Abruzzo, siamo 1.340.000 ma crescono solo gli stranieri e gli anziani

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Diminuiscono i nati ma aumenta il tasso di crescita migratoria, portando il numero di residenti a 1.340.000 con un tasso di crescita totale dell’1,6 per mille.

Sono i numeri relativi alla popolazione abruzzese elaborati dall’Istat e pubblicati ieri dal Cresa

Secondo le stime, dunque, i residenti in Abruzzo al 31 dicembre 2010 sono poco più di 1.340.000, di cui 1.260.000 italiani (94%) e 80.000 circa stranieri (6%). 
I dati mettono in evidenza che la popolazione abruzzese, dove il tasso di crescita è fermo a 1,6 per mille abitanti, non riesce a seguire il trend di crescita che si registra a livello nazionale (4,3 per mille) e ancora meno le performance del Centro e del Nord (rispettivamente 6,6 e 5,6 per mille). 

Nel confronto con le altre regioni, il tasso di crescita della popolazione abruzzese è superiore solo rispetto a quello di Liguria, Friuli Venezia-Giulia e Piemonte e a quello di tutte le regioni meridionali, Sardegna esclusa.

Sono i flussi migratori, dunque, ad aiutare la crescita della popolazione abruzzese, con un tasso che nel 2010 si è attestato sui 3,7 per mille. Molto meno confortanti, invece, i dati relativi alla crescita naturale, dove si registra un trend negativo pari a – 2,1 per mille abitanti.

 Secondo le stime dell’Istat, cioè, nel 2010 l’Abruzzo ha perso poco più di 2 residenti ogni mille a causa del sopravanzare del numero dei decessi su quello delle nascite (0,5 per mille il valore italiano).

La popolazione è cresciuta invece di quasi 4 nuovi residenti ogni mille per fenomeni migratori. Anche in questo caso, però, i dati sono negativi sia rispetto a quanto si era rilevato negli anni precedenti, sia rispetto alla media nazionale (4,8 per mille).
Più confortanti i dati sulla natalità, relativi però sempre alla popolazione straniera. La minore età media degli stranieri residenti, la maggiore propensione a procreare e la più bassa età media al parto delle donne straniere fanno sì che i residenti provenienti da altri Paesi contribuiscano all’aumento della natalità: quasi 16 bambini su 100 sono nati nel 2010 da madre straniera (18,8% il valore nazionale) e il tasso di fecondità totale regionale (1,3) è innalzato dal valore relativo alle straniere (2) contro quello delle italiane (1,2). Sul più alto tasso di fecondità delle donne provenienti dall’estero incide poi il fatto che esse mediamente partoriscono quasi 5 anni prima delle abruzzesi (27,9 contro 32,3 anni).

Anche i flussi migratori, tuttavia, sono diminuiti: nel confronto con l’anno precedente il saldo totale si contrae passando dal 5,5% al 3,7%. Il calo riguarda sia la componente nazionale (trasferimenti da e verso altri Comuni), che passa dall’1% allo 0,4%, sia quella estera (trasferimenti da e per l’estero) che cala dal 5,5% al 4,7%. Nel confronto con l’anno precedente diminuisce il numero dei residenti italiani (0,2%) e aumenta quello degli stranieri (+5,9%).

Tutti questi fattori comportano, come naturale conseguenza, l’invecchiamento della popolazione: la vita media che nel 2007 era di 78,8 anni per gli uomini e 84,4 per le donne diventa nel 2010 rispettivamente di 79 e 84,6 anni; l’età media passa da 44 del 2007 a 44,2 dell’anno in esame.

Le modalità di distribuzione della popolazione nelle diverse fasce d’età, oltre ad avere una rilevanza demografica, hanno anche rilievo sotto il profilo socio-economico. Dai dati forniti dall’Istat emerge così che in Abruzzo è particolarmente critica la situazione se si rapportano gli over 64 alla popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni (indice di dipendenza anziani) e a quella under 15 (indice di vecchiaia). Per entrambi gli indicatori la situazione abruzzese è peggiore di quella media nazionale: ogni 100 residenti in età attiva ci sono 32 anziani (31 il dato medio nazionale) e per 100 ragazzi con meno di 15 anni ci sono 163 ultra 64enni (144 in Italia).

01/02/2011 10.32