porto sia costruito alla foce di un fiume dove non vi siano pericoli di inondazioni; eppure l'Alento è quel fiume fortemente cementificato e arginato proprio per evitare straripamenti pure frequenti.
Inoltre, Legambiente lamenta come mancherebbe proprio un allegato di approfondimento relativo all'impatto delle opere.
Poi l'ipotesi "speculazione edilizia" servita sul vassoio d'argento.
«Le vedute prospettiche (che pubblichiamo in questa pagina) mostrano una struttura di grande dimensione», scrive il presidente di Legambiente Antonio Ricci, «sviluppata su tre livelli ed ubicata al margine occidentale dell'area portuale, non menzionata nella descrizione del blocco degli edifici. A scanso di errori grafici, si sottolinea che qualora si trattasse di un intervento ipotizzato o di futura realizzazione, esso deve essere ugualmente sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale, così come disposto dalla Circolare del Ministro dell'Ambiente n. GAB/96/15208 del 7 ottobre 1996».

I PROBLEMI, LE FIGURACCE ED I SOLDI DEI CITTADINI


Come ampiamente riportato in una precedente inchiesta di Zac abbiamo visto come una errata progettazione del porto di Pescara abbia generato tutti i problemi inerenti l'insabbiamento del bacino portuale e l'erosione delle coste adiacenti.
La politica cieca ha poi cercato di fare finta di nulla.
Non potendo certo dire «abbiamo sbagliato» ha deciso di investire soldi pubblici in dighe foranee, nuovo molo e ripascimento a più non posso.
Per un ammontare approssimativo di circa 50 milioni di euro in cinque anni. Questo ha poi portato ad una serie di progettazioni (molte di queste pagate sempre con soldi pubblici) per rimediare allo sbaglio (ma sempre senza dirlo).
Dunque, adesso il Comune di Pescara punta dritto al porto "nuovissimo" che risolverebbe gli errori del passato: costo almeno 40 milioni di euro.
Per non parlare dei dragaggi continui.
L'ultimo iniziato in ritardo a fine maggio dopo la figuraccia fatta con la Ivan Zajc, il traghetto per Spalato che per ben due volte ha toccato il fondo ed ha dovuto ricorrere alle cure dei cantieri navali.
Così la tratta è stata sospesa con una azione di marketing alla rovescia degna dei migliori improvvisatori.
Poi ancora di corsa ed «in somma urgenza» sono comparse le ruspe ed i camion tra gli ombrelloni già spuntati per sistemare sabbia da un lato e levarla dall'altra.
Operazioni che ricordano molto quando da bambini si cercava di scavare buche sul bagnasciuga e alla prima onda la buca veniva ricoperta da acqua e sabbia. Poi si ricominciava sperando nella clemenza del mare. Ma ancora una volta l'onda costringeva a ricominciare nuovamente.
Si poteva andare avanti per ore ma la buca veniva sempre sommersa e rimaneva sempre allo stato iniziale…
Poi il nonno arrivava ed elargiva la sua perla di esperienza: «Non ci si può opporre alla forza della natura».

 LA FRANA DEI RIPARI DI GIOBBE

Alcune settimane fa è crollato un costone raffigurato in moltissime cartoline dell'Abruzzo: una parte della collina che sovrastava i famosi Ripari di Giobbe, una delle calette più caratteristiche della costa ortonese. L'ennesimo crollo, l'ennesima frana.
Il fatto è rilevante perché da alcuni anni quella zona è oggetto di una violenta erosione che non potendo risucchiare la spiaggia (che in quel punto non c'è) ha cominciato a scavare i "piedi" delle colline a picco sul mare fino al loro cedimento. Per alcuni studiosi sarebbero gli effetti che si starebbero palesando per la costruzione del porto di Ortona che ha già modificato la costa più a sud.
La costa cambia ma non è affatto né un caso né una calamità naturale.

CONCLUSIONI.

La vicenda ha di sicuro ancora contorni amministrativi e politici tutti da chiarire. Non favoriti da un certo atteggiamento di chiusura. L'ipotesi speculazione sembra fare capolino e quanto meno si può affermare che «si sia preparata la strada» per l'eventualità.
Uno studio serio sugli effetti dell'erosione è stato chiesto da chi si dice contrario alla speculazione ma favorevole al porto per la piccola pesca.
Il paradosso sarebbe rischiare di bruciare la spiaggia che dall'Alento arriva alla Sirena e poi sperare di rilanciare il turismo con il nuovo porto.
Sono dati ed informazioni che ancora mancano nell'economia dell'intero progetto.


Alessandro Biancardi 15/06/2006 9.30