Pescara. E' la figlia di Felice Maniero la donna trovata morta

Alessandro Biancardi

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Pescara. E' la figlia di Felice Maniero la donna trovata morta
AGGIORNAMENTO (17.10) PESCARA. La donna 30 anni, viveva in città da alcuni anni sotto copertura. Era fidanzata con un noto ristoratore della zona con il quale viveva. Sembra che al momento della tragedia la donna fosse sola in casa. La polizia è al lavoro. Non è ancora chiara la dinamica.
IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE ALLE 7

Il cadavere di una donna, non ancora identificata, e' stato trovato questa mattina in pieno centro, a Pescara, nel cortile di una elegante palazzina ristrutturata di recente, in via Carducci, all'angolo con via Parini.
Il cadavere presenta escoriazioni ovunque, ma non e' stata ancora accertata la causa del decesso, per cui non si esclude nessuna ipotesi, neppure l'omicidio.
Gli inquirenti stanno cercando di capire se la donna possa essere saltata da un balcone o se invece si possa escludere una eventulità del genere.
Il fatto che la giovane indossasse delle scarpe infradito fa ritenere alla polizia che abitasse in zona.
Non si conoscono al momento altri particolari. La polizia sta interrogando i testimoni che potrebbero fornire dettagli utili per ricostruire la vicenda.
L'allarme e' scattato alle 7, quando e' stata allertata la questura.

23/02/2006 10.49

IDENTITA' SVELATA

E' la figlia di Felice Maniero, il boss della mala del Brenta, la donna che questa mattina è stata trovata morta a Pescara. La donna, 30 anni, si sarebbe gettata dalla mansarda del condominio in cui viveva al centro di Pescara.
La figlia del boss, diventato collaboratore di giustizia, viveva in Abruzzo sotto copertura. Dai primi rilievi sembra che la giovane si sia uccisa dopo aver assunto sostanze stupefacenti. La polizia scientifica è sul posto per gli accertamenti.

CHI E' FELICE MANIERO

Felice Maniero 52 anni, era il boss della mala del Brenta, soprannominato “Faccia d'angelo”.
Lui era la mente di feroci rapine che negli anni 70 terrorizzavano il Nord Est.
Nato a Campolongo maggiore in provincia di Venezia, è stato accusato di almeno sette omicidi, traffico di armi e droga e associazione mafiosa e la cronaca parla ancora di lui per una serie di clamorose evasioni, come quella del 1987 quando fuggì dal carcere di Fossombrone.
Un anno di libertà e poi l'uomo viene arrestato nuovamente per poi scappare ancora una volta nel 1988 dal carcere di Portogruaro. Viene arrestato nuovamente a Capri nel 1993 e, dopo un'altra evasione, la terza nel 1994 a Padova, è riacciuffato a Torino nel novembre dello stesso anno. È così che per lui arriva la condanna: 33 anni, poi ridotti a 11.
Ma Maniero è stanco di fuggire e comincia a collaborare con lo Stato, fino al 2000 quando gli viene revocato il programma di protezione. Nel 2004 arriva finalmente la parola fine per la Mala del Brenta e il sostituto procuratore Paola Mossa chiede il rinvio a giudizio per 142 persone, per reati che vanno dall'associazione a delinquere, al traffico di droga, dalle rapine ai sequestri di persona, alla detenzione di armi, al riciclaggio. Il boss visse e lavorò per un certo periodo anche nel capoluogo aquilano ( leggi).

Maniero racconterà tutta la sua vita in un libro “Una storia criminale”, insieme a Andrea Pasqualetto cronista di giudiziaria de “Il Giornale”

NUOVI PARTICOLARI

Eva Maniero, questo il nome della figlia del boss, condivideva l'appartamento al terzo piano di via Carducci con il fidanzato, gestore di un ristorante di Pescara.
Al momento del suicidio la donna era sola in casa e indossava ancora il pigiama.
La polizia non avrebbe ritrovato nell'appartamento messaggi lasciati dalla giovane prima dell'insano gesto.
L'ultima volta che gli amici l'hanno incontrata è stato mercoledì sera, quando tutti insieme erano andati a cena fuori in un noto ristorante del centro storico.
La donna avrebbe accusato un malore e per questo tornata a casa, salutando la comitiva in anticipo.

23/02/2006 12.52

«E' SUICIDIO»

Si tratta di suicidio, per il momento è questa la verità.
Dagli elementi raccolti, dagli indizi trovati, dalle testimonianze e dai primi rilievi effettuati dalla polizia scientifica non ci sarebbe altra spiegazione che la volontà di togliersi la vita.
Dunque la figlia trentenne del boss del Brenta, si sarebbe suicidata gettandosi dalla mansarda dove viveva.
Quando è stato ritrovato il suo cadavere indossava ancora un pigiama e degli infradito.
«Al momento non abbiamo ragioni per credere ad un'ipotesi diversa dal suicidio», è questa la versione ufficiale del comandante della squadra mobile, Nicola Zupo, al termine di una frenetica mattinata.
È stata comunque disposta l'autopsia che sarà effettuata domani. Solo in seguito agli esami e ai nuovi riscontri sarà possibile dare una prova definitiva circa l'accaduto.
Dunque, secondo la polizia non esisterebbero altre ragioni che potrebbero in qualche modo aprire scenari diversi.
La donna era sola in casa, la casa del suo fidanzato, noto ristoratore della zona, anche se sembra non vivessero insieme.
La donna era conosciuta con un nome di copertura ed è stata tanta la sorpresa di molti vicini di casa questa mattina nello scoprire la vera identità di quella donna vista moltissime volte per strada.

23/02/2006 13.41


UN MESE FA L'ARRESTO DELLE PERSONE CHE «VOLEVANO UCCIDERE MANIERO»

Il suicidio della figlia di Felice Maniero di questa mattina arriva a meno di un mese di distanza dall'arresto di 33 persone, tutte appartenenti alla “Nuova mala del Brenta”, una organizzazione di stampo mafioso che aveva come idea ricostruire “i fasti” dell'era Maniero.
Gli arrestati erano pronti ad eliminare lo stesso “faccia d'angelo”, facendolo saltare in aria con una bomba.
Maniero, infatti, secondo i suoi ex compagni doveva pagare perchè considerato un traditore: dopo la sua scelta di collaborare con lo Stato erano finite in carcere oltre 300 persone.
Gli investigatori, coordinati dal pm di Padova, Alessandro Marangoni, avevano invece sventato il piano grazie alla collaborazione di un ex componente, oggi anche lui collaboratore di giustizia
La nuova mafia del Brenta voleva farla pagare anche a due noti poliziotti, Alessandro Giuliano, figlio di Boris Giuliano, dirigente della Squadra Mobile assassinato a Palermo 25 anni fa, e Diego Parente, che erano stati rispettivamente capo della Mobile di Padova e di Venezia.
Secondo le indagini, partite nel 2003, la banda sarebbe responsabile di otto omicidi, 24 tentati omicidi, 16 assalti a furgoni portavalori e 60 rapine alle banche. Negli ultimi dieci anni l'organizzazione ha accumulato l'equivalente di una ventina di milioni di euro.
Con i 33 arresti la polizia sequestrò quattro lanciarazzi, sette razzi, sei chili di esplosivo, 16 bombe a mano, 18 armi da fuoco lunghe, tra cui 16 fucili mitragliatori, 26 pistole, circa 2.000 munizioni e numerosi giubbotti. Per portare a segno i colpi, l'organizzazione utilizzava ruspe e camion per bloccare i furgoni blindati, bazooka e kalashnikov per costringere le guardie giurate ad aprire i caveau. Tra i colpi più famosi della nuova mala del Brenta c'è l'assalto alle casse del parco giochi "Mirabilandia", messo a segno nell'agosto del 1996. In quella estate i banditi sequestrarono alcuni impiegati e, dopo averli chiusi in uno sgabuzzino, se ne andarono con circa 350 milioni di lire.
Vi erano poi alcuni membri che si occupavano del supporto logistico e di mantenere i contatti con coloro che erano finiti in carcere.

Al momento la polizia non avrebbe dubbi sul suicidio della ragazza anche se è stata comunque disposta una autopsia sul suo corpo.

23/02/2006 13.59


FELICE MANIERO ATTESO A PESCARA PER RICONOSCIMENTO FIGLIA

Sarà Felice Maniero a fare il riconoscimento ufficiale del corpo della figlia Eva, morta stamani a Pescara dopo essersi gettata dall'abbaino di una mansarda al quarto piano di via Carducci. L'ex boss della mafia del Brenta, che vive in una localita' segreta, arrivera' a Pescara oggi pomeriggio. La figlia, che si era sposata a Pescara dieci anni fa con un uomo del posto quando Maniero si trovava in Abruzzo in regime di protezione, si era separata dal marito nello scorso mese di dicembre. Prima di lanciarsi nel vuoto la giovane, che si faceva chiamare Elena, ha tentato di tagliarsi le vene. In casa, un pied'a a terre dell'attuale fidanzato, un ristoratore di Pescara, la polizia ha trovato solo alcune medicine. Che tra lei e il suo nuovo compagno le cose non andassero granche' bene lo ha confermato agli investigatori, coordinati dal capo della Mobile Nicola Zupo, lo stesso ristoratore. Secondo il suo racconto la ragazza nelle ultime settimane era molto triste, si sentiva sempre stanca ed aveva sonno, ma nessuno, neanche i suoi amici, anch'essi gia' ascoltati dalla polizia, presagivano un epilogo cosi' tragico. La scorsa notte il fidanzato di Eva ha dormito a Pescara nella casa dei suoi genitori. Ad Eva era stata affidata la casa nella quale viveva con l'ex marito, abitazione che e' stata perquisita. L'autopsia sul corpo della donna sara' effettuata domani dall'anatomopatologo Cristian D'Ovidio. (AGI)

23/02/2006 14.03

«ME L'HANNO UCCISA»

Non crede all'ipotesi del suicidio Felice Maniero, il boss che ha appreso la notizia del decesso della figlia Eva, conosciuta in città come Elena Marini.
«E' stata una vendetta, me l'hanno uccisa», avrebbe commentato l'uomo in queste ore in viaggio verso Pescara dove si sta dirigendo per il riconoscimento della giovane.
Il rapporto tra padre e figlia sarebbe stato sempre tormentato e nel 1995 la donna, in una intervista dichiarò «non voglio averci niente a che fare con mio padre», rifiutando così anche il programma di protezione.
Con il passare degli anni probabilmente il rapporto si ricucì e la giovane Eva decise di stabilirsi a Pescara, vicino a dove viveva il padre.
L'uomo, oggi agli arresti domiciliari vive in una località segretissima.
E' partita questa mattina da Padova anche la mamma Agostina Rigato, prima moglie del boss Maniero. I due sono divorziati da molti anni e probabilmente oggi si rincontreranno dopo molto tempo, davanti al corpo senza vita della loro figlia.

23/02/2006 14.19

CRISI DEPRESSIVA ED INDIZI UNIVOCI

Sarebbe stato depressa e nel pieno di una crisi sentimentale.
Potrebbe essere questo il motivo del presunto suicidio.
I riscontri sarebbero stati individuati degli inquirenti anche attraverso le parole del fidanzato della donna morta, da quelle di alcuni amici e da una serie di altri indizi trovati sul posto e si esclude fermamente l'ipotesi di un omidicio.
Eva-Elena avrebbe tentato di tagliarsi i polsi poiché gli agenti della scientifica hanno notato dei vistosi segni sul corpo senza vita.
Inoltre, notizie ancora non confermate, parlerebbero anche di un tentativo di impiccagione, come se la donna avesse tentato di farla finita in casa. Sarebbe stata trovata anche una corda nella stanza.
Inoltre una serie di farmaci e tranquillanti sparsi ovunque dovrebbero completare il quadro. Sono controverse pure le notizie riguardo ad uso di stupefacenti e al ritrovamento di un biglietto nel quale la donna avrebbe fornito spiegazioni del gesto.
Insomma, una serie di indizi ben precisi e tutti concordanti che potrebbero, da un lato, confermare la tesi del suicidio in maniera netta ma anche insinuare il dubbio per questa sovrabbondanza di informazioni univoche.

23/02/2006 14.39


LUSSO POCO CONSONO

Eva Maniero, una ragazza giovane con accanto un padre “ingombrante” di cui non condivideva le scelte. Questo sembra il profilo della donna che stamattina si è suicidata lanciandosi dal terzo piano della sua abitazione.
Una figlia che contestava la scelta del padre, uno dei più potenti boss del Nord Italia.
«Prima aveva deciso di vivere in un certo modo», raccontò Eva in una intervista a proposito di suo padre, «e nessuno certo glielo aveva imposto. Per come la vedo io avrebbe dovuto accettare di pagare le conseguenze delle sue azioni precedenti, senza parlare». E invece no, il padre decise di diventare un collaboratore di giustizia.
Nel 1996 si torna a parlare ancora una volta di Eva, quando appena ventenne ricevette in regalo dal padre un porsche cabrio.
La sezione antimafia richiamò all'ordine Maniero, invitandolo ad uno stile di vita più conforme alla sua condizione di collaboratore di giustizia, evitando lo sfoggio ed il lusso appariscente, insomma attenersi ad un regime più consono alla responsabilità che si era assunto al momento del pentimento. Nell'ottobre dello stesso anno il caso fu anche oggetto di una interpellanza alla Camera. «Non può essere tollerato», dichiarò l'Onorevole Gustavo Selva, «che la figlia del Maniero abbia scorrazzato per le strade della provincia di Treviso con i capelli al vento, come dicevano le cronache, a bordo di una Porsche, scortata dalla polizia».

23/02/2006 17.07


EX BOSS ASCOLTATO DALLA POLIZIA

Felice Maniero è giunto alla Questura di Pescara, dove si trova ancora, poco prima delle 15.
L'ex boss della mala del Brenta e' stato ascoltato dagli investigatori relativamente agli ultimi incontri avuti con la figlia. "Sconvolto" e "affranto" dalla morte della figlia, Maniero avrebbe detto agli investigatori che non si sarebbe mai aspettato una notizia del genere, senza tuttavia adombrare ipotesi diverse da quelle del suicidio. Felice Maniero, che ormai da alcuni anni non gode più del regime di protezione, è arrivato a Pescara sotto scorta. Sarà lui, più tardi, a procedere all'obitorio di Pescara al riconoscimento ufficiale della figlia, la piu' grande che aveva nata dal suo primo matrimonio. (AGI)

23/02/2006 17.13

SUICIDIO MANIERO: "AMAREZZA PER UN AMORE CONCLUSO"

(LEGGI)