Carichieti, la politica, le assunzioni e l’esperimento delle cartolarizzazioni

Alessandro Biancardi

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CARICHIETI

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CHIETI. Fiato sospeso in casa Carichieti. Il 25 gennaio Bankitalia si potrebbe pronunciare sulla fusione di Flashbank e Cassa di risparmio.*SECONDA BANCA A SPERIMENTARE LE CARTOLARIZZAZIONI (PIETRO ANELLO)

Ottimismo non ce n'è e i dipendenti sono preoccupati per i risvolti che potrebbero arrivare entro la fine del mese.
Intanto il fatto che le notizie stiano filtrando all'esterno della banca non fa troppo piacere e dopo la pubblicazione del primo articolo, quello di Flashbank finita nel faldone dell’inchiesta milanese sui rapporti tra 'ndrangheta e alcune società con sede a Milano, alcuni dipendenti non riescono più ad accedere al quotidiano PrimaDaNoi.it.
Il direttore generale Francesco Di Tizio viene descritto da chi gli sta vicino quasi come rassegnato e forse consapevole di essere alla fine di un ciclo d'oro.
Alcune voci danno il neo vicedirettore generale, Roberto Sbrolli (fino a poco tempo fa solo capo dei crediti) nuovo direttore generale... tutto questo sempre prescindendo da quelle
che saranno le decisioni di Bankitalia. Ma totonomi e pronostici non sono mai mancati in questo lungo impero del direttore generale sui cui compensi stratosferici si è sempre favoleggiato, così come sulla sua forte passione per le auto di grossa cilindrata. Qualcuno ricorda che fu anche per breve tempo presidente della Fira sotto il governo di Giovanni Pace, ma dopo pochi mesi fu sostituito da Francesco Cortese, in quota onorevole Giampiero Catone, a causa forse della sua gestione, contestata dalle altre banche socie.
Più arrabbiato, invece, descrivono il fido Domenico Di Fabrizio, consigliere comunale oggi nel Pdl (anche se al suo attivo ha la militanza in altri partiti), collaboratore di fiducia del direttore generale (autista) con un inquadramento in Carichieti da commesso. Questi viene ritenuto il punto di collegamento tra Comune e Cassa di Risparmio, tra il mondo della politica e quello della finanza.
A dispetto del suo ruolo, che non è certo apicale, il consigliere è descritto da anni -a torto o a ragione non si sa- il deus ex machina di piccoli cambiamenti, suggerimenti e 'aggiustatine' in casa Carichieti.

AUTISTA FENOMENO POLITICO

Fenomenale il bacino di voti (849 preferenze) raccolto alle ultime comunali, al fianco di Di Primio. E' stato praticamente il più votato, anche più del senatore ben più noto Fabrizio Di Stefano che si è fermato a 607 preferenze. Eppure per lui nemmeno un assessorato, ma l'investitura a ‘’delegato allo Scalo’’ che si è dovuto far bastare.
In politica da sempre, originario dell’alto Aventino, ha avuto da sempre l'imprimatur politico del buon Remo Gaspari, suo testimone di nozze.
Ma chi vede nel pluriministro la manina fortunata per la scalata in Comune forse si sbaglia, perchè c'è chi assicura che sono stati più importanti i voti del bacino della Carichieti. Lui questi voti non li ha mai disdegnati tanto da incontrare i 'dipendenti' faccia a faccia per illustrare le sue iniziative per la città. Quanto avrà influito? La percentuale si perde nel segreto dell'urna.

Ma la sua vena 'politica', la sua capacità di mediazione, l'ha fatta fruttare anche tra le pareti della banca suggerendo talvolta i nomi migliori anche se per figure di inquadramento minore. E sempre per lo stesso gruppo bancario lavora anche il figlio di Di Fabrizio, Nicola,  impiegato, entrato senza concorso meno di dieci anni fa. La sua destinazione per un periodo è stata anche Flashbank, quella che oggi deve fare i conti con il responso della Banca d'Italia, ma poi è ripassato a Carichieti.

La politica delle assunzioni, secondo alcuni, sarebbe stato il vero fulcro della gestione del potere della Cassa di risparmio che oggi conta circa 500 addetti.
In mano a Di Fabrizio, dicono i maligni, anche il sindacato, dove è stato inserito il figlio. L’unica sigla rimasta in piedi oggi è la Falcri: vuota fino a qualche tempo fa, è cresciuta a dismisura. Praticamente morta, invece, l'alternativa sindacale, Fabi, che è stata schiacciata.
Alcuni dipendenti raccontano di essere stati spronati a fare il cambio di rotta e l'esilio sarebbe stato più rapido del previsto.
A decretare la morte del sindacato “antipatico” sarebbe stata anche la situazione di difficoltà di Flashbank, segnalata da alcuni, prima ancora dell’intervento di Bankitalia, e che per più di un addetto ai lavori potrebbe essere una grana anche maggiore dell’affare ‘Merker’.
Quella fu per la Carichieti, capofila dell’ operazione, una delle più importanti mosse finanziarie. Probabilmente la più grande che si ricordi per il  Centro-sud Italia, ma che con il passare degli anni si è trasformata invece in un incubo per moltissimi dipendenti, per le banche, qualche imprenditore. E tutto è finito in mano alla magistratura, con le banche parti offese oggetto di una presunta truffa.

L’ULTIMO BILANCIO

Intanto dal sito ufficiale di Carichieti e dal bilancio 2009 (l’ultimo disponibile, manca ancora quello del 2010) sulla partecipata che pochi conoscono vengono diffusi dati tranquillizzanti: «crescita graduale, ottimi risultati operativi».
Dal punto di vista patrimoniale, l’'interessenza' della Capogruppo al capitale sociale della FlashBank è totalitaria, pari quindi al 100%, rappresentato attualmente da 35.000.000 di azioni del singolo valore nominale di un euro.
La raccolta diretta da clientela al 2009 ammontava a 111,6 mln, con un incremento di circa 33 mln, pari a +41,95% rispetto alla fine del 2008. Nel corso dell’anno sono stati accesi 235 nuovi conti correnti con una crescita di oltre 6,9 mln. Come sarà andata nel 2010? Gli impieghi si sono attestati su complessivi 167,8 mln di euro, con un aumento dell’8,34% rispetto ai 154,9 mln del 2008. L’incremento delle masse per i mutui è stato di circa 11,6 mln e dei presti personali e cessioni del quinto di circa 7,8 mln.
Per quanto concerne i risultati commerciali ottenuti nel corso del 2009, la produzione congiunta di cessioni del quinto dello stipendio e di prestiti delega ha raggiunto i 29 mln di euro, in linea con quella del precedente esercizio.
Il conto economico evidenzia una crescita sostenuta del margine d’interesse, che si è attestato a 7,039 mln, in netto aumento (+43,02%) rispetto al 31/12/2008. I costi operativi sono risultati inferiori rispetto a quelli del precedente esercizio ed in particolare le altre spese
amministrative presentano una diminuzione di 0,34 mln.

LE SEDI DI FLASHBANK

Ma quanti e quali sono le sedi della Banca. C’è quella nostrana, in via Colonnetta 24 a Chieti. Lì c'è una sede amministrativa che si occupa di cessioni del quinto dello stipendio, un ufficio legale e un ufficio commerciale. Poi ci sono le due sedi di Milano:  la filiale di via Astesani «in Break Even dal dicembre 2007» e quella di Milano Porta Romana, aperta nel mese di aprile 2009. C'è poi la sede di via Borgonuovo (sede legale). Un ufficio anche a Bologna segnalato oltre il tempo massimo come ‘succursale’ tanto che Bankitalia ha dovuto richiamare all’ordine Carichieti perchè lì si svolge esclusivamente attività istruttoria delle pratiche di cessione del quinto. Risulta poi un ufficio a Roma (via Di S. Nicola Da Tolentino, 12) che però sul sito non è indicato (così come non è indicato l’ufficio teatino).
Ultima la succursale di Potenza nella centralissima via Pretoria 3

Alessandra Lotti  19/01/2011 14.42

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SECONDA BANCA A SPERIMENTARE LE CARTOLARIZZAZIONI CON PIETRO ANELLO

Nella storia recente dalla cassa di risparmio teatina c’è un primato vero: quello di aver sperimentato la “diavoleria” delle cartolarizzazioni per seconda in Italia. Cioè operazioni finanziarie complesse che prevedevano una serie di vantaggi. Tale complessità ha avuto bisogno di professionalità specifiche come quella dell’avvocato romano, Pietro Anello, che, oltre ad avere al suo attivo una serie di consulenze con Carichieti pagate lautamente, è stato anche amministratore unico di una srl controllata dalla cassa e denominata Creso1.
L'avvocato è stato nominato negli anni perito dai tribunali di Perugia, Teramo, Chieti, Pescara, Palermo e Potenza, liquidatore della società Fincari - Finanziaria di Partecipazione Cariplo e Casse di Risparmio s.p.a. e componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco. E' stato nominato sindaco effettivo in Finbanche d'Abruzzo s.p.a., Cassa di Risparmio della provincia dell'Aquila s.p.a., Banca Popolare di Lanciano e Sulmona scarl.
COS'È LA CRESO
La Creso 1 è una Società di diritto italiano costituita il 9 novembre 1999 ai sensi della Legge n. 130/99 ed ha per oggetto sociale esclusivamente la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione. In data 30 dicembre 1999 la società ha contratto con la Carichieti (Originator) due operazioni ben distinte di cartolarizzazione riguardanti: un portafoglio di crediti in bonis (Performing) per mutui fondiari per complessive 37milioni di euro; un portafoglio di crediti in sofferenza (non Performing) di valore nominale pari a 110 milioni di euro ceduti ad un prezzo di 38 milioni di euro.
Nel mese di ottobre 2007 l’Assemblea Ordinaria dei Soci ha deliberato di procedere all’estinzione anticipata dell’operazione di cartolarizzazione performing, relativamente alla quale i Titoli di Classe “A” e “B” risultavano essere già interamente rimborsati.
Cartolarizzazione vuol dire "liberare" il bilancio di crediti (mutui, in questo caso, che la cassa ha erogato e quindi debiti dei clienti) e cederli a società veicolo (Creso1, appunto) che emette obbligazioni con diverso rating a seconda della qualità dei mutui liberati (performing o non performing ovvero “in bonis” o “bad loans” in gergo).
Con l'emissione delle obbligazioni quindi Creso1 ha pagato crediti che la Carichieti aveva nei confronti dei suoi clienti originariamente mutuatari ed in qualche modo mettendosi al sicuro su eventuali insolvenze.
Operazioni che pare siano giudicate come tra le migliori cose del “regno” di Di Tizio.
Ma cartolarizzazione fa pensare subito allo scandalo della sanità e ad un nome, Giancarlo Masciarelli, da tutti indicato come il genio della finanza e “l’inventore abruzzese delle cartolarizzazioni” ma potrebbe essere una semplice coincidenza.
Certo è che proprio l’avvocato Pietro Anello (cioè il “sovrintendente” delle operazioni di cartolarizzazioni) è da molti indicato come amico di Giancarlo Masciarelli. I due nomi si rintracciano nell’inchiesta sulla presunta truffa dell'ex pastificio Delverde e nell’inchiesta di sanitopoli dove Anello avrebbe ricevuto alcune consulenze grazie a Masciarelli, allora presidente della Fira per avallare l’operazione della prima cartolarizzazione dei debiti della sanità.
«Si tratta di operazioni scritte e dirette dall'indagato Masciarelli», scriveva il gip Maria Michela Di Fine, «affiancato nel ruolo cardine dall'indagato Pietro Anello che nella prima cartolarizzazione, attraverso un incarico di perizie a lui artatamente demandato, attribuiva una falsa patente di legittimità e convenienza economica alla proposta di transizione della Asl, aprendo la strada al riconoscimento di debiti inesistenti verso la casa di cura Villa Pini e dall'ulteriore pesantissimo indebitamento della regione».
In sostanza la consulenza di Anello nei confronti della Fira (pagata 300 mila euro) servì per accettare le famose autocertificazioni dei manager della Asl chiamati a dire l’ammontare dei debiti, infilandoci dentro poi di tutto…
Anche il racconto di Vincenzo Angelini ai giudici confermerebbe il legame molto stretto tra Anello e Masciarelli.
Se così stanno le cose si può ipotizzare una forte influenza nei primi anni del 2000 della politica di centrodestra sulla Carichieti tanto che la giunta regionale guidata di Giovani Pace sfruttò l’esperienza dell'operazione finanziaria della banca per le operazioni sui debiti della sanità, utilizzando tra l’altro lo stesso consulente (Anello appunto). La politica è una costante di tutta la storia della Carichieti come è intuibile, non solo quella di centrodestra naturalmente, e questo ha permesso alla banca locale di essere il fulcro di molteplici interessi.

La prova di questa interessenza è forse rintracciabile nel silenzio di questi giorni.
19/01/2011 14.48