L’avvocato:«Sbagliato accostare la Sima spa al reato di usura: c’è stata una archiviazione»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Un’archiviazione della Procura di Lanciano per presunti reati di usura e riciclaggio metterebbe al riparo la Sima dalle risultanze, invece, contenute nella relazione ispettiva di Bankitalia che ha spazzato via la finanziaria lancianese.

E’ questa la posizione di alcuni soci di minoranza che cercano di fare chiarezza dopo alcune  notizie che alcuni quotidiani stanno pubblicando in questi giorni e che lederebbero l’immagine della Sima, la finanziaria poi chiusa dal ministero in seguito ad una ispezione della Banca d’Italia che aveva appurato tassi di interesse maggiori della soglia stabilita per legge.

Una vicenda della quale non si sono occupati in questi mesi solo i giornalisti, ma anche - anzi sicuramente di più- i carabinieri di Pescara, i magistrati e gli ispettori di Bankitalia.

A scrivere ai giornali per conto di alcuni soci di minoranza non meglio specificati è il legale Marcello Di Iorio, ex componente dell’ufficio legale della Sima stessa. L’intento è quello di  difendere l’immagine provando a fare chiarezza sulle notizie apparse e cercando un distinguo tra quelle che potrebbero essere responsabilità personali (o meglio di persone) e quelle della società.

Nella lettera che l'avvocato manda ai giornali si legge anche:«chiederemo il risarcimento ai giornali che continueranno ad associare alla Sima i presunti reati di usura e riciclaggio».

Ad attribuire queste pratiche non corrette alla finanziaria di Lanciano, iscritta nel registro delle imprese di Chieti nel 2005 e cancellata dall’albo ministeriale nel 2009, sono stati gli ispettori di Bankitalia e non i giornali.

Sono state inoltre rilevate anche macroscopiche irregolarità nei conti e controlli.

La società, con sede a Lanciano e Pescara (sopra la Bls di via Conte di Ruvo), si occupava, da una parte, della cessione del quinto dello stipendio e, dall’altra, dei prestiti ad alcuni imprenditori che però avrebbero denunciato, dopo anni e decine di prestiti, pratiche a loro dire non corrette per l’applicazione di tassi molto elevati.

 A LANCIANO SI ARCHIVIA INDAGINE PER USURA E RICICLAGGIO

Dalla relazione di Bankitalia sarebbe quindi scaturita una denuncia presso la Procura di Lanciano volta ad accertare i reati di usura e riciclaggio in capo alla finanziaria legata alla Banca di Lanciano e Sulmona e alla Banca Serfina (attualmente soci di minoranza).

Stando a quanto scrive l’avvocato Di Iorio, l’attenzione della procura era focalizzata nel verificare più precisamente «una mera omissione di registrazione di alcune informazioni nell’archivio unico informatico». Nell’inchiesta erano indagati tutti coloro che si sono succeduti alla presidenza della Sima. Dopo gli interrogatori, l’acquisizione di documentazione e di sommarie informazioni, il gip ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Dunque ad avvalorare la tesi dei soci minori c’è questa archiviazione che farebbe apparire  «non opportuno associare il nome della Sima spa a presunti reati per la violazione di norme in materia di usura e antiriciclaggio».

Un’archiviazione che, secondo i soci di minoranza, farebbe venir meno la relazione dettagliata degli ispettori della Banca d’Italia e la conseguente cancellazione dall’albo delle finanziarie da parte del Ministero.

Infatti il decreto di cancellazione è stato impugnato, come già scritto da PrimaDaNoi.it, dai soci assistiti da Di Iorio davanti al Tar del Lazio e  dunque «sarebbe prematuro celebrare il funerale della società prima della sentenza».

Nonostante ciò, la società è in liquidazione dall’aprile 2010 quando è stata nominato come liquidatrice Carla Caputo, amministratrice di Capital Fin, finanziaria di Napoli. Una prima vittoria di un socio di minoranza è stata la rimozione, chiesta con un ricorso, della liquidatrice Caputo «per incompatibilità» non meglio precisata.

 VICENDA SIMA, COME IN UN GIOCO DELL’OCA

Alla notizia dell’archiviazione fa eco però quella dell’apertura di un’inchiesta da parte della procura di Pescara di cui i soci di minoranza «ignorano i contenuti ed i protagonisti». A fare da corollario a questa storia ci sono anche i giudizi pendenti tra i soci che contestano l’assunzione di decisioni interne alla società.

Come in un grande gioco dell’oca quando, in questa storia, si pensa di essere arrivati ad un punto ci si ritrova all’inizio. 

 Manuela Rosa  01/03/2011 9.54