La controversia più lenta d’Italia è abruzzese? Incidente nel 1969, verdetto oggi

Alessandro Biancardi

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IL RECORD? ROMA. Dopo 41 anni chiuso risarcimento per vedovo sposatosi tre volte.

IL RECORD? ROMA. Dopo 41 anni chiuso risarcimento per vedovo sposatosi tre volte.

La 'giustizia lumaca' colpisce ancora ma questo caso probabilmente (e per fortuna) è un caso limite.

E' arrivato oggi, infatti, dopo quarantun anni di attesa, il verdetto finale della Cassazione su una 'epocale' vicenda giudiziaria nata il 5 luglio del 1969, giorno dello sfortunato incidente stradale nel quale un giovane ingegnere, pieno di belle speranze nell'Italia del 'boom', perse la moglie.

Dopo 15 giorni il mondo intero sarebbe stato incollato ai televisori per assistere allo storico allunaggio dell’Apollo 11 e a quel «piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità». A settembre di quell’anno sarebbe salito al potere il dittatore di cui si parla tanto oggi, Muammar Gheddafi. Insomma da quel lutto che ha distrutto una famiglia sono passate diverse epoche ed ere che danno la misura esatta di qualcosa di molto grave che non funziona nel sistema giudiziario italiano.

Così da allora, per avere il giusto risarcimento dalla società assicuratrice del signor Tullio S., conducente del veicolo che si era scontrato con la signora Teresa L., guidatrice inesperta compartecipe al 50% dell'incidente letale, è stata necessaria una causa penale partita nel 1970 circa e conclusasi nel 1976 ,e una causa 'civile' iniziata con citazione del 16 dicembre 1978, passata due volte dal giudice di secondo grado ed altrettante, con oggi, al cospetto della Suprema Corte.

Sono cambiate, nel frattempo, non solo il destino del vedovo - che superato il lutto si è risposato altre due volte - ma anche le sedi giudiziarie dove si è sviluppata la causa 'lumaca' che da Pescara è andata a finire alla Corte di Appello dell' Aquila per slittare - dopo il primo approdo in Cassazione, nel 1993 - fuori regione, a Perugia, designata quale corte di rinvio.

Negli uffici giudiziari umbri, tra consulenze, prove presuntive e ricalcoli, la 'stagnazione' del procedimento è durata fino alla fine del dicembre 2007.

Perché un esempio così macroscopico di non giustizia? Sono moltissime le motivazioni che riguardano probabilmente un ventaglio infinito di ragioni: il numero spropositato di cause per magistrati che sono sempre troppo pochi, i rinvii di udienze anche a più di un anno l'una dall'altra, gli incidenti di percorso, le udienze a vuoto per difetti di notifica, i tempi lunghi delle perizie, la scarsità di mezzi delle cancellerie dei tribunali, i faldoni che si perdono e chissà cos'altro.

In Cassazione il ricorso dell'ex vedovo è pervenuto nel 2009 e oggi c'è stato il deposito definitivo della sentenza 6357.

Alla fine della fiera, l'ingegnere ha avuto complessivamente diritto a 22 milioni di vecchie lire - nemmeno rivalutabili perchè l'avvocato aveva dimenticato di chiederlo - e sua figlia Maria Pia, rimasta orfana a quattro anni, ha ricevuto poco più di 250 milioni, sempre in vecchie lire.

A parte il merito della questione e la beffa di un risarcimento di tale entità, per di più giunto a 40 anni di distanza dai fatti, non vi è chi non capisca che la giustizia o è tempestiva o non è giustizia.

Non sappiamo se l’esempio riportato sia o meno il record assoluto di causa durata più tempo ma di certo si avvicina molto.

21/03/2011 18.24