Usura: 13 arresti tra Lazio e Abruzzo. Anche un giostraio pescarese tra i presunti strozzini

Alessandro Biancardi

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ROMA. Tredici arresti tra il Lazio e l'Abruzzo nell'ambito di un'operazione antiusura dei carabinieri.

I militari del gruppo di Frascati stanno notificando un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone accusate di usura ai danni del titolare di una piccola impresa per la lavorazione del marmo della periferia est di Roma.

Le misure devono essere notificate a Roma, Pescara e nella provincia di Frosinone. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, erano state avviate nel settembre del 2010 a seguito della denuncia della vittima, ormai disperata, e hanno consentito la completa identificazione di tutti gli indagati nonche' la quantificazione dell'esorbitante tasso usurario applicato. In un caso, a fronte di un prestito di 4.000 euro, la vittima ha dovuto pagare 400 euro al giorno per un anno. Sequestrati autovetture, gioielli, titoli di pagamento ritenuti provento dell'attivita' illecita. I particolari saranno resi noti in tarda mattinata nel corso di una conferenza stampa che si terrà nella Procura della Repubblica di Roma.

15/03/2011 10.09

ANCHE UN GIOSTRAIO PESCARESE TRA I PRESUNTI STROZZINI

 Giostraio pescarese con il ’vizio’ dello strozzinaggio a Roma. Tra le tredici persone finite in manette questa mattina nell’ambito dell’operazione “Sabbie mobili” dei Carabinieri di Frascati c’è anche un giostraio di Pescara: Sami Lazari, di circa 30 anni, residente in uno dei campi nomadi del capoluogo adriatico, ma spesso a Roma per ‘affari’.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati questa mattina in una conferenza stampa a Roma dal colonnello Marco Aquilio, ex comandante di Chieti, ora a Frascati.

Alle prime luci di oggi, nella periferia sud-est di Roma e a Pescara, i carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Frascati, coadiuvati da quelli delle compagnie dipendenti, dal comando provinciale di Pescara e dalle unità cinofile di Santa Maria Galeria, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 soggetti (di cui tre di etnia rom), ritenuti responsabili del reato di usura aggravata ed estorsione nei confronti del titolare di un’azienda per la lavorazione del marmo sita in località Lunghezzina di Roma.

Il blitz dell’Arma è scattato nel cuore della notte, quando i Carabinieri si sono presentati simultaneamente nelle abitazioni degli arrestati.

I tredici soggetti non sono componenti di un’unica banda criminosa ma agivano ognuno per proprio conto, perché la vittima aveva accumulato così tanti debiti che ogni volta doveva rivolgersi a un nuovo usuraio per farsi prestare i soldi necessari a pagarne, un altro. Così, a un certo, punto, non è riuscito più a tenere sotto controllo la situazione e si è rivolto ai Carabinieri che dopo lunghe e minuziose indagini hanno arrestato i 13 soggetti, tutti rinchiusi nel carcere di Roma.

Le indagini hanno avuto inizio verso la fine del mese di settembre 2010, quando l’artigiano, un 50enne romano titolare di un’azienda per la lavorazione del marmo a conduzione familiare ma di grosse dimensioni, si è deciso a presentare una denuncia contro ignoti per il reato di usura.

La sua impresa di marmo e travertino, nonostante fosse a conduzione familiare, prima di ridursi nell’attuale disastrosa condizione aveva un fatturato annuo di circa 500.000 euro. Ma da circa un anno, la sua azienda era divenuta un autentico vespaio di usurai che andavano continuamente a pretendere i pagamenti degli interessi. La particolarità è che ogni usuraio lavorava indipendentemente dall’altro ma tutti cercavano di attingere dalla stessa vittima.

L’imprenditore, a causa di una serie di investimenti sbagliati che hanno portato la sua azienda in serie difficoltà, si è rivolta al primo usuraio ma ben presto ha scoperto di non riuscire a coprirne gli interessi. Per questo motivo, si è visto costretto a chiedere un prestito ad un secondo usuraio per coprire il debito contratto con il primo. Da qui è iniziata una vorticosa catena di debiti contratti per saldare gli interessi di quelli precedenti. Nel giro di poco tempo l’uomo si è trovato completamente “strozzato”.

I prestiti che chiedeva erano molto modesti: due, tre, quattromila euro ogni volta, ma gli interessi applicati erano spaventosi: in un’occasione, in particolare, il marmista si è visto applicare un interesse pari al 338.106.173.344.118.000% annuo, una cifra difficile anche solo da leggere; basti pensare che è stato costretto a pagare 400 euro al giorno per un intero anno.

Nel frattempo, gli usurai hanno iniziato a diventare sempre più aggressivi, minacciando sia l’uomo che la sua famiglia, arrivando anche a picchiarlo violentemente e ad incendiargli un’autovettura.

Per questo motivo l’imprenditore, al fine di allentare la pressione nei suoi confronti, ha dovuto anche compiere costosissime prestazioni d’opera in marmo a titolo gratuito, aggravando ancora di più la sua situazione.

In sintesi, l’artigiano, ha ottenuto un prestito complessivo in due anni di circa € 80.000, ma ha dovuto versare, nello stesso periodo, circa € 200.000 in titoli di pagamento in contanti e in prestazioni d’opera, senza peraltro esaurire il debito che, anzi, continuava ad aumentare.

Cinque mesi d’indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno consentito di individuare i tredici differenti usurai, nonché di tracciare le differenti responsabilità di ognuno, anche se è impossibile quantificare, al momento, la cifra ‘strozzata’ da ciascun usuraio e i debiti contratti.

Per quanto riguarda il 30enne di Pescara, egli è incensurato ma le indagini dei Carabinieri proseguono per accertare se si sia reso responsabile, come gli altri strozzini, di episodi simili nei confronti di altri imprenditori.

Daniela Di Cecco  15/03/2011 17.48