Sima spa, la finanziaria con tassi usurari: le vittime sul piede di guerra

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Un’ispezione della Banca d’Italia, grandi anomalie nella gestione, un decreto di cancellazione dell’albo delle finanziarie, la liquidazione, le denunce dei malcapitati. E siamo solo all’inizio.

LANCIANO. Un’ispezione della Banca d’Italia, grandi anomalie nella gestione, un decreto di cancellazione dell’albo delle finanziarie, la liquidazione, le denunce dei malcapitati. E siamo solo all’inizio.

Questa è la storia già scritta di una finanziaria di Lanciano, la Sima spa, legata alla Banca di Lanciano e Sulmona e alla Banca Serfina. Ma ancora molto rimane da scandagliare e da approfondire. Una parte del lavoro la stanno portando avanti i carabinieri di Pescara che avrebbero individuato non un’intera società malata ma qualche anima nera che la gestiva in modo poco oculato e non senza conseguenze per gli altri.

Nei palazzi giudiziari si lavora e qualcosa intanto succede e si scopre un intreccio di finanziarie, intermediari e banche che passa per Lanciano, Pescara e Napoli. L’ispezione della Banca d’Italia, durata due mesi, dall’aprile al giugno 2008, ha evidenziato come la Sima spa, iscritta nel registro delle imprese di Chieti dal 2005, non rispettasse la normativa antiriciclaggio. Non solo, ha rilevato anche macroscopiche irregolarità nei conti e controlli praticamente nulli.

La società, con sede a Lanciano e Pescara (sopra la Bls di via Conte di Ruvo), si occupava, da una parte, della cessione del quinto dello stipendio e, dall’altra, dei prestiti ad alcuni imprenditori che però avrebbero denunciato, dopo anni e decine di prestiti, pratiche a loro dire non corrette per l’applicazione di tassi molto elevati.

La Sima è in liquidazione dall’aprile 2010. Ma anche qui problemi. Infatti, pochi giorni fa, un provvedimento in via cautelativa, su una richiesta di un socio di minoranza, ha di fatto rimosso «per incompatibilità» la liquidatrice della Sima, Carla Caputo, amministratrice delegata di Capital Fin.

Capital Fin srl è una società di Napoli esperta e molto produttiva nel procacciare clienti per la Sima spa nel campo della cessione del quinto, fino a quando la Capital Fin srl non ha figliato una società simile per attività alla Sima, la Capital Fin spa.

Ora sul piede di guerra ci sono le presunte vittime della finanziaria e alcuni soci di minoranza della Sima che chiedono giustizia e celerità.

QUEGLI ASSEGNI TROVATI PER CASO…

Il caso, che potrebbe aprire scenari più ampi, ha preso le mosse da una casualità. Durante una perquisizione a casa di un pregiudicato, nel 2007, erano stati trovati degli assegni di un piccolo imprenditore vittima dell’usura. Da lì la denuncia del malcapitato che ha squarciato il velo sui sistemi di erogazione dei prestiti e di restituzione delle somme.

Per l’istruzione della pratica in molti si sono rivolti ad un broker operante in Pescara (non dipendente Sima) che con maestria e velocità provvedeva all’adempimento di tutte le pratiche (affiancato da un collaboratore). Tutti i problemi potevano essere risolti, anche quello fastidioso di non avere una busta paga. Per la rapidità, però, c’era un supplemento da corrispondere in nero al broker. Una sorta di “tassa”del 10% sul prestito (per esempio 2mila euro su 20 mila euro di prestito) per ringraziare della rapidità nell’istruire la pratica. E la rapidità c’era davvero: dopo un solo giorno i soldi erano in mano al cliente.

Il prestito doveva essere rimborsato, in tempi abbastanza stretti (dai due ai sei mesi), con più assegni postdatati firmati al momento dell’erogazione del credito.

Il più delle volte però, il cliente non riusciva a restituire l’ultima rata, che quindi veniva finanziata con un nuovo prestito e così all’infinito. Una spirale vorticosa che ha portato alcuni dei malcapitati a finire nelle mani degli strozzini (con le minacce e le pressioni che ne conseguono) per ripianare i debiti, che invece aumentavano esponenzialmente. L’accesso al fondo per le vittime dell’usura ha, in qualche modo, cambiato le sorti degli imprenditori sul lastrico.

PER I DIFENSORI DELLE VITTIME: «COLPA DELLA BLS»

A difendere gli interessi di tre imprenditori ci sono gli avvocati Roberto Luciani e Dario Allamprese che hanno puntato tutto nel dimostrare le responsabilità della Banca di Lanciano e Sulmona nella «poco accorta gestione creditizia» della Sima. Stando all’esposto dei legali, la Bls avrebbe dovuto controllare la Sima (di cui all’inizio possedeva il 60% delle quote) in virtù di fantomatici- perché finora introvabili- “patti parasociali” tra Bls e Sima che stabilivano la facoltà per la banca di nominare propri rappresentanti all’interno della finanziaria di Lanciano, sia nel Cda che nel collegio sindacale.

Quel collegio che secondo gli ispettori della Banca d’Italia «non ha effettuato controlli sull'osservanza della normativa in materia di usura e di antiriciclaggio, nè ha provveduto a verificare la regolare amministrazione dell'azienda».

Inoltre, gli avvocati hanno segnalato la presunta «stretta interconnessione» tra la Bls e la Sima alla Banca d’Italia e alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna (controllore Bls) «al fine di valutare presunte irregolarità ai sensi della legge 231 del 2001».

Intanto alcuni soci di minoranza, difesi dall’avvocato Michele Di Iorio, con una azione del tutto separata, hanno presentato ricorso al Tar Lazio impugnando il provvedimento di cancellazione della Sima.

Al momento dello scioglimento la Sima aveva un capitale sociale dichiarato di 780mila euro.

BLS: «NOI SOCI DI MINORANZA»

La Bls non ci sta e dichiara che «dal 2004 possiede solo il 9% del capitale sociale della Sima». Per effetto della dismissione del ruolo di socio di maggioranza della Bls, «la Sima ha cessato di fare parte del Gruppo Bancario “Banca Popolare dell’Emilia Romagna”».

«Eventuali comportamenti illegittimi o illeciti», ha aggiunto la Bls in una nota, «che fossero accertati dalle autorità preposte in capo Sima o a suoi esponenti non sono in alcun modo riferibili alla Banca, la quale, nella sua qualità di azionista, si riserva di adottare idonee iniziative nei confronti di tutti coloro dei quali fossero accertate responsabilità per violazione dei compiti e dei doveri connessi alle funzioni svolte nell’ambito della società».

Il prossimo 10 marzo ci sarà un’assemblea della Sima nella quale probabilmente si decideranno le prossime mosse.

m.r. 25/02/2011 16.27