Ospedali aquilani post sisma, Cialente: «situazione estremamente preoccupante»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ha riunito ieri mattina, in Comune, il Comitato ristretto dei sindaci della Asl dell'Aquila, di cui è presidente, e il direttore generale dell'azienda sanitaria Giancarlo Silveri.* SANITA’. DAL CONSIGLIO COMUNALE DI LANCIANO UN DOCUMENTO CONTRO TAGLI

«La riunione - ha spiegato Cialente - si è resa necessaria e urgente per affrontare la situazione, estremamente preoccupante, degli ospedali della provincia dell'Aquila, alla luce della normativa, inserita nella Finanziaria 2010, che prevede tagli delle spese per il 50 per cento rispetto all'anno 2009 sul personale precario. Questa norma, che colpisce l'intera regione, nel caso della Asl aquilana, se applicata, produrrebbe effetti gravissimi, comportando di fatto la chiusura, al 31 marzo, di reparti ospedalieri, attività ambulatoriali, reperibilità».

Questo perché - ha spiegato il sindaco - in seguito al sisma la Asl dell'Aquila contrasse nettamente gli organici, trasferendo addirittura negli ospedali della costa o del teramano numerosi sanitari, chiamati ad assistere i 40mila sfollati aquilani e le persone alloggiate nelle tendopoli, dal momento che il San Salvatore, soprattutto nei primi mesi, era un ospedale da campo, con tende della Protezione Civile.

I sindaci del Comitato Ristretto, nell'esprimere assoluta contrarietà alla chiusura dei reparti, hanno deciso di convocare al più presto l'assemblea dei sindaci della Asl.

Nello stesso tempo hanno conferito a Cialente, in qualità di presidente, mandato di espletare tutti i possibili passaggi a livello governativo affinché la Asl dell'Aquila sia messa nelle stesse condizioni delle altre Asl abruzzesi.

«In altre parole - ha dichiarato ancora Cialente - a non fare riferimento, in termini di spesa storica, al 2009, un anno nel quale la provincia dell'Aquila è rimasta sospesa nel limbo della disperazione che tutti abbiamo vissuto". "Insieme con il sindaco di Castel di Sangro - ha riferito ancora il primo cittadino - subito dopo la riunione, ho preso parte all'incontro che il direttore generale della Asl ha tenuto con tutti i capi dipartimento e ho avuto modo di conoscere e condividere pienamente non solo le loro preoccupazioni, ma anche la loro oggettiva difficoltà a garantire i servizi assistenziali pubblici».

Cialente ha chiesto, avendo parlato con il presidente della Regione Chiodi, almeno due settimane di sospensione di qualsiasi decisione.

Nel corso della riunione con i capi dipartimento il sindaco ha comunque ribadito che l'ipotesi di chiusura dei reparti della Asl, in particolare all'Aquila, dove alla qualità indiscutibile delle prestazioni fa penoso contrasto la situazione logistica, non solo è «inaccettabile», ma oltretutto «frenerebbe il sovrumano sforzo che tutti gli operatori sanitari stanno operando, con sacrifici di tutti i tipi, per ricostruire non solo i reparti, ma soprattutto l'immagine e il ruolo che il nostro ospedale e la nostra facoltà di Medicina avevano non solo in Abruzzo ma in tutto il centro Italia».

05/03/2011 10.26

 

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 SANITA’. DAL CONSIGLIO COMUNALE DI LANCIANO UN DOCUMENTO CONTRO TAGLI

 LANCIANO. Il Consiglio comunale di Lanciano si pronuncia (sarebbe il caso di dire finalmente) sui tagli alla sanità imposti in Abruzzo e, in particolare, nel comprensorio frentano.

L’assise civica ha infatti votato all’unanimità un documento unitario in materia di sanità con il quale manifesta «forte disappunto e profondo disagio rispetto alle iniziative assunte dal Commissario ad acta per il Piano di rientro in tema di riorganizzazione dei servizi sanitari presenti in ambito frentano».

In particolare, i consiglieri di maggioranza e opposizione hanno contestato i provvedimenti decisi, soprattutto in ambito ospedaliero, senza un necessario e proficuo confronto con i rappresentanti degli enti locali e del terzo settore di riferimento.

Oltre che nel metodo, il Consiglio comunale interviene nel merito dei tagli e giudica grave, da parte del commissario Gianni Chiodi, il mancato avvio del Piano regionale della rete dell’emergenza-urgenza, come pure di quello dei servizi sanitari territoriali pubblici e privati, i quali costituiscono il primo e più immediato strumento di risposta del fabbisogno di salute di cui necessita anche la popolazione lancianese.

In particolare il Consiglio comunale si riferisce ai taglio operati nei presidi del territorio che hanno avuto pesanti ripercussioni anche sull’ospedale cittadino.

«La riorganizzazione in P.T.A. (Presidio territoriale di assistenza) degli ex presidi ospedalieri di Casoli e Gissi – sottolinea il Consiglio nel documento - doveva opportunamente essere accompagnata dai processi decisionali di nuova programmazione sopra menzionati di cui una classe dirigente responsabile ed attenta avrebbe dovuto necessariamente farsi carico, soprattutto in un contesto storico e politico in cui la sostenibilità economica e finanziaria assurge a rango di valore assoluto».

Rispetto all’Ospedale Renzetti di Lanciano, invece, l’assise civica ha sottolineato che la riduzione delle Unità operative complesse «sicuramente indica un percorso finalizzato al ridimensionamento della struttura lancianese che, in assenza di adeguate garanzie, rischia di portare a una perdita di funzionalità dell’ospedale Renzetti con inevitabili ripercussioni sull’utenza frentana».

«Noi vogliamo essere attenti e critici riguardo a scelte che investano non tanto i singoli responsabili delle strutture ospedaliere ovvero coloro i quali ambiscono a diventare tali – puntualizzano i consiglieri nel documento - quanto la logica di declassare a Unità operativa semplice reparti ove è ancora presente un direttore (ex primario), che cozza contro il principio basilare che è la complessità dell’impegno assistenziale a giustificare la presenza di un direttore e non viceversa».

Da parte del Consiglio comunale un attestato di solidarietà nei confronti delle istanze proposte dal comitato sanitario “Cuore” dell’Ospedale Renzetti ed in particolare affinché quest’ultimo venga configurato come ospedale “spoke” per garantire ai cittadini la necessaria assistenza.

Infine il Consiglio comunale ha chiesto che la sede sociale della Asl Lanciano-Vasto–Chieti, venga posta nella città di Lanciano e che comunque non venga messo in vendita l’immobile di via Spaventa dove dovrà, invece, essere trasferita anche la sede del Distretto sanitario di base.

VALENTE: CHIAREZZA PRIMA DELLE ELEZIONI

Sui tagli alla sanità e sulle ripercussioni nel comprensorio era intervenuto ieri anche Pino Valente, candidato sindaco con il movimento Progetto Lanciano, che ha da sempre combattuto per difendere a spada tratta la sanità frentana.

In particolare Valente ha chiesto alla classe politica locale chiarezza sul piano dir riordino della sanità, con particolare riferimento alle voci che si rincorrono negli ultimi giorni secondo le quali dopo i tagli ad Atessa, Casoli e Guardiagrele, anche a Lanciano sono previsti tagli alle unità operative complesse, che comporterebbero il declassamento dei reparti che resteranno senza primari.

Una situazione che ancora una volta, secondo Valente, andrà a favorire l’ospedale di Chieti a discapito di quelli di Lanciano e Vasto, che dovranno spartirsi le briciole.

Per questo Valente ha chiesto alla classe politica di fare chiarezza e, soprattutto, di pronunciarsi prima delle elezioni di primavera. «Per evitare – ha polemizzato il candidato sindaco – quello che è successo a Guardiagrele quando, prima delle elezioni sono state fatte promesse e rassicurazioni, ma subito dopo sono stati tagliati i servizi all’ospedale».

 ddc   05/03/2011 10.27